Maxi frode Alma, rischi nel Maceratese:
«Già 40 persone senza stipendio,
tanti potrebbero non conoscere la situazione»

EVASIONE - Dopo l'inchiesta sul gruppo, che si occupa di lavoro interinale e logistica, numerosi lavoratori si sono rivolti alla Cgil provinciale. Marinucci e Taddei: «Nei casi certificati da noi ci sono anche aziende importanti e storiche che hanno all'interno decine di dipendenti in questa situazione. Se non segnalano nessuno li risarcirà»
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Rossella Marinucci e Daniel Taddei

 

di Federica Nardi

«Già una quarantina di lavoratori si sono rivolti a noi per stipendi e contributi non versati ma chissà quanti altri ce ne sono che potrebbero non essere nemmeno consapevoli della situazione del gruppo Alma». Così Rossella Marinucci e Daniel Taddei (segretaria Nidil e segretario Cgil) fanno il punto sulla maxi vertenza a seguito delle indagini della Guardia di finanza di Napoli sul gruppo Alma, che si occupa di lavoro interinale e ha interessi anche nello sport e nel sociale. Si tratta di una inchiesta su di una maxi frode fiscale di 70 milioni di euro che ha portato a diversi arresti e a 17mila lavoratori con stipendi e retribuzioni fiscali e contributive a rischio in tutta Italia. Situazione che coinvolge anche la provincia e ora l’obiettivo è che le aziende che hanno appaltato servizi al gruppo, che si occupa principalmente di fornire lavoratori, o hanno impiegato lavoratori in somministrazione tramite le società collegate, rispondano in solido.

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Rossella Marinucci

«Le aziende devono rispondere in solido così come indica la legge. I lavoratori inoltre devono attivarsi altrimenti nessuno verrà loro a pagare stipendi o contributi non versati – spiega Marinucci -. Noi abbiamo qualche decina di lavoratori per i quali abbiamo già attivato le procedure ma abbiamo la certezza che potrebbero essercene molti altri, magari non consapevoli della situazione che ha coinvolto il gruppo. La struttura è molto complessa però. Per questo invitiamo a rivolgersi a noi. Gli stipendi non pagati si vedono subito. Mentre a posteriori scopriremo l’omissione contributiva». Una situazione comunque complessa, al pari della complessità dei rapporti societari tra Alma e diverse altre ditte. Sul territorio, per adesso, il sindacato segnala queste aziende collegate: «Oltre ad Alma qui operano Idea lavoro agenzia per il lavoro spa e Lct igea logistics and job srl», spiegano Marinucci e Taddei.

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Daniel Taddei

Taddei poi scende nel dettaglio, anche se per adesso i nomi delle aziende che hanno usufruito dei servizi del gruppo Alma non sono stati divulgati: «Il sistema ci evidenzia tutto il marcio che c’è nel mercato della manodopera. Nella galassia dell’Alma e delle società collegate ci sono scatole di manodopera che vengono utilizzate come un vero mercato al ribasso. Nei casi certificati da noi ci sono anche aziende importanti e storiche della nostra provincia che hanno all’interno decine di lavoratori di questo genere che già in un primo momento si sono fatte carico di pagare le loro retribuzioni. In ogni caso parliamo di logistica con un livello di qualifiche molto basse fino ad arrivare ai baby parking nei centri commerciali della provincia in cui parliamo di qualifiche più alte, come educatrici e così via. Poi i call center. I settori ci sono sono tutti. In alcuni casi individuati abbiamo capito che nemmeno i lavoratori sapevano con esattezza per chi lavoravano, perché a volte un’agenzia somministratrice ne attingeva a un’altra. A metà marzo già stavano passando una serie di lavoratori da una società all’altra proprio per rendere difficile la tracciabilità. Un vero e proprio mercato che riguarda sia italiani che stranieri. Nella maggior parte dei casi si tratta di lavoro povero e precario, per questo irrita ancora di più. E anche le aziende che ne hanno fatto uso – sottolinea Taddei -, sono vittime di questi appalti. Ma qui vediamo le conseguenze dell’applicazione del massimo ribasso. Stiamo cercando di capire qual è il futuro di questi lavoratori. Perché i vertici sono stati inquisiti e arrestati ma il sistema va avanti e si autoriproduce. Bisogna ritornare alla qualità del lavoro. Non basta lavorare». Lo scorso 28 marzo c’è stato anche un incontro a livello nazionale che al momento non ha avuto esiti. «Si andrà avanti dalle realtà piccole a quelle grandi per far rispettare la norma», concludono.



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