Neo sindaci e calciatori,
Alessio Vita e Massimiliano Micucci:
«La nostra vita tra campo e municipio»

CALCIO IN COMUNE - I primi cittadini di Belforte (Seconda categoria) e Camporotondo (con la Niccolò Ceselli in Terza) sono anche ex compagni di squadra. Raccontano la curiosa storia alla vigilia della partenza dei rispettivi campionati

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I sindaci Massimiliano Micucci e Alessio Vita

 

di Michele Carbonari

Alessio Vita e Massimiliano Micucci sono i protagonisti di una storia calcistica praticamente inedita. Oltre ad essere neo sindaci di due comuni vicini, rispettivamente Belforte e Camporotondo, sono accomunati dal calcio: entrambi sono giocatori delle squadre dei loro paesi e fino alla scorsa stagione addirittura compagni di squadra. La Belfortese del quasi trentenne difensore centrale Alessio Vita sarà una delle candidate alla vittoria del girone F di Seconda categoria. Mentre l’inossidabile Massimiliano Micucci (metronomo di centrocampo a 44 anni suonati) è stato, insieme al consigliere e compagno di squadra Giuliano Pietrangeli, uno dei fautori dell’approdo della società Niccolò Ceselli nell’impianto di Camporotondo: compagine da sempre dedita al settore giovanile, quest’anno è riuscita ad allestire una formazione per poter disputare il prossimo campionato di Terza categoria.

«Io ero assessore nella precedente amministrazione e da sempre un mio sogno era quello di rilanciare gli impianti sportivi di Camporotondo – sono le prime parole di Massimiliano Micucci, costretto al forfait per la partita di Coppa Marche in programma domani – Non abbiamo mai avuto una squadra locale e verso aprile/maggio si è presentata l’occasione con la Niccolò Ceselli. Loro volevano portare a compimento uno sbocco per i ragazzi ma avevano bisogno di un appoggio e io ho colto la palla al balzo e messo a disposizione le strutture. Per questo ci siamo adoperati per ripristinare gli spogliatoi, la recinzione e il manto erboso». Cresciuto nel settore giovanile del Tolentino, ha poi smesso per andare a studiare ingegneria in Ancona prima di riprendere a 26 con la Belfortese, sua casa per 17 anni ininterrotti. Dopo l’infelice esperienza come vice allenatore, ha ricominciato a giocare a novembre scorso con il Gualdo in Terza categoria. Ora si è rimesso nuovamente in discussione a 44 anni. «In questa esperienza ritrovo Giuliano Pietrangeli, due anni meno di me e consigliere comunale con il quale ho condiviso quasi tutto il mio percorso calcistico, anche lui fautore di questa iniziativa.

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Massimiliano Micucci con la divisa della Niccolò Ceselli

In rosa siamo 24-25 ragazzi, del posto e paesi limitrofi e qualche giovane proveniente dal settore giovanile. Tutti hanno grande entusiasmo e hanno scommesso nel nostro progetto, di questo gliene va dato atto. La squadra è nata adesso e solo pochi di noi hanno giocato insieme, stiamo socializzando e quindi ancora non mi hanno dato nessun soprannome, per ora – confessa Micucci -. Io cerco di essere Massimiliano giocatore, non Massimiliano sindaco. La mia indole fa si che non metta in mostra le cariche, mantengo un profilo basso e sto con i piedi per terra. Però devo dire che sono orgoglioso ed entusiasta di essere riuscito a realizzare tutto questo, perché per il paese è occasione di svago e positivo per le attività commerciali. Poi con i piccoli del settore giovanile si crea una bella atmosfera ed entusiasmo per la comunità. Il presidente Simone Castellani ha creduto in noi e noi in loro. C’è una bella sinergia». Il sindaco di Camporotondo si avvia verso la conclusione, non prima di garantire la possibilità di conciliare il ruolo di sindaco e di calciatore. «Gli allenamenti ci sono tardi, quindi riesco a gestire bene gli impegni istituzionali. I cittadini ancora non sono venuti a cercarmi al campo, magari ci sarà qualche occasione, specialmente alla fine delle partite. Io sono un ragazzo del paese quindi la gente sa dove e quando incontrarmi: bar, Comune o non Comune. Ho giocato per molti anni insieme ad Alessio (Vita, ) alla Belfortese. Calcisticamente posso dire di averlo cresciuto io e l’ho portato anche nella squadra dell’ordine degli ingegneri di Macerata, di cui sono il capitano. Quindi tra noi i rapporti sono ottimi e siamo più che amici».

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Alessio Vita con la maglia della Belfortese

Ora la palla passa proprio al collega di Belforte. «In realtà, da quando sono divenuto sindaco non è cambiato molto il mio modo di vivere il calcio. Per me non è una responsabilità in più, ormai sono almeno sette anni che gioco con la Belfortese. Forse lo diventa per gli altri giocatori, e magari i tifosi si aspettano da me qualcosa in più – esordisce Alessio Vita -. Ancora nessun cittadino è venuto al campo per chiedere qualcosa, anche perché tutti sanno dove abito e quindi vengono direttamente a casa. Qualche richiesta è pervenuta dalla società, più che dai compagni». Anche il primo cittadino di Belforte spiega che per ora riesce a svolgere bene l’attività in comune e quella sportiva. «Spero di essere costante in allenamento. Il sabato pomeriggio non dovrei avere impegni in concomitanza con le partite, forse durante l’anno in settimana potrei saltare qualche seduta. Finora non sono mai mancato durante la preparazione, al massimo sono arrivato un po’ tardi. Quando mi prendo un impegno do tutto e cerco di portarlo al termine, anche con dei sacrifici». Alessio Vita, trent’anni anni a novembre e di ruolo difensore centrale, racconta il suo rapporto con gli altri giocatori della rosa e svela qualche aneddoto e curiosità. «Quest’anno nessun compagno di squadra era candidato nell’altra lista, c’erano pochi ragazzi di Belforte e quindi la probabilità era bassa, comunque in campagna elettorale mi hanno supportato anche con dei cori negli spogliatoi come “Vota Vita”. La società invece non si è esposta. Non credo abbia fatto la sponsorizzazione per una o l’altra lista. In ogni modo penso che i dirigenti siano contenti, anche se avere un sindaco in squadra potrebbe essere un arma a doppio taglio. Cinque anni fa invece un compagno era nell’altra lista, ma eravamo amici e lo siamo rimasti come sempre – conclude il sindaco di Belforte -. Per la prossima stagione ci sono tutti i presupposti per far bene. Lo spogliatoio è compatto e ci divertiamo, aspetto fondamentale per questa categoria. Sulla carta siamo messi bene ma alla fine parla sempre il campo. Un aspetto curioso è che adesso in squadra mi chiamano “sindaco”: fa un po’ stacco sentire questo soprannome nel mondo del calcio».


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