“Okike”, un film sull’accoglienza
con i migranti di Macerata

PELLICOLA - Il lungometraggio, girato nel capoluogo e patrocinato dal Comune, vede come protagonisti gli immigrati ospitati dal Gus nelle Marche. "Il cinema, la fiction e la letteratura sul tema sono diventati paradossalmente più veritieri della realtà" ha spiegato l’assessore Federica Curzi
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Uno scatto dal set di Okike

Conf-stampa

La conferenza stampa di questa mattina nella biblioteca Mozzi Borgetti di Macerata

 

Un lungometraggio sul dramma dei migranti e sulle storie di accoglienza, con protagonisti i migranti accolti a Macerata e nelle Marche dal Gruppo umana solidarietà (Gus). E’ il progetto del film “Okike”, presentato questa mattina alla biblioteca maceratese Mozzi Borgetti e ormai in fase di post produzione. La pellicola sarà presto pubblicata su dvd da distribuire nelle scuole e in tanti progetti del Gus nazionale. Prodotto dalla Palabras srl e realizzato da Dibbuk produzioni, il film è patrocinato dal Comune di Macerata e vede tra i suoi sostenitori Ombudsman Marche e Marche film commission. «Abbiamo creduto da subito in questo progetto, che ha saputo aggregare attorno a sé diverse realtà» ha affermato la responsabile di Marche film commission Anna Olivucci, secondo la quale, «Okike ci darà grandi soddisfazioni, perché ha un’anima a differenza di molti progetti cinematografici che ci vengono presentati». Il progetto, che beneficia anche di una raccolta fondi sulla piattaforma online Produzioni dal basso, potrebbe essere proiettato in festival nazionali e internazionali. «Questo progetto ci ha attratto e spaventato al tempo stesso», ha dichiarato in conferenza stampa il regista Edoardo Ferraro, il quale insieme allo sceneggiatore Leonardo Accattoli ha dovuto innanzitutto «instaurare un rapporto di fiducia con ragazzi che quella realtà scritta su carta la vivono sulla propria pelle quotidianamente», poi dare una veridicità al proprio racconto, «con un’estetica da vero e proprio film».

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«Il cinema, la fiction e la letteratura sul tema dei migranti sono diventati paradossalmente più veritieri della realtà. È il paradosso di questi giorni che vedono la narrazione sul tema dell’accoglienza addensarsi di allarmismo ed esasperazione»,  ha spiegato l’assessore alle Politiche giovanili di Macerata, Federica Curzi. Il film con sceneggiatura originale racconta proprio la realtà dei rifugiati e dei richiedenti asilo partendo dalla storia di Okike, giovane africano in attesa di incontrare la commissione che deciderà il suo futuro, negando o accogliendo la sua richiesta di asilo. «In queste settimane – ha aggiunto il coordinatore nazionale del Gus, Giovanni Lattanzi – si sente un gran parlare delle migrazioni e dell’accoglienza, soprattutto da quelle persone che del fenomeno migratorio nulla sanno, e quindi ne parlano per luoghi comuni e per sentito dire. Noi facciamo buona accoglienza da anni e lo facciamo emozionandoci, perché ci crediamo e perché consideriamo la presa in carico dei nostri beneficiari la cosa più importante».

Okike vuole raccontare la difficoltà di convivere con il trauma della fuga, della violenza, dell’esilio e della solitudine. Un personaggio che ha una storia, ma che paradossalmente ha una storia troppo simile a tante altre. Okike non demorde, e non mollerà nemmeno dopo il rifiuto della commissione. Il film, girato in queste settimane in diverse location maceratesi dalla Dibbuk, ha visto protagonisti i beneficiari dei progetti di accoglienza gestiti dal Gus a Macerata, Jesi, Chiaravalle, Falerone e Servigliano, che ospita l’attore protagonista, Ousman Bah, ventenne proveniente dalla Guinea Conacry che ha interpretato il ruolo di Okike. Alle riprese hanno contribuito quindici studenti dell’Accademia di belle arti di Macerata in qualità di stagisti con diversi ruoli. «Continuiamo a lavorare contro i pregiudizi e i luoghi comuni – ha concluso il presidente del Gus, Paolo Bernabucci – a noi le chiacchiere da bar non interessano, le conosciamo ma non ci interessano. Noi siamo altro e quello che ci interessa è continuare a lavorare per dare una buona accoglienza a chi ci viene affidato perché in fuga da conflitti e persecuzioni. Continuare a lavorare nei progetti all’estero, in Iraq, in Siria e in altre zone del mondo. E questa è la nostra corazza contro la banalità».



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