
Da sinistra Loredana Piermattei, Mauro Sclavi e Romano Mari
di Francesca Marsili
Sala piena per il convegno “Cambiamenti climatici, impatto sulla salute globale” promosso dall’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Macerata al Politeama Franco Moschini di Tolentino. L’evento, attraverso relatori d’eccellenza, ha approfondito come la crisi climatica stia riscrivendo la mappa delle patologie e la gestione delle emergenze sanitarie.
«Non è più un dibattito per soli climatologi, ma una priorità assoluta di salute pubblica – ha evidenziato il presidente dell’Ordine Romano Mari – lo abbiamo pensato perché negli ultimi 15 anni abbiamo visto delle modificazioni ambientali, e di conseguenza delle malattie infettive, mai viste prima. L’impatto sulla salute causato dall’innalzamento delle temperature è già evidente. Il caldo umido favorisce la proliferazione di agenti patogeni e il movimento di specie che trasportano virus, come gli Arbovirus trasmessi da zanzare, zecche e mosche. Un rischio che non riguarda solo gli adulti ma che vede nei bambini una fascia particolarmente vulnerabile».

Marcello Tavio
Un evento fuori dal “tecnico” guidato da Loredana Piermattei, responsabile scientifico, che ha visto anche la partecipazione di cittadini oltre ai circa 100 sanitari. Diversi i relatori d’eccellenza. Pierpaolo Falco, docente di oceanografia e fisica dell’atmosfera alla Politecnica delle Marche, ha illustrato come l’Antartide sia lo “specchio” del cambiamento globale, custode di dati fondamentali per leggere il nostro futuro. Marcello Tavio, primario di malattie infettive all’ospedale Torrette di Ancona, ha affrontato le sfide infettivologiche moderne attraverso l’ottica One Health, un’unica salute che connette uomo, animali e ambiente.
Alessandra Palpacelli (Malattie Infettive Pediatriche al Salesi di Ancona) ha relazionato sull’epidemiologia delle malattie trasmesse da vettori in età pediatrica. Stefano Gavaudan, dell’Istituto zooprofilattico Umbria-Marche, ha analizzato il nesso tra cambiamenti climatici e rischio Arbovirus, spiegando come muti il rapporto tra ambiente e salute.Danilo Tognetti, meteorologo Amap Marche, ha portato il dibattito sul territorio locale, illustrando le strategie di adattamento per l’agricoltura nelle Marche. Mentre Roberto Scendoni, medico legale di Unimc, ha presentato un intervento sul legame, spesso sottovalutato, tra crisi climatica e abuso di sostanze stupefacenti.

Il consenso scientifico è pressoché unanime: l’attuale riscaldamento globale è antropico, causato dall’immissione massiccia di Co2 a partire dalla Rivoluzione industriale. L’uso di combustibili fossili (responsabili dell’83% delle emissioni), la deforestazione e gli allevamenti intensivi hanno alterato l’equilibrio naturale. Con l’aumento termico la temperatura media è già cresciuta di 0,98 gradi rispetto ai livelli preindustriali, con il rischio di toccare i +1,5 gradi entro il 2050. Dal 1990 si registra un incremento di alluvioni e cicloni. Lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento dei mari causano migrazioni animali imprevedibili e danni incalcolabili alla biodiversità. Nonostante gli impegni storici come l’Accordo di Parigi (2015), la strada verso la decarbonizzazione è in salita. Sebbene i fondi per l’adattamento siano stati triplicati e sia stato approvato un piano per la giustizia climatica, manca ancora una tabella di marcia concreta per l’abbandono delle fonti fossili. La scienza conferma che il tempo stringe. Non serve solo un impegno politico, ma un profondo cambiamento culturale e una stabilità geopolitica che permetta di rallentare un processo altrimenti irreversibile. «Ringrazio il sindaco Mauro Sclavi per la sensibilità al tema – ha concluso Mari – e per aver messo a disposizione la sala del Politeama per un evento con un tema così importante: con la crisi climatica non è solo l’ambiente che cambia, ma è la nostra vita che rischia».

Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati
A causa dei cambiamenti climatici non esiste piu’ la mezza stagione, siamo diventati un clima equatoriale.
Sarà negli inverni senza riscaldamento che sconfiggeremo i virus ed anche la droga.
…che del clima il cambiamento,
infettar pure il canino,
che tra scienza e scaldamento,
risparmiar sul conticino;
ma salute assai più costa,
di calor gassificato,
quando esso giunge in posta,
soldi devi aver contato;
che se poi tu vai a pensare,
su dell’uso di sostanze,
clima certo va a pesare,
basteranno le ambulanze?
Or che il Giorgi mi consenta,
spegnam or tutti caldaia,
Putin a pascolar giumenta,
ci salviam dalla mannaia… m.g.
Il cambiamento climatico è assolutamente irreversibile. Questo non perché lo sia dal punto di vista fisico. o scientifico ma perché nessuno sta facendo niente e nessuno farà niente: sia i dirigenti politici di tutte le nazioni del mondo a partire dall’America da un lato, sia i cittadini del mondo non sono disposti a fare marcia indietro in nessuna cosa perché soltanto una potente regressione dei consumi energetici globale potrebbe fermare questa che sarà la catastrofe che potrebbe cambiare il destino dell’umanità
Il freddo è nettamente più letale del caldo, almeno nei dati globali attuali (e lo è stato per decenni). Gli studi più solidi e citati (tipo quello su The Lancet Planetary Health del 2021, basato su milioni di morti analizzate) stimano che ogni anno muoiano circa 4,5-4,6 milioni di persone per temperature non ottimali legate al freddo, contro circa 490.000 per il caldo. Rapporto medio intorno a 9:1 a favore del freddo come killer. Anche in zone calde del pianeta il freddo uccide di più (perché le persone passano più tempo al chiuso, meno adattate, più problemi respiratori/circolatori/influenzali).Questo non significa che il caldo non stia diventando un problema serio: le morti da calore stanno aumentando velocemente (+50-80% in varie zone negli ultimi 20 anni), mentre quelle da freddo stanno crescendo poco o addirittura calando in alcune aree grazie al riscaldamento. Quindi nel medio-lungo termine il bilancio potrebbe spostarsi, ma oggi e per i prossimi decenni il freddo resta il killer termico numero uno a livello globale.
https://www.lescienze.it/news/2023/02/24/news/emissioni_dirette_indirette_gas_serra_guerra_militari_a-11417110/
Si è parlato di patologie infettive associate al riscaldamento globale, non di morti di caldo o di freddo. Leggete l’articolo, non fermatevi al titolo per commentare.
Non ti fermare all’articolo, Francesconi, ci sono più cose tra cielo e terra di quante ne sappia un medico di base…
Maestro, prima di commentare l’articolo io l’avevo letto e riletto più volte con grande impegno, te lo giuro. Inoltre, siccome quella del legame tra crisi climatica ed abuso di sostanze stupefacenti non l’avevo ancora mai sentita, avevo anche fatto la ricerca e avevo letto questa:
https://geagency.it/scienza-e-tech/scoperto-il-legame-tra-il-cambiamento-climatico-e-labuso-di-droga-e-alcol/
Maestro, ti prego, non mi bocciare.
Quelle da arbovirus non sono epidemie “contagiose” da persona a persona come le malattie respiratorie o sessuali classiche. La chiave per fermarle resta sempre controllo vettori + protezione dalle punture, non mascherine o distanziamento sociale.
Io non ho letto l’articolo, poichè dopo i vaccini contro il Covid, con relativi morti e malattie causate dal vaccino, ho perso la fiducia in chi ci prospetta catastrofi e soluzioni.
Ho gioito alla notizia che le mosche sono ritornate insieme alle zanzare. Le zecche interessano i cani. Significa che, malgrado le spruzzate notturne contro le zanzare, queste ci hanno fatto il callo e se la ridono… Ricordo le mosche che volavano nelle macellerie, finendo spesso in quei ciondoli appiccicosi, che usavamo anche in casa e che poi gettavamo nel fuoco del camino e che bruciavano scoppiettando. Magari anche noi ci abitueremo alla radiazioni atomiche, a cui già stanno pensando pure se utilizzeranno le piccole bombe atomiche tattiche per vincere una guerra da fine Impero d’Occidente anglo-americano, che sta diventando una “jihad”. Che capolavoro stanno facendo l’irriducibile Trump e i suoi accoliti, italiani compresi….
A Tolentino, marzo duemilavintisei,
s’è fatta ‘na chiacchiera ’e zanzare e zecche,
pure ’e mosche hannu ditto, co’ ’na voce fiacca,
«attiento, ca ’o clima ce vo’ fa’ ’e guai pei sei».
Ma chesta è ’na frase da sagra d’ ’e pezze,
da comunicat’ cu ’o timbro ministeriale:
la scienza, ca nun ride e nun se fa male,
dice: zanzara sì, mosca invece no, pezze!
West Nile se ’ncazza quanno ’a zanzara punge,
Denghe s’è fatta pure ’na passeggiata ’e lusso
pe’ ’e Marche, co’ quarche morto e assai paura.
Mosca? Macerata dint’ ’o brodo ’e cucina,
se magna ’e schifezze, porta colera e dissenteria,
ma arbovirus letale? No, signò, manco pe’ finta.
Quindi: zanzariera, Autan e vase votato,
e ’e mosche lassale a fa’ ’o comizio pe’ ’e vacche.
Ca si no ce ne jammo tutte cu ’a paura ’e na mosca.