Attentato a Londra, il racconto:
“Sono scampato per un soffio”

LA TESTIMONIANZA - Sandro Mancini partito da Belforte ora vive e lavora nella city: "Ieri sera volevo fare un giro a London Bridge, poi sono tornato a casa perché era tardi. Posso dire di essere stato davvero fortunato. Ma qui l'aria è tesa e c'è preoccupazione che possa non essere finita". IL VIDEO GIRATO DA UN SUO AMICO
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(in alto il video girato da un amico di Sandro Mancini)

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Sandro Mancini

 

“Ieri sera volevo fermarmi a London Bridge per un giro, poi era tardi e sono tornato a casa. Quando ho visto degli attentati ho pensato che tra le vittime ci sarei potuto essere anche io”.  Sandro Mancini, 46enne partito da Belforte, vive e lavora a Londra ormai da tre anni. E’ scampato per un soffio all’attacco terroristico che ieri ha fatto ripiombare la capitale inglese nel panico. L’allarme è scattato alle 23.07, ora italiana. Un furgone è piombato sulla folla a London Bridge, ponte simbolo della città, investendo diversi pedoni. Dal messo sono scesi tre assalitori, finte cinture esplosive in vita, che hanno iniziato a colpire passanti a caso con i coltelli. Il commando ha poi continuato in Borough Market la sua azione omicida,  prima di cadere sotto i colpi della polizia. Il bilancio è di 7 morti (oltre ai tre terroristi), e decine di feriti, tra cui alcuni gravi. “Ieri – racconta Mancini – sono stato ad Angel, un bel quartiere nella zona centrale di Londra. Per tornare a casa dovevo prendere la Northern line fino a London Bridge per poi salire sulla Jubilee line. Ho pensato di fare un giro a London Bridge, come ho sempre fatto tante altre volte, percorrendo il  ponte fino ad arrivare al Tower bridge e poi tornare indietro. Ma ho visto l’ora e ho deciso di andare direttamente a casa. Poi ho letto degli attentati, sono iniziate a passare ambulanze a sirene spiegate, il caos. Lo posso dire forte, sono stato veramente fortunato”. Ma ancora oggi la situazione nella city è ancora preoccupante. “Purtroppo – continua  Mancini – la paura è che non finisca qua. Oggi non sono uscito ancora, ma si respira un’aria tesa in città. E’ inevitabile avere il timore che tra le prossime vittime ci possa essere anche tu, non sai mai quando colpiscono, né dove, né a che ora. Si è perso un po’ quel senso di sicurezza, nonostante qui ci siano molti più controlli che in Italia. Per adesso cercherò di restare qua e poi vedremo se tornare  o spostarmi da qualche parte. Perché è innegabile che qui a Londra è diventato molto pericoloso e che ogni giorno si rischia la vita”. Fino a gennaio Mancini ha lavorato proprio a London Bridge, e sempre di notte.

(Gio. Def.)

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