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Marco Scolastici, dalla yurta al libro:
storia di resistenza dopo il sisma

VISSO - Il pastore ha pubblicato con Einaudi il racconto della sua storia e la sua vita dopo il terremoto. «Oltre ad essere casa e rifugio, a Macereto è stata punto di incontro tra gli allevatori, ritrovo con le associazioni che lavorano sul territorio. E ci hanno anche registrato un album»
sabato 3 Novembre 2018 - Ore 13:36 - caricamento letture
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Marco Scolastici

 

Dai pascoli alle librerie, storia di una yurta, di terremoto e resistenza. Storia di Marco Scolastici, autore con Einaudi di “Una yurta sull’Appennino”. «Fuori la neve continua a scendere silenziosa. È ormai quasi buio. Nella yurta invece è caldo. Bevo l’ultimo sorso dalla tazza e infilo la giacca per tornare al lavoro. Ciclopi, terremoti e bufere facciano quel che devono, io sono Marco Scolastici e dalla mia Itaca non me ne vado più». Dai pascoli di Macereto, è arrivato nelle librerie di tutta Italia con la sua storia, quella di un ragazzo che non si è voluto arrendere alla distruzione del terremoto e che insieme alla sua famiglia, ha trovato una soluzione inaspettata all’inagibilità dell’azienda, la yurta una tipica tenda mongola. L’idea di resistere al freddo dell’inverno, pur di non abbandonare gli animali, gli è stata data da un suo cliente, una ditta olandese gli ha regalato la tenda circolare, dall’aspetto esotico ed accogliente. A ottobre il libro “Una yurta sull’Appennino”, storia di un pastore che ha sconfitto il terremoto, è uscito in tutte le librerie, edito da Einaudi.

Marco Scolastici nella yurta

«Questo libro racconta la mia storia, le difficoltà affrontate in azienda nel periodo del terremoto, la soluzione che abbiamo trovato e non era stata prevista – dice Marco Scolastici – che si è rivelata un’ottima soluzione, creativa e funzionale. Questo ci ha permesso da un lato di rimanere in azienda a seguire gli animali e continuare a stare sul territorio e dall’altro di avere una visibilità, per cui la yurta oltre ad essere casa e rifugio, a Macereto è stata punto di incontro tra gli allevatori, punto di ritrovo con le associazioni che lavorano sul territorio». La yurta ha portato anche cultura e bellezza sull’Appennino: «E’ stata anche un punto di ritrovo culturale, sono state fatte residenze artistiche, c’è stato scritto, composto e registrato un album che si chiama “Terra matta”, sono stati fatti corsi di yoga, è un ambiente, forse per la forma circolare ottimo per l’accoglienza, non è una struttura comune – prosegue il ventinovenne – oltretutto si trova sui piani di Macereto, con il monte Bove alle spalle, con l’atmosfera giusta. Abbiamo scoperto che è particolarmente adatta alle registrazioni, l’idea è quella di promuoverla come uno studio di registrazione, permettendo a vari gruppi, della zona o da fuori, di venire in azienda, vivere la quotidianità, la realtà di un’azienda agricola, per poter poi usufruire di uno studio di registrazione particolare». Il libro è stato per il giovane occasione di mettere dei punti fermi dopo il tumultuoso periodo del terremoto: «E’ molto personale, leggendolo si vede che racconta il perchè ho deciso di tornare e rimanere, c’è dentro la storia della mia famiglia, il legame che ho con il posto, è sicuramente servito per scrollarsi di dosso tutta la negatività del terremoto e cercare di ripartire alla grande». Dopo il terremoto per Marco Scolastici è tempo di guardare oltre, invito che lancia ai propri coetanei: «Vanno sfruttate le opportunità e la visibilità che c’è stata con il terremoto. Occorre smettere di lamentarsi e smettere di rimpiangere quello che c’era, perchè oltre agli aspetti negativi, ci sono state cose positive che possono essere sfruttate in futuro. Le nostre montagne ci sono, sono fruibili, sicuramente si può ripartire da questo e dal nostro territorio».



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