Auto a fuoco davanti a una palazzina:
tre persone a giudizio

MONTE SAN GIUSTO - Per l'accusa un 73enne sarebbe stato il mandante di un rogo che danneggiò 4 vetture, una moto e un motorino. Oggi si è svolta l'udienza davanti al gup
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Quattro auto, una moto, un motorino e tre biciclette erano andate distrutte in un incendio avvenuto a Monte San Giusto nel settembre del 2014. Un incendio doloso secondo la procura che sarebbe stato appiccato da tre persone: uno il mandante, un altro l’esecutore materiale, e il terzo l’intermediario tra i due. Secondo l’accusa la notte del 24 settembre 2014 erano state date alle fiamme 4 auto che si trovavano in una rimessa nel piazzale di fronte ad una palazzina. A incendiarsi erano state una Fiat Panda, una Lancia Ypsilon, una Land Rover Freelander, una Bmw, una moto, sempre della casa automobilistica di Monaco, un ciclomotore 50 della Piaggio e tre bici.

Secondo l’accusa il mandante dell’incendio sarebbe Enzo Martusciello, 73 anni, di Morrovalle, per fare una ritorsione legata a questioni giuridiche che aveva con alcuni dei proprietari delle auto. Tramite l’intermediario Alessandro Boschi, 57, di Civitanova, Martusciello, continua l’accusa, avrebbe dato l’incarico di appiccare l’incendio a Davide Nicolosi, 38, di Catania. Oggi sono stati tutti rinviati a giudizio, al novembre del prossimo anno, dal gup Claudio Bonifazi del tribunale di Macerata. Parte civile si sono costituiti i proprietari, tutelati dall’avvocato Giovanni Galeota, oggi sostituito dal legale Luigina Aprile. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Marco Zallocco (per Boschi), Gabriele Galeazzi (per Nicolosi), Anna Maria Recchi (per Martusciello). La difesa nega le contestazioni: «Le accuse nascono da dichiarazioni di pentiti – spiega l’avvocato Marco Zallocco -. Poiché i pentiti non hanno riferito cose da loro stessi viste, ma a loro riferite, la legge impone che se queste dichiarazioni non sono confermate, non hanno valore. Siccome dicono che a riferirle loro è stato un imputato, che ha già messo per iscritto di non averle fatte, non hanno alcun valore. E altre prove che siano stati gli imputati ad appiccare gli incendi non ci sono».

(Gian. Gin.)



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