La “roccia” della Maceratese
spegne 80 candeline

MACERATA - Alberto Prenna, calciatore e poi allenatore del club biancorosso, ha tagliato il traguardo degli 80 anni. «Arrivare a questa età in salute è certamente un momento da ricordare e festeggiare»
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Alberto Prenna spegne 80 candeline

 

di Mauro Giustozzi

‘Invecchiare è obbligatorio, crescere è opzionale. Tanti auguri’. Questa la scritta che campeggiava ieri con tanto di foto sulla torta per l’80esimo compleanno di Alberto Prenna, la mitica ‘Roccia’ biancorossa come fu soprannominato dai tifosi per le sue gesta con la maglia della Maceratese. Un compleanno trascorso in famiglia con la moglie Silvana, il figlio Simone, altri parenti ed amici tra cui l’avvocato Giancarlo Giulianelli attuale legale della società. «Il tempo passa ma tutto sommato raggiungere questo traguardo se stai bene è certamente un momento da ricordare e festeggiare – dice l’ex giocatore e allenatore della Maceratese -. Molti mi ricordano sia per la carriera fatta dentro i campi sportivi, da giocatore prima e allenatore poi, ma tanti altri per la mia attività di carrozziere che iniziai quando giocavo negli anni Settanta qui a Macerata. Già nel 1966, allenatore era Giammarinaro, avevo aperto l’officina e mi dividevo tra campo sportivo per gli allenamenti e le partite e la mia attività lavorativa. Sapevo che ci sarebbe stato un dopo una volta appese le scarpette al chiodo per cui mi preparavo la vita che avrei dovuto vivere mentre continuavo a giocare a pallone».

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Alberto Prenna con la moglie Silvana

Non solo Maceratese, nella carriera di Alberto Prenna: che da Macerata partì in coppia con Pino Brizi destinazione Firenze, il sogno della serie A solo sfiorato. Dove ad allenare c’era un certo Valcareggi che fece disputare a Prenna, roccioso mediano prima e difensore poi, solo alcune gare di Coppa Italia, negandogli però l’esordio in massima serie. Calcisticamente Prenna inizia giovanissimo a giocare con la Rata: nel ’57 una promozione in serie D e poi nel 1961 il trasferimento a Firenze, poi Rimini e Massese. Rientra alla Maceratese nel 1965 e fa parte di quella squadra le cui punte di diamante erano Turchetto e Dugini, che contende fino alla fine la promozione in serie B al Perugia. Poi ancora diverse stagioni tra C e D con i colori biancorossi attaccati addosso prima del ritiro da giocatore nel 1973. Il passaggio dal campo alla panchina è automatico, con Prenna che inizia dal settore giovanile per poi approdare a più riprese alla guida della prima squadra, sia in C2 che in serie D. Una delle sue ultime apparizioni sulla panchina biancorossa risale alla stagione 1996-97, quando il presidente Stefano Monachesi per sostituire momentaneamente il dimissionario Giovanni Pagliari e non avendo un tecnico con tanto di patentino, e prima dell’arrivo Bruno Nobili, chiede a Prenna di andare in panchina per la sola gara di Trieste, dove la Rata ottiene un positivo pareggio. «Il calcio è cambiato molto dai mie tempi, forse ai massimi livelli è anche migliorato, c’è più velocità –racconta Prenna-. E’ difficile arrivare in serie A oggi come lo era ai miei tempi. Ricordo che negli anni vissuti a Firenze avevamo compagni che erano dei ‘mostri’ a livello fisico e tecnico rispetto a noi che salivamo dalla serie C. Però emergere non era facile neppure in quegli anni, visto che con la Maceratese ci confrontavamo con realtà come Cesena, Spal, Livorno, Empoli, Ascoli, Genoa, Perugia, squadre che poi anno calcato la massima serie nazionale.

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Prenna con la maglia della Massese

Tutti ricordano l’anno che sfiorammo la B arrivando secondi dietro al Perugia, ma disputammo anche altri campionati di spessore con ottimi piazzamenti. Il problema, a Macerata, è che è sempre stato difficile trovare dirigenti disposti ad investire nel calcio e quando li si è trovati, faccio l’esempio di Monachesi, gli è stata fatta la guerra da parte di una frangia di tifosi ed alla fine si è stancato mollando tutto. Cosa che in parte è accaduta anche con la Tardella. La verità è che lo sportivo di Macerata è più critico che tifoso: in tribuna la domenica sembra di stare non allo stadio ma a vedere l’opera allo Sferisterio. Finche all’Helvia Recina venivano molti sportivi dei comuni vicini c’era davvero tanto tifo, gli sportivi locali osservano la partita ma difficilmente si scaldano e fanno sentire calore alla squadra. Noi maceratesi purtroppo siamo fatti così». Alberto Prenna allenatore ha fatto parte di quello zoccolo duro della società biancorossa che ha scritto tante pagine di storia, col presidente Tambroni, il direttore sportivo Nascimbeni, il segretario Monachesi e il responsabile del settore giovanile Seri. «Ho avuto la fortuna di allenare dei ragazzi come Siroti, Lattanzi, Troscè – racconta la vecchia gloria della Rata – che poi hanno fatto una bella carriera ma dico anche che alla Maceratese non è che potevamo acquistare giocatori di primissimo livello, tanto che chi veniva a Macerata non potevano essere calciatori di grandissimo curriculum perché la società non poteva permetterseli.

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Prenna, Brizi, Bruno e Macellari alla Maceratese

Quindi mentre i tifosi mugugnavano perché la società non comprava io sapevo che non c’erano le possibilità di fare, le risorse erano limitate ed i giocatori erano quelli, perché sia per acquistarli che per pagarli più di tanto non si poteva fare. Ho lavorato, quindi, con quello che la società poteva mettermi a disposizione, e raramente i giocatori che avevo erano i migliori o quelli che pensavo di poter allenare». Oltre al calcio la grande passione che Alberto Prenna ancora coltiva ad 80 anni è quella della caccia. Anche adesso, quando può, se ne scappa in montagna per trascorrere giornate immerse nel verde. «La caccia è una passione che ho sin da quando giocavo a calcio – conclude Alberto Prenna – e che ancora oggi coltivo. Da ottobre a gennaio prendo il mio fucile e vado nei boschi quando si caccia il cinghiale, non perché voglio sparare a tutti i costi ma perché mi piace trascorrere 12/13 ore all’aria aperta, camminare in montagna e respirare aria sana. Tornando al calcio faccio gli auguri al mister della Maceratese, Nocera, per la prossima stagione. Per queste categorie mi sembra un allenatore esperto e preparato, speriamo che riesca a risollevare la Maceratese riportandola in categorie più consone alla sua tradizione. Del resto io sono nato e resto biancorosso».

 

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