Macerata, il futuro dell’ex Upim:
viva il commercio o viva la cultura?

RUBRICHE - Ancora una volta il gioiello della città – il centro storico - rischia di essere gestito secondo interessi di parte, di categoria o di bottega
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di Giancarlo Liuti

Nel centro storico di Macerata si sta per decidere il futuro dei due piani della ex Upim, in via Matteotti, a pochi passi da piazza della Libertà. Diverranno proprietà del Comune, che vi realizzerà mostre d’arte e altre iniziative culturali? Oppure, forse meglio, dell’Università, che li utilizzerà per farci aule e luoghi d’incontro o dibattiti per studenti? Oppure – il destino è in agguato – di privati, che dai e dai prevarranno e se ne serviranno per ulteriori imprese commerciali? Di solito il “modus vivendi” di Macerata è caratterizzato da una certa lentezza, ma stavolta sembra che sia stato messo il piede sull’acceleratore. E ogni giorno, in sintonia con quest’epoca un po’ sbarazzina, ne salta fuori una nuova, o magari una vecchia che però, nel frattempo, è diventata nuova.
I protagonisti più autorevoli di tale vicenda sono il sindaco Romano Carancini e il rettore dell’Università Francesco Adornato, quest’ultimo apparentemente in vantaggio per il prestigio ben oltre confine dell’ateneo maceratese e, sembra, anche per una maggiore disponibilità di risorse per così dire culturali. Ma si dà il caso che spetti proprio al Comune consentire il mutamento di “destinazione d’uso” dei due piani di cui sopra. E, per quanto auspicabile, un accordo fra il sindaco e il rettore potrebbe rivelarsi non facilissimo, se non altro perché entrambi si battono – ed è vero – per il bene della città, ma secondo prospettive diverse.

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I locali dell’ex Upim sono vuoti dal 2003, vengono usati per mostre

Come sbrogliare questa che comincia a rivelarsi un’imbrogliata matassa? Avendone già diffusamente parlato l’informazione, ritengo superfluo, qui, tornare alle molte parole ed ai pochi fatti degli ultimi giorni. Per cui potrebbe essere più divertente trattarne con una punta d’ironia, forse l’unica via, nell’Italia scombussolata di oggi, in grado di condurre alla verità. Quindi ironia. E il primo dei miei suggerimenti è di ricorrere a quella “fuga in avanti” che oggigiorno va molto di moda, cioè a un“referendum”. Tutti i maceratesi a votare, insomma, e avrà vinto la parte alla quale sarà andata la maggioranza dei voti. Ma ci vorrebbe una campagna elettorale, ci vorrebbero comizi, ci vorrebbero manifesti. Roba che costa. E di euro in giro non ce ne sono tantissimi. Allora? Ci si potrebbe rivolgere a un mago – di maghi, invece, ce ne sono parecchi, ministri, leader politici, presidenti di qualcosa, faccendieri , specialisti del vento che tira – e lui ci metterebbe pochissimo a risolvere ogni problema facendo funzionare la sua celeberrima bacchetta, ossia il suo esercito di familiari, amici, amici degli amici, portaborse.. Oppure, ipotesi anch’essa da non scartare, far leva sull’appellativo di “Civitas Mariae” del quale Macerata si fregia da anni e, fiduciosi, aspettare che ci pensi, dall’alto dei cieli, la Madonna.
Però questa storia dei due piani ora sfitti dell’ex Upim è un problema magari piccolo ma serio, talmente seria da contribuire, se risolto seriamente, alla “serietà estetica” – intesa come bellezza – del centro storico cittadino. Basta con l’ironia, dunque, e coloro dai quali dipende la fisionomia della città si mettano insieme e con onestà intellettuale lascino perdere gli interessi individuali, le antipatie personali e le convenienze di fazione politica.



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