Le crepe di Macerata a 2 anni dal sisma:
«Siamo bloccati dalle sanatorie»

RICOSTRUZIONE - L'assessore Narciso Ricotta porta i dati: «Ci aspettavamo 750 progetti, ne sono arrivati 98. Il problema sono le difformità lievi: serve un cambio di passo»
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La palazzina di via Roma sgomberata dopo il terremoto (foto di ottobre 2016)

di Federica Nardi

Sono pochissimi i progetti presentati all’Ufficio ricostruzione per ricostruire o riparare le case di Macerata. L’anno scorso la stima di edifici inagibili era di circa 700. A oggi però, sul tavolo dei tecnici che valutano le pratiche, di progetti di ricostruzione ce sono una manciata: 98. Che la ricostruzione si stia impigliando nella normativa è chiaro da tempo. Anche nel capoluogo di Provincia. Dove non fortunatamente non ci sono macerie ma ponteggi e transenne a segnalare quelle case che non hanno resistito alle scosse del 2016. L’inagibilità è a macchia di leopardo e non ha fatto distinzioni tra le case di campagna e case centralissime o in zone di passaggio come via Roma o corso Cavour. Per una stima delle persone ancora fuori casa, basta guardare i dati sul contributo di autonoma sistemazione. A luglio erano 660 i maceratesi che hanno ricevuto il cas. Per finanziare questi 98 progetti, per lo più case e una sola attività produttiva, sulla carta di sono quasi 2 milioni di euro. Anche se di liquidati nelle tasche del privato, al momento, ne risultano circa 191mila.

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Narciso Ricotta

A spiegare la situazione della città è stato oggi l’assessore ai Lavori pubblici Narciso Ricotta, durante l’incontro sulla ricostruzione organizzato dal Pd all’interno della festa dell’Unità. «Ci aspettavamo 780 progetti – spiega Ricotta – ne sono arrivati 98. E di questi ne erano conformi solo quattro. Nel 95 percento dei casi si trattava di lievi difformità. Non stiamo parlando di abusi grandi quindi ma magari di piccoli dettagli cambiati e di cui magari è anche difficile reperire la documentazione. Ad esempio lo spostamento di un tramezzo. Questi casi devono prima fare la sanatoria: significa di fatto ingolfare la ricostruzione. A Macerata – prosegue Ricotta -, c’erano situazioni già in degrado prima del terremoto. Parlo di palazzine degli anni 50 e 60, nelle zone di prima periferia della città come via Pace e via Marche. Ricostruire così com’erano significa sprecare denaro. Occorre quindi un intervento normativo che permetta di unire il sisma bonus ai fondi per la ricostruzione, in modo che si possano riqualificare. Il contributo di autonoma sistemazione – conclude -, ci costa 600mila euro al mese. Dobbiamo accelerare il rientro. Non occorrono condoni. Chi ha sbagliato pagherà ma chiedo che in ogni caso non si fermi la pratica per chi ha fatto difformità lievi. Altrimenti è un duplice danno. Abbiamo avuto situazioni nei condomini dove l’edificio viene inteso come unico e le sanatorie si fanno appartamento per appartamento. In un caso siamo arrivati a 13 sanatorie. Si crea un ciclo negativo di attese continue».

 



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