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Violenza di genere,
l’impegno delle artigiane:
«ll pericolo è in casa» (Video)

MACERATA - Il convegno del movimento Donne impresa di Confartigianato svela l'identikit del maltrattante: in maggioranza è un marito o convivente con lavoro stabile, succube della cultura ancora dominante che divide il ruolo maschile e quello femminile. Una rete regionale in campo per far emergere un sommerso di casi non denunciati stimato all'80%
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Confartigianato incontra gli studenti maceratesi sul tema della violenza di genere
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di Gabriele Censi

Violenza di genere è spesso sinonimo di violenza domestica. Violenza fisica, sessuale e psicologica. L’assessore regionale Manuela Bora presentando il rapporto 2019 sul fenomeno ha tracciato l’identikit del maltrattante: uomo, italiano, marito o convivente, con una età tra i 30 e i 50, con un lavoro stabile, spesso noto alle forze dell’ordine e con problemi di dipendenza da alcool, droga o gioco.

Iolanda Rolli

Al focus  voluto dal movimento “Donne Impresa” di Confartigianato oggi pomeriggio a Macerata sono intervenuti anche tanti studenti delle superiori con soddisfazione del prefetto Iolanda Rolli che ha presentato il protocollo d’intesa firmato lo scorso luglio contro la violenza di genere. «E’ stato fatto un grosso lavoro per costruire una rete sempre più fitta di sostegno alle donne vittime di violenza, ai loro figli vittime di secondo livello e agli uomini, in situazioni di disagio tale che li porta a usare la violenza come strumento di comunicazione. La provincia è culturalmente attiva con tante iniziative, l’obiettivo è fornire un prontuario con i punti di riferimento per non sentirsi soli».

Manuela Bora

Il dato più allarmante del fenomeno riguarda il sommerso: solo il 20% dei casi di violenza arrivano ai centri antiviolenza diffusi sul territorio. In provincia e anche in regione i numeri sono in linea con quelli nazionali. Il  totale delle denunce è di 583 (83 a Macerata) nel 2018, superiore all’anno precedente ma è sinonimo di emersione. «Estetiste e parrucchiere possono intercettare situazioni particolari»,  suggerisce il prefetto alla platea di Confartigianato ed Eleonora D’Angelantonio, referente del movimento “Donne Impresa” che coordina anche il settore Benessere ha raccolto l’invito evidenziando il ruolo attivo che possono avere le imprenditrici più a contatto con le donne per raccogliere i segnali di pericolo.

Moira Amaranti

Elisa Giusti, coordinatrice dei servizi anti-violenza per la cooperativa “Il faro” ha raccontato le esperienze delle case rifugio e di semiautonomia e la problematica dei figli che spesso sono a contatto con queste relazioni conflittuali. Antonella Ciccarelli, sociologa e criminologa si occupa del recupero degli uomini che si rivolgono a lei nella speranza di ritrovare il ruolo della paternità ma si sentono vittime «perchè la cultura maschilista ottusa e retrogada è ancora dominante». «Il confronto tra tutte le parti in campo ha detto Moira Amaranti, delegata del movimento “Donne Impresa” – ci permette di combattere e prevenire un fenomeno bieco in tutte le sfumature. Nell’ambiente di lavoro c’è discriminazione di genere – continua Amaranti – bisogna combattere per le pari opportunità».  «Nei colloqui di lavoro si chiede ancora alle donne se vogliono fare figli – aggiunge Bora -,  il tema e soprattutto economico, la libertà a 360 gradi la garantisce l’indipendenza economica ma anche qui c’è tanta strada da fare. Anche tra di noi, tra i colleghi consiglieri, qualcuno mette in dubbio la necessità dei centri antiviolenza, ma la politica è lo specchio della società».

Il tavolo dei relatori

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