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Il sisma lascia dietro di sé
una montagna senza custodi:
Lo spopolamento fa gola a qualcuno?

IL COMMENTO - Non possiamo neppure pensare di abbandonare al loro destino i terremotati e di rinunciare alla difesa di un territorio meraviglioso, ricco di opere d’arte, di paesaggi stupendi, di prodotti eccellenti. Eppure che le istituzioni “pensino soltanto” al dopo ma non riescano a sbloccare alcune situazioni, che pure potrebbero essere determinanti per la ripresa post terremoto, è evidente
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La zona rossa nel centro di Visso (foto Falcioni)

 

di Ugo Bellesi

In tutti gli eventi, buoni o cattivi che siano, c’è sempre un prima e un dopo. Così, per quanto riguarda il terremoto, c’è stato il prima e c’è adesso il dopo. Il “prima” lo ha descritto molto bene, in un articolo di un settimanale camerte, Renato Mattioni, vissano doc e segretario generale della Camera di commercio della Brianza, che, in estrema sintesi, spiega: «Il mostro uscito dalla terra ha trovato una società impreparata, indebolita. Quasi senza voce, senza politica, senza istituzioni perché rese flebili da un’intrinseca dilatazione del tempo e di responsabilità. Invero poco incalzata da una collettività invecchiata e che si è lasciata dimenticare, coltivando piccole, piccole rendite».

Ugo Bellesi

Il “dopo terremoto” l’abbiamo sotto gli occhi. Ci doveva essere la ricostruzione ed invece è lenta a partire per mille cause che siamo andati spiegando nei mesi scorsi. Non c’è la ricostruzione privata ma anche quella pubblica latita. Le macerie giacciono ancora a terra in molte, troppe “zone rosse”. Alla ricostruzione dovrebbe far seguito la ripartenza della vita economica, sociale, politica eccetera.  Nei paesi civili (vedi il Giappone) la ricostruzione (molto veloce perché i fabbricati sono antisismici) coincide con la ripartenza. In attesa dell’approvazione definitiva del tanto discusso decreto terremoto cerchiamo, per una volta, di guardare avanti e cioè al futuro prossimo venturo. Ce ne offre l’opportunità lo stesso Renato Mattioni che, nell’articolo citato, così conclude: «Dicono ci vorranno almeno dieci anni per richiudere le profonde ferite. Quel futuro è dunque dei più giovani, che vanno salvaguardati e sostenuti, nelle scuole e nelle università, negli uffici e nelle aziende, nelle amministrazioni e nella società civile. Il futuro non è nelle cose, né nelle case. E’ nei pensieri e – se possibile – nelle azioni».

Un noccioleto

Anche se per le istituzioni il futuro è solo nei pensieri, nella pratica c’è invece chi già si muove alacremente. Le industrie dolciarie del nord, dopo aver annunciato che avrebbero occupato soltanto 500 ettari di terreno, hanno firmato in provincia di Macerata un contratto per mille ettari di noccioleti. Altri invece hanno pensato che lo spopolamento dell’entroterra avrebbe favorito la creazione di qualche discarica. E la proposta è arrivata proprio a due Comuni terremotati: Matelica ed Esanatoglia. Ma fortunatamente per adesso, almeno dal Consiglio comunale, hanno ricevuto una risposta sprezzante e ovviamente negativa. Come si può pensare di fare una discarica in un territorio vocato alla produzione di vini di alta qualità, di un miele biologico molto pregiato e di un eccellente zafferano? Ci hanno provato.

Antonio Pettinari

Anche l’Istituto scolastico regionale, approfittando del fatto che ovviamente le aule non sono utilizzate al massimo della loro capienza, perché molte famiglie si sono allontanate dai Comuni terremotati e attendono solo la ricostruzione delle loro case per rientrare, ha sollecitamente chiesto l’accorpamento degli Istituti sottodimensionati che si trovano in particolare nell’entroterra. Dal punto di vista dell’istituzione scolastica la richiesta è opportuna in una logica di risparmio ma dannosa in area terremotata. Fortunatamente anche in questo frangente, il Consiglio delle autonomie locali e, in prima linea, il presidente della Provincia Antonio Pettinari hanno espresso il loro parere assolutamente negativo. Infatti accorpare le scuole significa dare un segnale preciso ai terremotati: “abbandonate ogni speranza di tornare” perché qui la ricostruzione non si fa e le scuole si chiudono. Per l’esattezza non si chiudono ma si “accorpano”, cioè di tre/quattro se ne fa una. E’ lo stesso principio per cui lo Stato offre un compenso in denaro ai paesi che si “accorpano”. Cioè si dà un premio a quei Comuni che riescono ad assorbirne altri due o tre. Così si vorrebbe che due Comuni come Castelsantangelo e Ussita diventassero “frazioni” del Comune più grande e cioè di Visso. Ma per passare dalla teoria alla pratica non sarà facile. Visto l’esempio di Valfornace dove non tutti i cittadini sono soddisfattissimi del fatto che i loro due Comuni di Fiordimonte e Pievebovigliana siano praticamente “spariti”.

