«Basta commissari calati dall’alto,
torniamo al modello del ’97»

L'INTERVENTO di Venanzo Ronchetti, ex sindaco di Serravalle: «Una calamità come quella che ci è capitata si risolve solo con provvedimenti straordinari. Le popolazioni, esasperate, sono pronte a prendere iniziative di protesta»
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Venanzo Ronchetti

 

di Maurizio Verdenelli

Post sisma l’altroieri ed oggi. Gli “eroi” della ricostruzione del 97 (ed anni seguenti) scendono in campo. Dopo le “osservazioni” in occasione della firma del progetto di riperimetrazione di Castelsantangelo sul Nera (leggi l’articolo) circa l’interpretazione del dl, convertito in legge a dicembre, da parte dell’ingegnere Cesare Spuri, già direttore dei Com vent’anni fa, attuale direttore dell’ufficio regionale della Ricostruzione, ora è la volta del “sindaco del terremoto”, Venanzo Ronchetti da Serravalle di Chienti, epicentro del movimento tellurico che coinvolse rovinosamente Marche ed Umbria.

In vista della nomina del successore del geologo Unicam Piero Farabollini, il cui mandato è scaduto il 31 dicembre scorso, Ronchetti accusa deciso: «Basta con i commissari calati dall’alto. Dopo oltre 3 anni dal sisma del 2016 la ricostruzione non decolla e tanti comuni devono ancora smaltire le macerie. Sono stati nominati finora ben tre commissari (Vasco Errani, l’attuale ministro Paola De Micheli e lo stesso Farabollini ndr) e la situazione non solo è del tutto irrisolta, ma addirittura drammatica. A mio parere occorre nominare un commissario con pieni poteri (chi chiede più poteri esclusivamente a fini politici, non mi piace per nulla) come è stato fatto per il ponte di Genova. In alternativa i presidenti delle regioni Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo siano nominati commissari straordinari come lo sono stati nel 1997 D’Ambrosio per le Marche e Brancalente per l’Umbria. Ai commissari va affiancata la commissione Anci-terremoto costituita da circa 15 sindaci del cratere sisma. Sia questo organismo a dover prendere iniziative, delibere ordinanze circa ricostruzione. La commissione Anci dei sindaci del terremoto del 1997 funzionò benissimo, anche perché alle riunioni partecipavano con il sindaco, il tecnico e la segretaria comunale».

Ancora: «Nei giorni scorsi si è deciso di pagare anticipatamente i tecnici che lavorano per la ricostruzione privata. Benissimo. Sono 3 anni che lavoravano gratuitamente, tuttavia c’è un altro problema che riguarda piccole e medie imprese che ricevono i pagamenti dopo sei, sette mesi dal fine lavori. Diverse ditte hanno deciso di non lavorare più per la ricostruzione. Anche qui bisogna ritornare al terremoto del 1997. Le imprese ricevevano i soldi dopo circa un mese dalla presentazione, ad ogni stato di avanzamento lavori presentato. Molti dicono che la ricostruzione costa molto allo Stato. Vero, ma non dicono che la ricostruzione restituisce anche molto: l’Iva sui materiali utilizzati, l’Irpef dei professionisti e delle imprese, meno cassa integrazioni da pagare, meno redditi di cittadinanza. Se si riesce veramente a far partire la ricostruzione, questo diventerebbe il più grande cantiere d’Europa con tutti i benefici che comporta anche alle attività locali del Centritalia colpita dal sisma del 2016. La ricostruzione deve essere associata a una zona franca o a una tassazione agevolata che crei sviluppo e occupazione. Venne richiesta, tra gli altri, pure dall’ indimenticabile ex sindaco di Camerino, Dario Conti. Inutilmente».

Venanzo Ronchetti che fu protagonista (il riferimento e’ ad una ormai celebre lettera dell’allora premier Massimo D’Alema) della conferma del prof. Barberi a capo della Protezione Civile, conclude ammonendo: «Ho letto la dichiarazione di Maurizio Mangialardi, coordinatore nazionale Anci e presidente Anci Marche, che mi pare propenso alla formula del Commissario dopo il fallimento dei primi tre. Una calamità straordinaria, come quella che ci è capitata si risolve solo con provvedimenti straordinari. Le popolazioni, aggiungo e sottolineo, esasperate, sono pronte a prendere iniziative di protesta».

Niente di positivo, dunque, finora?

«Non voglio fare come il mitico Gino Bartali anche se davvero ci sarebbe tutto da rifare. Buono il provvedimento, ad esempio, che estende il beneficio del rinvio della busta pesante pure a chi non l’ha richiesto in un primo momento. Bene anche rinforzare gli uffici per la Ricostruzione con nuovo personale. Ma non bastano. Ed è necessario assumere questi giovani a tempo indeterminato. Come vent’anni».

Una ricetta giusta, in definitiva?

«E’ chiaro: quella del 97, la nostra che ha sancito la ricostruzione perfetta, o quasi».



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