Lettera al ministro De Micheli:
«Ecco come vive una famiglia sfollata
a tre anni dal terremoto»

MACERATA - L'ex consigliere comunale Marco Alfei si rivolge alla titolare del dicastero alle infrastrutture e ai trasporti: «Non posso pensare di vivere per 10 o 20 anni senza poter progettare il futuro della mia famiglia»
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Marco Alfei

 

Marco Alfei, ex consigliere comunale del M5S a Macerata che recentemente ha aderito ad Italia Viva (leggi l’articolo), insegnante di ruolo in provincia, si rivolge a Paola De Micheli, ministro alle infrastrutture e ai trasporti. Nella lettera racconta la vita della sua famiglia, sfollata da tre anni dopo il sisma, le fasi di incertezza vissute e la preoccupazione per il domani: «Non posso pensare di vivere per 10 o 20 anni senza poter progettare il futuro della mia famiglia» 

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Tolentino, febbraio 2018. Paola De Micheli, all’epoca commissario per la ricostruzione, in visita assieme all’allora premier Paolo Gentiloni

«Cara Ministra De Micheli, io e la mia famiglia abbiamo perso la casa nell’ormai lontano agosto del 2016. Abbiamo dormito per i primi mesi in un garage, arrangiandoci per i pasti, in attesa che arrivasse un aiuto. Appena il contributo per l’autonoma sistemazione si è regolarizzato abbiamo preso una casa in affitto, dove viviamo tutt’ora. Le case disponibili sul mercato erano pochissime, proprio per il grande numero di sfollati. Quella che abbiamo trovato aveva bisogno di essere sistemata, abbiamo speso dei soldi per renderla adeguata ad ospitare una famiglia con bambini piccoli. Appena sono uscite le ordinanze del Commissario abbiamo dato l’incarico ad un tecnico. Caro Ministro, vuole sapere a che punto è la nostra pratica di Ricostruzione? Beh, non è stato nemmeno presentato il progetto! Lo studio tecnico a cui mi sono affidato è grande ed ha esperienza anche di altre ricostruzioni come quella L’Aquila e dell’Emilia. E ciò nonostante, quando chiedo una indicazione sui tempi, non mi sanno dire esattamente quando riusciranno a mettere mano al mio progetto! Credo proprio che la mia situazione sia molto diffusa nel territorio, visto che manca il 90% dei progetti, che sono ancora da presentare, almeno per i danni gravi, come casa mia. In compenso, posso rasserenarmi sapendo che a fine anno 2019 c’è la scadenza per presentare i progetti. Inoltre posso stare tranquillo quando leggo che anche il Contributo per l’autonoma sistemazione sarà riformato, visto che costa troppo, e che verrà progressivamente ridotto fino a scomparire! Sono stati assunti più di 1000 tecnici, tra geometri e ingegneri e architetti, per far lavorare all’ufficio Ricostruzione e nei Comuni ma Le faccio notare, Ministro, che nessuno di questi tecnici lavora per produrre i progetti! Questi tecnici sono importantissimi ma si trovano dalla parte degli uffici, a controllare i progetti, perlomeno quelli per i privati. E i progetti chi li deve fare? I liberi professionisti.

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Marco Alfei durante una seduta del consiglio comunale di Macerata

Cosa è stato fatto per aiutare i liberi professionisti ad essere veloci nel fare i progetti? Come fa la ricostruzione a partire? Perchè si è pensato solo a mettere insieme la macchina burocratica senza agevolare fortemente i soggetti che lavorano fattivamente nella progettazione? Io e la mia famiglia cosa possiamo fare per accelerare la ricostruzione della nostra casa? Cambiare tecnico? Non servirebbe a nulla. E intanto viviamo in una casa dalla quale poi comunque dovremo andarcene, nella quale non possiamo investire completamente le nostre energie, nella quale non possiamo investire il nostro futuro. Ma i nostri bimbi crescono ed hanno bisogno di radici, di stabilità per venire su forti. Non posso pensare di vivere per 10 o 20 anni senza poter progettare il futuro della mia famiglia. Caro Ministro, lo sa cosa viene in mente a me e a molti altri come me? Di andarmene via. Io amo il mio territorio ma se devo vivere così tanto vale che io e la mia famiglia ce ne andiamo, magari in una grande città, dove vivere è più difficile ma almeno ci sono tante opportunità in più. Se dobbiamo vivere senza futuro nel luogo dove siamo nati, forse è meglio crearsi una speranza da un’altra parte! Sono sicuro che molti come me lo stanno pensando. La lascio con una proposta. Per evitare lo spopolamento e far rimanere la popolazione sul territorio è necessario dare la possibilità ai privati di acquistare una casa rinunciando al contributo. Laddove sia possibile, magari per i proprietari di case singole, si deve dare la possibilità di scegliere tra aspettare per anni il contributo per la ricostruzione o ricevere un indennizzo per l’acquisto di una nuova casa, magari nella stessa provincia di residenza. E’ stato già fatto a L’Aquila. Non vedo perchè non si possa fare per il sisma 2016».



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