L’incendio nel territorio di Fiuminata lo scorso giugno

Lo spopolamento della montagna ha avuto conseguenze anche per il fatto che, non essendoci più i “custodi del territorio”, la segnalazione di qualche principio di incendio non arriva tempestivamente ai vigili del fuoco. Così, proprio in occasione della festa dei pompieri, si è appreso che, l’estate scorsa, a causa degli incendi sono andati distrutti 90 ettari di bosco (in particolare a Fiuminata e Cessapalombo) oltre a 40 ettari di campi coltivati e 42 di sterpaglie. E la provincia di Macerata è risultata la più colpita delle Marche. Che le istituzioni “pensino soltanto” al dopo ma non riescano a sbloccare alcune situazioni, che pure potrebbero essere determinanti per la ripresa post terremoto, è evidente.

Due operai al lavoro quest’estate sulla provinciale Pian Perduto

In particolare il riferimento è al fatto che i lavori per collegare la nostra provincia con Castelluccio di Norcia sono stati interrotti e riprenderanno soltanto in aprile. E’ chiaro che non si può lavorare quando nevica o fa molto freddo, ma i tempi di ultimazione dell’opera erano previsti per l’autunno. Ancora più grave il fatto che ci sono otto milioni, messi a disposizione dalla Regione, per mettere a norma la stazione sciistica di Frontignano, famosa tra tutti gli appassionati della neve dell’Italia centrale per le piste delle Saliere, ma è stata avviata la progettazione esecutiva soltanto per attivare gli impianti delle piste delle Saliere. Inoltre ci sono altri 490.000 euro disponibili dal luglio 2016 e destinati a realizzare tre piste di collegamento tra il Canalone e le Saliere. Lavori che però non sono mai iniziati. E questo significa rinunciare per il quarto inverno consecutivo ad utilizzare una stazione sciistica come quella di Frontignano. A chi giova tutto ciò? Si parla sempre di ricostruzione e mai di demolizioni e quindi di macerie da portare via. Così, prendendo in esame la situazione di Camerino, abbiamo appreso che sono 250 gli edifici con danni gravi, e di essi 140 dovranno essere demoliti. Non tutti questi ovviamente potranno essere ricostruiti ma è chiaro che comunque ci sarà un imponente lavoro di rimozione delle macerie. Non molto tempo fa, alla richiesta sui tempi necessari per l’asportazione di tutte le macerie, il direttore del Cosmari, Giuseppe Giampaoli, aveva risposto: “Non è facile dirlo, anche perché dipende molto dalle demolizioni che devono essere ancora effettuate… Resta ancora aperta, ad esempio, tutta la partita del centro storico di Camerino, zona rossa. Una situazione da trattare con estrema attenzione. La stima è che, solo per completare la rimozione delle macerie pubbliche, serve almeno un altro anno e messo. Se però ci fosse uno snellimento delle norme e delle procedure, con le necessarie chiarificazioni, rispetto a certe problematiche (proprio a partire da quella riguardante l’amianto) i tempi potrebbero essere ridotti.”

Il municipio di Ussita

A questo punto dobbiamo dare una risposta ad un nostro lettore, Pietro Chiaravalle di Corridonia, il quale aveva espresso la sua indignata sorpresa per aver visto l’aula di Montecitorio vuota quando era in discussione il decreto sul sisma e così concludeva: «La domanda che mi pongo e le pongo è: come possiamo credere e sperare nella ricostruzione se anche i nostri rappresentanti sono assenti nei luoghi e nei momenti in cui si discutono provvedimenti necessari?». Ovviamente noi dobbiamo credere nella ricostruzione con tutte le forze. Non possiamo neppure pensare di abbandonare al loro destino i terremotati e di rinunciare alla difesa di un territorio meraviglioso, ricco di opere d’arte, di paesaggi stupendi, di prodotti eccellenti, che soprattutto ha alle sue spalle una storia bellissima in cui c’entra la Sibilla, ma anche San Francesco. Che poi i parlamentari non siano andati a quella seduta non fa meraviglia. Quella mattina la loro presenza non era necessaria: la discussione si era fatta già in Commissione. Più importante era la seduta del giorno successivo quando si sarebbero potuti presentare gli emendamenti e votarli.

 



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