di Laura Boccanera (foto di Ciro Lazzarini)
Portava le pistole in montagna, a quei ragazzi “che respiravano l’aria buona”. Quei giovanotti erano i partigiani e lei, che rischiava tanto ma che sentiva in quel modo di fare la sua parte di storia, era Vanda Pagani. Oggi ha 97 anni, una saggezza di tempi andati e la freschezza dell’oggi, una lucidità e un impegno che la rendono unica e rara.
E’ la protagonista del docufilm “Una piccola storia” realizzato dall’associazione 27 dicembre con la presidente Mirella Franco in collaborazione con l’Anpi e associazione Pina Vallesi e proiettato ieri sera in anteprima a Civitanova alla presenza del presidente della Regione Luca Ceriscioli, dell’assessore regionale Angelo Sciapichetti, del consigliere Francesco Micucci, del presidente del consiglio comunale Claudio Morresi e del presidente provinciale Anpi Lorenzo Marconi. La storia di Vanda è ripercorsa in un lungo racconto: dall’infanzia nelle scuole fasciste fino alla ribellione che ha coinciso per lei con l’adolescenza. Proveniente da una famiglia socialista, Vanda da piccola non riesce a capire bene il mondo in cui vive: «mia mamma non mi mandava alle adunate, a me non piaceva mi sentivo diversa. Poi crescendo ho capito che i miei erano socialisti, ma non se ne parlava in casa, avevano paura che a scuola trapelasse». La ribellione al fascismo arriva sul tram, quando un anziano viene picchiato per non aver salutato il gagliardetto. Inizia così un impegno civile che la porterà a diventare una staffetta per le armi e, a guerra finita, una donna impegnata in politica, nel partito comunista.
Sarà anche l’assistente della prima parlamentare donna disabile Vanda Dignani e con ammirazione e occhi lucidi racconta della morte di Berlinguer. Un documentario in cui si alterna alla viva voce e testimonianza di Vanda la finzione narrativa attraverso la figura di Giulia, una giornalista interpretata da Monica Belardinelli, che attraverso la storia della Pagani riesce a far affiorare domande e interrogativi sul suo essere nel mondo. La storia di 80 anni fa che si lega a quella moderna: le bombe della Seconda guerra mondiale accostate a quelle dei conflitti in medio oriente, le prevaricazioni del fascismo avvicinate ai rigurgiti antisemiti odierni. E poi anche alcune curiosità storiche che emergono grazie alla sceneggiatura di Ubaldo Sagripanti che mostra pezzi di città sconosciuti. Come i luoghi in cui permangono i segni dei bombardamenti. Quasi nessuno infatti sa che all’angolo fra il vialetto sud e viale Vittorio Veneto esiste tuttora un palazzo rimasto come nel 1945, con le mattonelle scheggiate e trapassate per la guerra, così come il foro del proiettile sulla lapide presente a Palazzo Sforza. «Non è vero che è inutile continuare a parlare dei fascismi – ha detto Vanda al termine della proiezione – io ho vissuto quella dittatura e ho parlato di quella, ma oggi a farmi paura sono le violenze, anche quelle verbali. L’odio è compagno della violenza. Ai giovani dico: parlate, confrontatevi, le idee saranno sempre diverse, ma ci si può parlare senza scontri». «Sono venuto per conoscere Vanda – ha affermato il governatore delle Marche Luca Ceriscioli – ancora riesce a trasmettere nel racconto la forza del testimone, racconta le cose con quel dettaglio di chi c’era e l’ha vissuto. La testimonianza è il più bel regalo che si può fare agli altri, il dono della propria esperienza. E per questo siamo orgogliosi di averla come cittadina della nostra regione e sui suoi valori continueremo ad impegnarci».
Vanda Pagani, partigiana sotto le bombe A 97 anni la sua vita è un docu-film
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