Incendio al Cosmari,
a giudizio il direttore Giampaoli
L’assicurazione paga 6 milioni per i danni
IN AULA - L'udienza si è svolta questa mattina in tribunale, tra le contestazioni quella di non aver effettuato il vaglio periodico del sistema dell'allarme antincendio. Il consorzio nel frattempo è stato risarcito per il rogo
di Gianluca Ginella
Incendio al Cosmari, rinviato a giudizio il direttore Giuseppe Giampaoli, 66. La decisione è arrivata questa mattina dal gup Giovanni Manzoni del tribunale di Macerata dove oggi si è svolta l’udienza preliminare. I fatti che vengono contestati al direttore del Cosmari riguardano l’immenso rogo che si era scatenato il 9 luglio del 2015. Nel frattempo l’assicurazione ha risarcito l’azienda per i danni del rogo con 6 milioni di euro.
Un incendio vastissimo quello che era scoppiato al Cosmari intorno all’1 di notte del 9 luglio del 2015. Le fiamme avevano avvolto uno dei capannoni dove erano stipati i rifiuti. Immediati i soccorsi da parte dei vigili del fuoco che per diverse ore avevano operato per spegnere le fiamme. In realtà per completare le opere di spegnimento c’erano voluti diversi giorni. Per quei fatti la procura aveva aperto un fascicolo. Alla fine è stato indagato, e oggi rinviato a giudizio, il direttore del Cosmari, Giampaoli, per incendio colposo. L’accusa contesta a Giampaoli di non aver effettuato il periodico vaglio dell’impianto di rilevazione fumo e allarme incendio, «la cui segnalazione acustica e visiva rimaneva non funzionante una volta divampate le fiamme», quindi, essendo la struttura priva di automatica segnalazione d’incendio, di non aver organizzato efficientemente il personale per permettere un costante controllo dei capannoni, di non avere suddiviso per tipologia il materiale stoccato, anzi depositando – continua l’accusa – del multimateriale nell’ampliamento del fabbricato del compartimento “Centro di selezione rifiuti urbani da raccolta differenziata” che era sfornito di una separazione resistente al fuoco.
A Giampaoli viene inoltre contestato di aver lasciato spalancati i 4 portoni carrabili del capannone «ostacolando un immediato intervento dei vigili del fuoco», dice l’accusa, e determinando una situazione per cui le fiamme, «scaturite da un probabile cortocircuito, verso l’una, arrivavano ai rifiuti» e, favorite da folate di vento, si erano sviluppate in modo così intenso che, all’1,18 avevano bruciato tutti i prodotti e compromesso in modo grave la stabilità dell’intero fabbricato. Giampaoli, assistito dall’avvocato Vando Scheggia, respinge le accuse. «Giusto ci sia un vaglio dibattimentale, anche se credo di avere già dimostrato che Giampaoli non ha commesso i reati contestati» dice l’avvocato Scheggia. Prova ne sarebbe, secondo la difesa, anche il fatto che l’assicurazione aveva risarcito il consorzio per i danni subiti a causa del rogo con 6 milioni di euro. Questa mattina aveva chiesto di costituirsi parte civile l’associazione Nuova Salvambiente onlus (tutelata dall’avvocato Eleonora Borroni), ma il gup ha ritenuto di non ammetterla.
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