Morto il costruttore Edoardo Longarini
A Macerata 40 anni di progetti in sospeso

IL FONDATORE dell'Adriatica Costruzioni, originario di Tolentino, è scomparso a Roma all'età di 89 anni. Dal traguardo della prima storica promozione dell'Ancona in Serie A, nel 1992, agli scandali giudiziari. Nel nostro capoluogo è una storia di incompiute: come la strada che doveva collegare Villa Potenza con Piediripa. Unico progetto andato in porto il collegamento da via Roma col cimitero
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Edoardo Longarini

 

E’ morto Edoardo Longarini, ex patron dell’Ancona e concessionario unico del piano di ricostruzione della città dorica. L’imprenditore originario di Tolentino è scomparso la scorsa notte nella sua abitazione romana. Avrebbe compiuto 89 anni il prossimo 5 settembre. Edoardo Longarini era stato già male a gennaio, per una polmonite, ma si era ripreso, anche se le sue condizioni di salute non erano buone. Si era sentito male domenica in casa, poi la scorsa notte è morto.

La famiglia ha diffuso una nota:  “Con la sua scomparsa se ne va un padre esemplare ed uno dei grandi protagonisti della stagione della ricostruzione e del decollo dell’economia italiana nel dopoguerra. Una persona retta che fino all’ultimo ha amato la sua famiglia ed i suoi nipoti. Un uomo che merita quel rispetto che in vita, a volte, qualcuno ha provato a non riconoscergli. Lascia nei suoi congiunti una grande eredità affettiva e di valori umani, unita alla determinata consapevolezza dei suoi diritti lesi che saranno ripristinati”.

Il capoluogo dorico ricorda il titolare dell’Adriatica Costruzioni per la cavalcata che nel 1992 portò i biancorossi per la prima volta in Serie A e l’anno seguente a disputare (pur essendo retrocessa la squadra in Serie B) la finale di Coppa Italia contro la Sampdoria. E’ stato anche proprietario della Ternana Calcio. Longarini, con la sua Adriatica Costruzioni, nel 1979 era stato scelto dal Ministero dei Lavori pubblici per le opere di ricostruzione postbellica di Macerata, Ancona e Ariano Irpino. I lavori furono sospesi nel 1993 per gli scandali che travolsero l’imprenditore marchigiano (che nel 1992 venne arrestato). Sul fronte della ricostruzione Longarini è stato infatti al centro di una diatriba giudiziaria aperta sia con lo Stato che il Comune di Ancona, tra ricorsi, contro ricorsi e nodi arbitrali. All’origine, il ritiro della concessione e – sosteneva l’amministrazione dorica –  la non conclusione di alcuni lavori infrastrutturali. Il suo nome è stato legato anche all’attività dell’editoria con il progetto delle Gazzette (compresa quella di Macerata).

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Un viadotto incompiuto a Macerata

MACERATA – Edoardo Longarini era molto legato a Macerata, non solo per la nascita in quel Tolentino e la sua prima formazione. Il nome di Longarini si impone alla ribalta sul finire degli anni Settanta quando ottiene dal Ministero dei lavori pubblici la concessione, per la sua Adriatica Costruzioni, del piano di ricostruzione postbellica della città, bypassando gli Enti locali. In pratica si trattava di realizzare il collegamento intervallivo di cui ancora oggi si discute. La storia maceratese di Longarini avanza per una quindicina di anni in cui l’unica opera portata a termine fu il tratto di strada che da via Roma porta verso il cimitero, la “strada nuova” la chiamavano i maceratesi, inaugurata in pompa magna appunto da Longarini e dall’allora sindaco Giuseppe Sposetti e dall’assessore Giovannino Casale in rappresentanza di un Comune a guida Dc con il supporto di Psi e Pri. A nord fu un “bagno di sangue”, e uno sperpero colossale di soldi pubblici: diverse decine di miliardi delle ex lire buttati per realizzare un troncone di strada in mezzo alla campagna, l’area di fronte all’attuale parcheggio Garibaldi, senza alcun collegamento, però chiavi in mano con tanto di guardrail e ponti di attraversamento. Secondo il progetto l’infrastruttura a nord avrebbe dovuto collegare Piediripa a Villa Potenza attraverso anche tre gallerie (Montanello, Fosse e Vergini) e a sud da Sforzacosta all’attuale via Mattei fino alla rotatoria del cimitero dove avrebbe dovuto congiungersi con la strada a nord. Una parte fu usata, altra interrata: il troncone incompiuto è comunque rimasto là, a perenne ricordo di come “funzionavano” i lavori pubblici. Il Comune di Macerata non si costituì mai parte civile nei procedimenti contro Longarini ritenendola un’azione giudiziaria rischiosa e preferì un accordo transattivo che gli permise di rientrare in possesso dei cantieri senza però concludere nulla o quasi come si vede ancora oggi pur essendo passati 40 anni. Da ricordare anche che l’allora Pc condusse una strenua battaglia di resistenza arrivando anche ad occupare il cantiere con un’azione eclatante degli allora consiglieri comunali Domenico Valori e Pietro Marcolini.

(redazione CM)



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