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Inquinamento basso bacino Chienti:
«Vanno accesi i riflettori»

CIVITANOVA - Incontro ieri sera in Comune organizzato dai consiglieri pentastellati Stefano Mei e Peppino Giorgini. Ripercorsa una vicenda che va avanti da quasi trent'anni
sabato 8 Giugno 2019 - Ore 16:59 - caricamento letture
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L’incontro in Comune

Inquinamento del bacino del basso Chienti al centro di un incontro che si è svolto ieri sera nella sala del consiglio comunale di Civitanova, organizzato dal Movimento 5 stelle. Ad intervenire, oltre al consigliere pentastellato Stefano Mei, il consigliere regionale e membro della commissione ambiente in Regione Peppino Giorgini. «Un problema che non si vede ma c’è e su cui dobbiamo puntare i riflettori» hanno detto i due consiglieri. Il bacino del basso Chienti è un’area di 26 chilometri quadrati che si trova tra le province di Macerata e Fermo e che da più di 20 anni aspetta una bonifica. Per capire la vicenda bisogna fare un passo indietro. «E’ il 1992 – spiega il consigliere Mei – l’analisi dei pozzi dell’acquedotto di Civitanova rivela livelli al di sopra del limite consentito di una sostanza chiamata “tricloroetano” solvente usato nell’industria della calzatura per un’ operazione di pulizia dei fondi delle calzature.

Stefano Mei

Civitanova corre ai ripari istallando depuratori temporanei ma ulteriori indagini rivelano che il problema è più esteso rispetto alla sola città di Civitanova, sono interessate anche Morrovalle, Montecosaro, Sant’Elpidio a mare e Porto Sant’Elpidio. L’inquinamento non è confinato alla terra ferma ma anche ad un tratto di mare. Le città più colpite, Civitanova e Montecosaro, ancora oggi sono costrette ad acquistare acqua da altri luoghi per diluirla con quella proveniente dalle falde e far tornare i livelli di agenti inquinanti a norma di legge». I relatori spiegano che in realtà la conformazione del terreno di queste zone potrebbe portare nelle case acqua di altissima qualità grazie alla grande stratificazione del terreno ed all’alta presenza di minerali. Tutto ciò non è possibile però, perché per anni non vi è stata nessuna legislazione che obbligasse le aziende a non riversare materiali chimici nelle falde. In tribunale erano finiti 9 titolari di aziende ritenuti responsabili di aver inquinato il sottosuolo. Il processo penale si era concluso con nove patteggiamenti nel 1995.

Peppino Giorgini

Nel 2001 il ministero dell’Ambiente inserisce il basso Chienti nell’elenco dei Sin – Siti Interesse Nazionale. Lo studio epidemiologico Sentieri ideato dall’Istituto superiore di Sanità ipotizza nei cinque comuni un collegamento tra solventi alogenati e malattie dell’apparato urinario soprattutto insufficienze renali. Eccessi di morti causati da tumori alla vescica per le donne ed eccessi di morti per tumori a prostata, vescica e rene per gli uomini, questi solo, alcuni dei risultati riportati nel documento. Nel 2013 il sito passa da interesse nazionale a interesse regionale e ad oggi dopo 27 anni dai primi rilevamenti ancora non vi è soluzione alla vicenda. «Questo incontro – spiegano Mei e Giorgini – mira ad informare riguardo una situazione gravissima ma che sembra non interessi a nessuno. E’ per questo che dobbiamo puntare i riflettori su questo problema che anche se non si vede è ben presente sul territorio». «I cittadini devono attivarsi per pretendere una soluzione a questi gravi danni causati dall’uomo, la salute deve essere sempre al primo posto, non possiamo permettere che si ammalino persone e bambini soprattutto. Non si può rimanere ancora in silenzio, la situazione deve essere risolta – conclude Mei – il Movimento 5 stelle continuerà a battersi per questo tema che era anche nel programma di campagna elettorale». In sala erano presenti anche i due consiglieri d’opposizione Giulio Silenzi e Stefano Massimiliano Ghio.



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