«Dopo aver creduto alle promesse,
costretti a dimetterci dalla Croce azzurra»

PORTO RECANATI - Lo sfogo degli oramai ex dipendenti dell'associazione che da sei mesi non percepiscono lo stipendio, nonostante il cambio di presidenza e direttivo: «Siamo arrivati al limite della nostra pazienza, è passato un mese e mezzo da quando abbiamo reso pubblica la nostra critica situazione lavorativa e le cose sono solo peggiorate. Abbiamo dato fiducia, ma oggi ci sentiamo dire che non possiamo fare niente perché i soldi non ci sono»
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Croce Azzurra nuova sede Via Bocci 121

La nuova sede della Croce Azzurra di Porto Recanati

 

«Siamo arrivati al limite della nostra pazienza, è passato un mese e mezzo da quando abbiamo reso pubblica la nostra critica situazione lavorativa in Croce Azzurra, facendo presente che non percepivamo gli stipendi da oltre 6 mesi e che stavamo lavorando in condizioni disagiate. Qualcuno come la ex presidente Zazzetta si è permessa di dire che siamo stati esagerati, che la situazione non era a suo dire grave come l’avevamo descritta e che si sarebbe risolto tutto entro un famoso lunedì. Bene, quel lunedì è passato e le cose sono solo peggiorate, nonostante da un mese e mezzo ci sia un nuovo direttivo (se così si può chiamare), che all’epoca si era fatto avanti per prendere la situazione in mano, promettendo di rimettere in piedi l’associazione, di risolvere i problemi finanziari e di pagare almeno una parte degli stipendi ai dipendenti». Queste sono le parole degli ex dipendenti della Croce Azzurra di Porto Recanati, che si sono tutti dimessi, erano quattro e con loro anche diversi volontari, dopo aver denunciato orami due mesi fa una situazione ormai diventata insostenibile. Nel frattempo sono cambiati anche presidente e direttivo, ma sembra non essere cambiato niente. Tanto che al momento i servizi 118 e trasporti secondari l’Asur li ha affidati alla Croce gialla di Recanati, che ha riassunto due ex dipendenti della Croce azzurra di Porto Recanati. «Abbiamo creduto alle promesse fatte e ci siamo trovati costretti a dimetterci per giusta causa – continuano i dipendenti –  Abbiamo dato fiducia, ma oggi ci sentiamo dire che non possiamo fare niente perché i soldi non ci sono. Allora ci domandiamo questo direttivo è composto da persone competenti? Queste persone che operano lo stanno facendo nel giusto? Questo direttivo dopo essere stato eletto in un momento di emergenza gestionale adesso é un direttivo regolare? Sono stati nominati i revisori dei conti? Chi sono i probiviri? Tante cose non sono ancora chiare. Inoltre, in questi giorni si attendeva un controllo da parte dell’Asur, che doveva verificare che tutte le prescrizioni date dalla Regione – che hanno causato il blocco delle attività della Croce Azzurra proprio durante l’emergenza sanitaria – fossero state rispettate. Il controllo c’è stato, ma la documentazione richiesta era incompleta e la cosa più eclatante è che non era stato dichiarato lo spostamento della sede presso i nuovi locali, tanto é vero che la commissione non li ha neanche visionati». Nonostante tutto, il nuovo presidente Michele Tetta ha dichiarato di essere fiducioso di riuscire a risollevare le sorti della Croce Azzurra. «Ma come si fa a credere a tali affermazioni considerato che ci sono in atto pignoramenti da diversi fornitori e dipendenti? – aggiungono i dipendenti – Come si fa a chiedere aiuto alla cittadinanza senza alcuna prospettiva per il futuro? Come si possono chiedere dei soldi per una ambulanza nuova quando ad oggi ancora e tutto bloccato e in dubbio? Inutile illudere le persone scrivendo sui social e stampa che andrà tutto bene quando non ci sono i presupposti? Dulcis in fundo, nel corso dell’ultimo incontro (avvenuto ieri 19 aprile) tra il presidente Tetta e noi ex dipendenti e i volontari – che devono percepire rimborsi spese da oltre un anno (per altro documentati in bilancio) – alla nostra richiesta di come intendesse sistemare le cose, ci siamo sentiti rispondere dal presidente “Soldi non ce ne sono, se volete fateci scrivere dall’avvocato”».

 

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