
L’area dei ritrovamenti
Non solo Septempeda, ma i segni di una civiltà molto più antica. Sono quelli emersi dal sottosuolo di San Severino, in particolare dall’area del vecchio edificio dell’Itis Divini. I lavori di assistenza archeologica alla ricostruzione della nuova scuola svolti sotto la direzione della Soprintendenza sono tuttora in corso e hanno portato in luce i resti di un abitato risalente ad almeno 5mila anni fa, epoca Eneolitica (Età del rame). A darne comunicazione è proprio la Soprintendenza.

Uno dei reperti
«Visibili nelle sezioni esposte dallo scasso dell’edificio scolastico demolito – spiega la Soprintendenza – si conservano alcune fosse che contengono al loro interno livelli di concotto e ceneri, mentre nella parte a sud est sono emersi abbondanti materiali: ceramici, litici e resti di fauna. Fra i reperti ceramici, ben conservati, si riconoscono varie forme, come: olle, scodelle, brocchette, boccali e fiaschi. La ceramica è caratterizzata da decorazioni a impressioni sugli orli e dalla presenza di cordoni, solcature e bugnette, in analogia con altri siti dello stesso periodo: Esanatoglia – case popolari, Conelle e Cava Giacometti di Arcevia, Attiggio di Fabriano e Berbentina di Sassoferrato, Grotta del Fontino e Le Cerquete-Fianello, Maccarese». Fra gli strumenti in selce, spiccano le caratteristiche cuspidi di freccia e un pugnale. «Per questo periodo – conclude la Soprintendenza – si conoscono ancora pochi contesti di abitato, per cui lo scavo del deposito archeologico dell’Itis Divini permetterà di ampliare le nostre conoscenze sui modi di vita di comunità delle quali, fino ad oggi, sono noti principalmente gli aspetti funerari».





I reperti in selce
Nuovo sopralluogo di Farabollini al cantiere dell’istituto “Divini”
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