Fadigà co’ li feri

LA DOMENICA con Mario Monachesi
- caricamento letture
mario-monachesi

Mario Monachesi

 

di Mario Monachesi

Non ė una “scandafaola”, tanti anni fa le nostre nonne trascorrevano le fredde giornate o serate invernali facendo “maje, carzitti pe’ li ciocchi, solette pe’ rennoà li carzitti vecchi, sciarbe, cuffiette e scarpette pe’ li neonati, scarpette da notte per esse, mantelle e mantelline”. “Calle dentro le stalle o “‘ccanto lu focu co’ li piedi bene piantati su la rola”, mentre fuori nevicava o tirava tramontana, quindi i lavori esterni non si potevano fare, co’ jomi (gomitoli) e feri” facevano di tutto, veri e propri miracoli. C’era la miseria e “quello che se putia fa’ a casa, java fatto a casa. Lo spenne non esistia, o esistia poco”. La lana allora la ricavavano “sfascienno maje e carzittu vecchj”, quando invece “da sfascià’ non c’era gnente”, la acquistavano “a fiezze” (matasse) nei negozi del paese. A Macerata molto affollata era “La casa della lana” del commendator Ernesto Guizzardi, situata in piazza della Libertà. Oggi non esiste più, chiusa da anni.

ferri-2-325x235In qualche luogo del maceratese, per indicare qualcuna che stava lavorando a maglia, si diceva “sta a cucchjà”, “s’ė mista a cucchjà”. Queste grandi nonne, invece “de ripusasse” le sentivi spesso dire “Io senza fa’ gnè non me ce pozzo vedé'”, eccole allora “co’ li feri su le ma’, lu jomu (o li jomi) per tera, dentro ‘na canestrella, la cannetta su lu fiancu destru per tené’ mejo fermu lu feru”, sempre intente a “sferettà”. Per le maglie, prima facevano il pezzo davanti, seguiva quello dietro, infine le maniche. Il tutto poi veniva cucito assieme. Ad ogni pezzo seguivano mille prove su chi ne era il beneficiario. “Famme vedé’, statte fermu un attimu, qui ‘gna che slargo, qua deo leà’, ecco cuntinuo”, ‘sta manneca me s’ė ‘llongata moccó'”. “Pe’ li carzitti” non c’erano prove faticose. Mentre lavoravano, facevano vedere il lavoro alle figlie, tutte dovevano imparare, come del resto era per altre faccende.

ferri-1-325x362All’epoca non esisteva figlia che non doveva diventare “brava moglie e brava madre”.  Quando la lana era a “fiezze”, le ragazzine o i ragazzini, allargavano con le braccia aperte la matassa, in modo che la mamma, o la nonna, riusciva roteando e tirando il filo, a trasformare le stesse in gomitoli. Certamente più comodi per essere lavorati con i ferri. Quando qualche “jomu” sfuggiva cadendo per terra, si verificava fulmineo il salto del gatto sempre pronto a giocarci. “Lassa su jomu, frusti via, no’ me fa perde tempu che ci-agghjo tanto da fa'”, ma il gatto non era mai tanto disposto ad ubbidire.

ferri-4-325x202Le origini del lavoro a maglia vanno ricercate nel neolitico, quando l’uomo usava le dita per intrecciare fibre naturali. Nell’era del bronzo e del ferro arrivano i primi veri aghi o ferri di metallo. Precedentemente erano fatti d’osso, di legni duri o di corno. I primi veri lavori vanno datati intorno al II – III secolo d. C., ma sicuramente il tutto ė più antico anche per via del ritrovamento di alcune sculture del IV secolo A. C. che lasciano ipotizzare che il lavoro a maglia era entrato nella vita quotidiana. Una di queste testimonianze ė proprio una statua greca conservata nel museo del Partenone, che sembra indossare un maglione come quelli dei nostri tempi. Ė solo nell’era cristiana che troviamo testimonianze certe del lavoro a maglia. Nel XV secolo, in una serie di opere raffiguranti “Madonne dell’umiltà”, Maria viene dipinta intenta a lavorare a maglia. Sicuramente i primi lavori vennero fatti con un ferro solo, successivamente si passò a due.

ferri-3A quei tempi “fa’ la maja” era anche un lavoro maschile, poi i tempi sono andati come sono andati ed oggi abbiamo fior di macchinette e di industrie che hanno soppiantato “nonne e mamme”. Anche se c’ė da annotare che più di una donna, magari per passatempo, in questi anni a ripreso a “fadigà co’ li feri”.  Nelle lunghe invernate di una volta si diceva: “Santa Bibiana, / scarpe de fero e carzitti de lana”, oppure “Chj veste de lana / mantė’ la pelle sana”.

 



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-

Come butta?
Vedi tutti gli eventi


Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X