Rubata la statua di Sant’Antonio
«Una ricompensa a chi la restituirà»

POLLENZA - Era in un'edicola di contrada Morico, Tonino Caporicci lancia un appello per riavere il bene appartenente alla famiglia da più di 100 anni: «Ha un valore affettivo e comunitario, non è solo della mia famiglia, è di tutti»
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Tonino Caporicci e l'edicola vuota

Tonino Caporicci e l’edicola vuota

 

di Francesca Marchetti

Un appello a coloro che hanno rubato la statua di Sant’Antonio nel fine settimana scorso dall’edicola religiosa in contrada Morico 39, strada Fiordimonte, a Pollenza. A farlo il 52enne Tonino Caporicci.

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La statua rubata a Pollenza

«Farò cadere la denuncia depositata ai carabinieri di Appignano, dove lavoro, non ne farò una nuova e sono pronto a dare una ricompensa se la statua mi verrà restituita in qualche modo – dice – . La scultura del santo è un bene che viene tramandato nella mia famiglia da almeno 100 anni, i più anziani del paese se la ricordano da quand’erano bambini. È di ceramica, non conosco il suo valore ma di sicuro lo ha per me. Mia madre, Maria Pia Pierucci, portava sempre i fiori, e molto affezionati erano anche mio padre Amato, mio zio Ildo e mio nonno Antonio. Un enorme dolore vedere quella pinturetta vuota. Mi appello a chi ha fatto questo gesto incomprensibile e ignobile affinché restituisca questa opera sacra ai legittimi proprietari, il furto si somma al già grande dolore per le perdite subite dalla mia famiglia». Abituati a vedere la statua di 60 centimetri al suo posto lungo la strada, gli abitanti hanno lanciato l’allarme. «Uno dei miei vicini passando in bicicletta si è accorto della mancanza, e addirittura suo padre, anziano, è venuto a vedere coi suoi occhi e poi mi hanno informato – continua Tonino – La statua del santo ha un valore affettivo e comunitario, non è solo della mia famiglia, è di tutti. L’edicola ha le vetrine e una cornice in ferro ma è stata sempre alla portata di tutte le persone che volevano lasciare un fiore o dire una preghiera. Di notte ci saranno voluti 2 minuti per prenderlo e portarselo via, non c’è più nemmeno la videosorveglianza. È un simbolo religioso, io stesso avevo paura a tenerlo in mano quando l’ho portato a restaurare dieci anni fa. Stavo per farlo ripitturare da una brava restauratrice e portarlo con me quando mi trasferirò. Avevo anche già pensato di comprare una statua simile da mettere nella pinturetta di campagna proprio perché ha un significato collettivo. Spero che il ladro o i ladri ci ripensino e la restituiscano».

 

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L’edicola dove era posta la statua in contrada Morico 39



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