Razzismo sul campo da basket,
la rabbia della Vigor Halley:
«Giocatore coperto di insulti»

MATELICA - L'episodio denunciato dalla società durante il match contro il Fossombrone, nel mirino dei tifosi Diadia Mbaye. «Utilizzeremo tutti i mezzi in nostro possesso pur di fare giustizia su questa torbida vicenda»
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Diadia-Mbaye

Diadia Mbaye

 

 

Episodio di razzismo durante la gara fra Fossombrone e Vigor Halley Matelica, valevole per l’ottava giornata della Serie C Silver. A denunciarlo la società biancorossa. «Domenica pomeriggio, una buona Vigor è caduta solo nel finale sul parquet di Fossombrone, una sconfitta che ci può stare, contro la capolista, una squadra di grande valore. E quindi non ci sarebbe molto da essere arrabbiati, o amareggiati. Ma siamo purtroppo costretti a tralasciare il risultato della giornata, e dover stigmatizzare il bruttissimo episodio di razzismo subito dal nostro giocatore Diadia Mbaye, bersagliato per tutta la durata della partita da alcuni giovani tifosi locali con insulti imbarazzanti (come “negro di m….”)».  La società matelicese punta il dito contro chi non ha impedito che questi insulti che continuassero. «Siamo nel 2017 (quasi 2018) ed ancora non si riesce a tifare per la propria squadra, preferendo al contrario insultare e denigrare gli avversari, soprattutto chi ha solamente il colore della pelle diverso dal nostro – aggiunge la società -. Ci auguriamo che queste parole siano state pronunciate solo da tali soggetti e non magari anche da giocatori e da membri dello staff locali, visto che la tensione altissima del momento potrebbe aver giocato un brutto scherzo a qualcuno. A questo proposito però, ciò che ci ha dato davvero più fastidio è che, in un palazzetto in cui si sente anche un respiro, nessuno si sia mosso per fare qualcosa e fermare questi insulti». Quindi  il desiderio che venga fatta giustizia. «Sicuramente utilizzeremo tutti i mezzi in nostro possesso pur di fare giustizia su questa torbida vicenda – conclude la Vigor Halley – che ha rovinato una bellissima giornata di sport, testimoniata peraltro dalla presenza di molti giovani e giovanissimi, in un palazzetto pieno. Perché non vogliamo far rivivere al nostro giocatore un’altra brutta esperienza. Sottolineiamo come tale nota sarebbe stata scritta ugualmente anche in caso di vittoria. Perché qui il risultato non c’entra nulla. Qui non parliamo di pallacanestro, ma di mancanza di quei valori etici e culturali, di quei principi a cui tutti i nostri tesserati devono attenersi».



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