Dalla vergogna A14 alla ricostruzione
Guzzini rompe il silenzio:
«Situazione drammatica, reagiamo»

IL PRESIDENTE di Confindustria Macerata chiama a raccolta il territorio: «Nessuno ci ascolta. La regione sta scivolando verso il sud. Il governatore Ceriscioli dovrebbe prendere una posizione netta. Tutti dobbiamo scendere in campo. Basta sopportazione». E annuncia per settembre «una grande iniziativa per dare un segno di positività». Questione Covid: «Un nostro operaio doveva fare il tampone per tornare al lavoro, dopo un mese che l'Asur non lo faceva glielo abbiamo pagato noi»
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Domenico Guzzini, presidente di Confindustria Macerata

 

di Luca Patrassi

Se ci sei già stato, non ci sono problemi: arrivare alla F.lli Guzzini, lungo la strada che porta a Recanati, è semplice. Non è cambiato nulla su quella vallata: la strada, “la Regina”, è la stessa da due secoli. Ci sono degli aspetti positivi nella “conservazione”: l’azienda esiste dal 1912 con il suo carico di storia, di innovazione e di lavoro. Il titolare di oggi è Domenico Guzzini, discendente diretto di chi magari ti ha aperto quella porta la prima volta, qualche annetto fa. Oggi Domenico Guzzini non parla dell’azienda di famiglia, parla di quello che vede dal ponte di comando di Confindustria Macerata. Nel mirino, principalmente, la vergogna della situazione legata all’A14 nel sud delle Marche e in Abruzzo.

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Domenico Guzzini durante la conferenza stampa di oggi

Un dramma che sta cambiando le abitudini dei marchigiani – che non si mettono in auto per andare a trovare i propri cari, gli amici e perfino i clienti – degli imprenditori che stanno pagando un conto salato quanto a consegne delle merci e dei turisti che dirottano altrove i propri soggiorni per le vacanze. Un danno incalcolabile, anche d’immagine. «La situazione è drammatica, ma nessuno ci ascolta. Il governatore Luca Ceriscioli, in scadenza di mandato, dovrebbe prendere una posizione forte e netta. Tutti dobbiamo scendere in campo, farlo con forza ed uniti. Non è ammissibile quello che sta avvenendo, è una follia. C’è gente che rinuncia perfino a tornare a casa, 160 minuti per andare da Porto Recanati a San Benedetto, si parla di tre ore per l’Abruzzo. Ti fanno anche pagare il pedaggio. Nessuno si prende la responsabilità di quello che sta accadendo e provoca danni immensi a una economia già in crisi per il coronavirus. Non ti danno nemmeno le informazioni sul traffico, se chiami Isoradio ti dicono di chiamare il Cis se chiami il Cis ti dicono che ci sono lavori in corso. Ma quali lavori? Sulla A14 non lavora nessuno, è pure cresciuta l’erba ai lati. Chi viene a fare le vacanze da noi sapendo che trova chilometri di fila? La politica locale non ha voce in capitolo. Il magistrato che lo scorso anno ha ordinato il sequestro cosa pensa di fare? Capisco la sicurezza, ma si potranno pure adottare delle iniziative di tutela, iniziando dagli autovelox. Di cose che non vanno ce ne sono anche quando si parla dell’unica grande opera realizzata in questi ultimi decenni, la Civitanova-Foligno. Verso il termine dell’arteria ci sono alcuni chilometri di assenza di campo, comunicazioni impossibili. Se resti bloccato non riesci ad avvisare nessuno».

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L’autrostrada A14

Guzzini è un fiume in piena, chiama a raccolta tutti, dal semplice cittadino alle forze sociali per far sentire la protesta del territorio. «Basta silenzi e sopportazione. I lavori non si fanno, Autostrade vive la situazione a tutti nota, ma non possiamo pagare noi il conto, tantomeno cedere ai ricatti. Dobbiamo avere la forza di reagire». Qualcosa è cambiato negli anni nel panorama maceratese: sembra finito il tempo del silenzio e Guzzini la sua riflessione, dalla guida di Confindustria, la fa partire con indirizzi ben mirati: la magistratura, Autostrade, la Regione Marche, i sindaci che continuano a tacere magari dopo essersi opposti ai lavori per la terza corsia. Sulla strada che porta alla F.lli Guzzini a Recanati c’è anche un altro cambiamento: un cartello segnaletico stradale con un logo turistico. Se sei curioso, al volo non riesci a leggerlo, scendi e leggi. C’è scritto: “La valle del pensiero” ed è l’unico contributo degli ultimi 50 anni dei politici locali alla vallata del Potenza. Saremmo alla farsa, se la situazione, come sottolinea Guzzini, non fosse drammaticamente seria.

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La piazza di Visso (giugno 2020)

Non di sola A14 si alimenta la rabbia della popolazione. «Sono passati quattro anni dal terremoto e la ricostruzione è ancora al palo» osserva il presidente di Confindustria che aggiunge: «Si sono susseguiti diversi commissari, ma non è cambiato nulla. Ora il commissario è Legnini che sembra si stia muovendo. Il tempo dell’attesa è finito, basta con le promesse prima delle elezioni che fanno tutti. Vogliamo i fatti. La regione, intanto, sta scivolando verso il Sud, i migliori cervelli se ne vanno, i giovani emigrano anche all’estero. Significa che non avremo futuro continuando così. Le aziende che avevano liquidità hanno pagato agli operai l’anticipo della cassa integrazione di marzo e di aprile, in attesa dei fondi pubblici che ancora non si vedono. Per fortuna i dati economici di giugno hanno visto dei segnali positivi, ma non è possibile andare avanti con un apparato pubblico che non fa squadra. Adesso se ne va il prefetto di Macerata, persona ottima, destinato ad altra sede. Spostano un funzionario capace senza averle dato il tempo di fare una programmazione a medio termine. Nelle aziende nessuno nominerebbe un amministratore delegato per cambiarlo dopo due anni, non ha senso ed è dannoso».

A sentir toccare il lato burocrazia hai la conferma che chi regolamenta vive in un mondo diverso da quello reale: «Ho un operaio che, per gli effetti di una cena del marzo scorso cui ha partecipato uno risultato positivo al Covid 19, si è messo in isolamento volontario. Quando, mesi dopo, l’azienda ha riaperto avrebbe voluto rientrare al lavoro. L’Asur diceva che poteva lavorare ma non gli faceva il tampone, il medico aziendale rilevava che in base al protocollo per rientrare al lavoro doveva farsi il tampone che l’Asur non gli faceva. E’ andata avanti così per un altro mese, fino a quando il tampone glielo ha pagato l’azienda». Bisogna essere ottimisti: «Guardiamo al futuro con fiducia, a settembre faremo una grande iniziativa per il territorio, vogliamo dare un segno di positività».



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