Villa Eugenia, Marzetti sollecita
prelazione come per villa Buonaccorsi:
«Intervenga Sgarbi»

CIVITANOVA - La proposta del consigliere di maggioranza: «oggi ci sono condizioni diverse dal passato con la possibilità di interventi pubblici congiunti. Non vedo perché il Ministero non possa essere coinvolto anche qui»
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Villa Eugenia

 

Prelazione dello Stato per Villa Buonaccorsi, «perché non fare la stessa cosa per Villa Eugenia?, Vittorio Sgarbi perori anche questa causa per Civitanova». La felice conclusione della trattativa per la villa settecentesca potentina stimola il consigliere di maggioranza Sergio Marzetti a tornare sull’ “analogo” civitanovese di Villa Eugenia, magione napoleonica vincolata dalla Sovrintendenza. La villa è stata acquistata da un privato tre anni fa e il Comune ha rinunciato alla prelazione prima della conclusione del contenzioso in corso per 220mila euro.

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Sergio Marzetti

«Non vedo perché lo stesso Ministero non possa venire coinvolto per acquisire anche Villa Eugenia – dice Marzetti – complesso di elevato valore storico, culturale e ambientale, vincolato dalla Soprintendenza e oggi di proprietà di un privato». In realtà la situazione a monte di Villa Eugenia è più complessa rispetto alla curatela fallimentare di Villa Buonaccorsi e la ricorda lo stesso Marzetti: «già nel 2007 l’amministrazione Marinelli ricorse al Tar, iniziando un percorso legale per poter esercitare il diritto di prelazione sullo stesso bene, annullando l’atto di vendita tra privati che sarebbe avvenuto senza la prescritta comunicazione alla Soprintendenza e al Comune. Il ricorso venne trasmesso al Tar sotto la giunta Mobili e confermato dalla giunta Corvatta. Venne così confermata la volontà politica di venire in possesso della Villa e dell’annesso parco, per poi destinarla, dopo i necessari interventi strutturali, ad uso culturale e sociale. Alla fine degli anni ’80 il Comune tentò di entrarne in possesso attraverso il procedimento dell’esproprio, valore stimato un miliardo di lire, purtroppo la linea scelta fu interrotta per varie difficoltà, tra cui i costi di acquisizione e di ristrutturazione. Nel primo decennio del 2000 la proprietà della villa viene trasferita dalla Lumar srl alla Azzurra srl, e qui la sopracitata rivendicazione del diritto di prelazione con contestuale ricorso al Tar del gennaio 2007. Diritto al quale, però, si rinuncia nel 2018, in una turbolenta seduta consiliare con una maggioranza risicata. In cambio della rinuncia, a poche settimane dalla sentenza, l’amministrazione Ciarapica accetta la somma di 220.000 euro. A monte della scelta, pareri legali dubbi sull’esito favorevole della sentenza, il timore che la proprietà intentasse causa per risarcimento danni, e i costi proibitivi per il recupero del patrimonio. Nessuno fece salti di gioia per l’accordo, io e qualche altro consigliere abbiamo abbandonato l’aula prima del voto». Si sollevò anche l’opinione pubblica che formò un’associazione che si autofinanziò per proporre un ricorso al Tar che annullasse la delibera e ripristinasse il diritto di prelazione: «per cui oggi ci sono condizioni diverse dal passato con la possibilità di interventi pubblici congiunti – conclude Marzetti – finalizzati al recupero e alla valorizzazione di Villa Eugenia, affinché appartenga alla città, alla pari di Villa Buonaccorsi. Il mio è un invito a percorrere questa strada, qualunque sia la decisione del Tar: se annulla la delibera 59 potrebbe essere il Ministero alla Cultura ad esercitare il diritto di prelazione, se invece non l’annulla, potrebbe procedere all’esproprio o trattare con il privato l’ eventuale acquisto finanziando il successivo recupero. In ogni caso la gestione dovrà essere affidata al Comune. In tutto questo la Regione dovrà essere coinvolta e lo stesso Vittorio Sgarbi, che ha perorato la causa di Villa Bonaccorsi, potrebbe farlo anche per Villa Eugenia».

(l. b.)

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