Rebus busta paga pesante,
centinaia di telefonate per chiarimenti
I sindacati: «Il decreto va adottato subito»

SISMA - Le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil sommerse di domande da parte di lavoratori e pensionati per la restituzione dei contributi sospesi dopo il terremoto: «Chiediamo al Governo e al Parlamento un'assunzione di responsabilità»
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Il commissario Paola De Micheli

 

«Stiamo ricevendo centinaia di telefonate da tutta la regione. La busta paga pesante continua a creare tensioni e rischi di disparità. Il decreto legge annunciato dal commissario alla Ricostruzione Paola De Micheli deve essere adottato nell’immediato». Le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil lanciano l’allarme sulla restituzione da parte dei residenti nelle aree terremotate della cosiddetta “busta paga pesante” che, almeno fino all’annuncio di De Micheli che ha assicurato un intervento imminente sulla materia, andrebbe restituita in 24 mesi a partire dal 31 maggio.

Il nuovo decreto dovrebbe spostare la data al 31 dicembre 2018 e aumentare le rate a 60, ma alcune categorie di lavoratori (come quelli della scuola e dei vigili del fuoco) hanno potuto già aderire alla versione precedente della norma. Per gli altri, compresi i pensionati, resta il dubbio di come fare perché «l’Agenzia delle entrate – spiegano i sindacati – non ha ancora definito le modalità di restituzione». Insomma, un’ulteriore incertezza normativa «che sta generando ulteriori ansie e preoccupazioni a persone già pesantemente provate».

«Il decreto legge annunciato i giorni scorsi dal commissario straordinario De Micheli – dicono i sindacati – che dovrebbe spostare la decorrenza della restituzione al 31 dicembre 2018 e aumentare a 60 le rate, deve essere adottato nell’immediato, poiché il tempo, in questa vicenda, non è una variabile indipendente. È fondamentale prevedere la possibilità per tutti i lavoratori e i pensionati di aderire alla restituzione in 60 mesi . Il rischio è che chi ha già aderito alla rateizzazione in 24 mesi non possa accedere ad un possibile trattamento di miglior favore. Sarebbe una beffa inaccettabile. Chiediamo quindi al Governo e al Parlamento un’assunzione di responsabilità con la rapida emanazione di un decreto, come da noi fortemente e più volte richiesto, che risolva definitivamente la questione e che non generi ulteriori problemi».

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