La lapide riscoperta del partigiano Wassili
E la tragica fine di Ilio e Cesare

ESANATOGLIA - Il presidente dell'Anpi "24 Marzo" di Matelica grazie all'aiuto di Gervasio Micucci, guardiacaccia, ha individuato il luogo dove si trova la stele. Oltre a quella, nei paraggi, ci sono due croci adornate di fiori rossi che ricordano la morte di due ragazzi
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La lapide di Wassili

 

La lapide ritrovata del partigiano russo Wassili Niestarol, ucciso dai nazifascisti, e la tragica morte di due ragazzi che giocavano con un proiettile di mortaio. Il tutto racchiuso in pochi metri di terra in località Terricola, a Esanatoglia (nella zona operavano i partigiani del gruppo Eremita, fondato, a suo tempo, da Liziero Rastelli, fornaio di Esanatoglia). Una riscoperta che racconta Bruno Bolognesi, presidente dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia sezione “24 Marzo” Matelica, che ha potuto raggiungere la lapide, ritrovata dal matelicese Gervasio Micucci, guardacaccia volontario al quale è stata segnalata da alcuni cacciatori. «Da tempo mi frullava nella mente l’idea di andare alla ricerca di quella lapide dimenticata da qualche parte nella zona di Casafoscola – racconta Bolognesi -, ma non sapevo a chi rivolgermi per avere delle indicazioni precise». Le indicazioni gliele ha fornite Micucci. «Mi ha detto di sapere dov’era il luogo, perché glielo hanno indicato alcuni cacciatori».

lapide-wassili-2-500x650Gli ha raccontato anche altro: la storia di due croci di ferro piantante in mezzo ad un campo di erba ormai disseccata, croci adornate da vistosi fiori rossi, dentro un piccolo recinto fatto di fil di ferro. «Micucci mi ha raccontato che quella è una storia che in tanti non conoscono e mi ha mostrato cosa c’è scritto in una targa affissa ad una rete che cinge una tartufaia proprio là accanto, che lui stesso ha fatto stampare. L’iscrizione recita: “1946 – In questa località Terradimondo due ragazzi stavano giocando con un proiettile di mortaio, quando questo esplose ed essi morirono. Mosciatti Cesare e Cicculesse Ilio. Nel luogo ci sono due croci a 150 m.”. Storie tragiche – continua Bolognesi – causate dalla guerra si intrecciano in quel piccolo lembo di terre baciate dal sole, dove ruderi di civiltà perdute si contendono il paesaggio con nuovi insediamenti fatti di case, di attività economiche e di campi coltivati; la barbarie del nazismo e del fascismo uccide e fa “scempio innominabile” dei partigiani, come nel caso di Wassili ricordato nella lapide, ma causa altri lutti, altre morti innocenti e inconsapevoli, come i ragazzi  di Terradimondo e altri loro coetanei che a Esanatoglia, in quel periodo, fecero una fine medesima; la pietà di chi li ha pianti li ha spinti a raccogliere i loro resti dilaniati sparsi tra l’erba e le rocce, lasciando una croce ai posteri a monito».

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Le due croci

Bolognesi e Micucci sono andati insieme in quei luoghi «Abbiamo visitato le edicole restaurate, le due croci piantate in quella terra gialla come l’oro e, inoltrandoci nella macchia di Casafoscola, abbiamo trovato la stele a ricordo di Wassili, combattente caduto per mano nazifascista. Di fronte a quella lingua di pietra bianca, scolpita di parole che pesano come piombo, e che sembra emergere dalla pancia della terra, ci siamo sentiti in dovere di ripulire la piccola area circostante dalle sterpaglie, ed infine di rigenerare la stele, di proteggerla con un prodotto che ne accentuasse la lucentezza, come a significare che il tempo debba mantenere e non gettare nell’oblio pezzi di storie tragiche che ci riguardano da vicino. Se passate da quelle parti, a Casafoscola, fate qualche metro in più, attorno a Villa Cervelli Casafoscola e lasciate un fiore sulla stele di Wassili, partigiano caduto per la libertà. La memoria è una solida base su cui vivere il presente e costruire un futuro scevro da guerre e disuguaglianze; lo dobbiamo a tanti che hanno pagato con la vita l’ideale di libertà e democrazia».



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