Graziano Pambianchi e il suo sorriso
scettico ma mai rassegnato

LA DOMENICA DEL VILLAGGIO - Il ricordo dello storico esponente della politica maceratese, morto ieri sera a 76 anni. “Discepolo” di La Malfa e Spadolini aveva portato negli anni Settanta un’aria nuova per il futuro della città
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Giancarlo Liuti, nella sua rubrica domenicale, ricorda l’avvocato Graziano Pambianchi scomparso ieri sera all’eta di 76 anni (leggi l’articolo). Pambianchi, storico leader del Partito Repubblicano in città, lascia la moglie Christine, la figlia Miriam, il genero Andrea, i nipoti Daniele e Simone. La camera ardente è allestita al Centro Funerario di Macerata in via dei Velini e sarà aperta oggi e domani dalle 8 alle 20. Domani alle 11 si terrà una cerimonia di commiato. Il corpo verrà poi cremato. 

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di Giancarlo Liuti

Con la scomparsa di Graziano Pambianchi ho perso un amico del quale fin dagli anni sessanta ho sempre ammirato la schiettezza delle idee in qualsiasi campo della vita pubblica e l’ampiezza delle vedute non soltanto politiche sul futuro di Macerata, dell’Italia, dell’Europa e generalmente del mondo, in un’epoca come quella attuale che sopraffatta dal potere del denaro sembra aver dimenticato la differenza fra il Bene e il Male. Ne parlavamo spesso, fra noi. E lui sorrideva, con quel suo sorriso da scettico ma non da rassegnato che militando nel partito repubblicano aveva imparato da Giorgio La Malfa e da Giovanni Spadolini.

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L’avvocato Graziano Pambianchi aveva 76 anni

La sua attività nella politica e nella pubblica amministrazione tra agli anni Settanata e Ottanta aveva avuto il merito della continuità, dapprima come leader del locale partito repubblicano e poi da membro della civica giunta di Macerata, dove sotto l’ombrello della Dc fu vicesindaco e assessore. Ma le cose non gli andarono per il verso che lui desiderava soprattutto all’interno del suo stesso partito, dove non riuscì – ma solo per un soffio – a diventare candidato al Parlamento nazionale. Non fortunato, insomma, specie se teniamo conto della sua vasta notorietà fra la gente.
Ma forse la fortuna c’entra poco. La strada della politica è impervia e bisogna saperci camminare evitando gli ostacoli costituiti dai concorrenti, la qual cosa presuppone un’inclinazione ai compromessi e all’ opportunismo che probabilmente Pambianchi non aveva. Oppure per un altro limite suo, quello di esser convinto – e tutto sommato non aveva torto – di avere ottime carte da giocare al tavolo assai mediocre delle faccende politiche maceratesi, dove talvolta è sufficiente aver la spinta di un vescovo e il salto è compiuto. Sto scherzando? Diciamo di sì, ma fino a un certo punto.

Addio a Graziano Pambianchi, esponente di spicco della politica maceratese



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