Sindaci disertano il 2 giugno a Roma:
“No alla Repubblica che deporta gli sfollati”
Falcucci: “Penso alle dimissioni”

SISMA - Anche Giuliano Pazzaglini, primo cittadino di Visso, ha preferito rimanere a casa: "In questo modo critico la disumanizzazione della gestione dell'emergenza"
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I festeggiamenti a Roma

 

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Giuliano Pazzaglini, sindaco di Visso

 

Erano più di cento i sindaci del cratere che questa mattina hanno preso parte a Roma alla tradizionale parata del 2 giugno.  Ma molti sono anche quelli che hanno preferito restare a casa, vicino alla propria gente. Tra questi Giuliano Pazzaglini, il primo cittadino di Visso che chiarisce la sua assenza: 
«La mia non è stata una polemica, come ho letto, è stata una critica, esplicitata con un comportamento. Critica per molti motivi, il primo dei quali la disumanizzazione della gestione di questa emergenza. Mi spiegate come avrei potuto andare a Roma a “festeggiare” una Repubblica che il giorno prima aveva deportato gli evacuati temporaneamente alloggiati al Natural Village di Porto Potenza?». Non un allontanamento dalle istituzioni: «Al contrario, ho tutta l’intenzione di parlare con le istituzioni. Come potrei altrimenti lavorare alla ricostruzione? Ci parlerò, ci lavorerò insieme, criticherò le decisioni che non mi convinceranno ma sempre nel pieno rispetto dei ruoli e delle procedure democratiche. Che non prevedono l’obbligo di “festeggiare” insieme. Ho tanti doveri, non quello di festeggiare».
Conclude con amarezza: «Sono un terremotato come tutti i miei concittadini (e dei comuni vicini) e non ho nessuna voglia di festeggiare».

 

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Il sindaco Mauro Falcucci di Castelsantangelo

 

Assente anche il sindaco di Castelsantangelo Mauro Falcucci  che rivela: «Penso tutti i giorni alle dimissioni, che fai quando tutti i tuoi appelli vanno a vuoto? Siamo impotenti ma ho la responsabilità da sindaco. Stiamo affrontando problematiche epocali con misure ordinarie».
Falcucci risparmia il capo dello Stato Sergio Mattarella che dice «non ha responsabilità, anzi ha ricordato il nostro dramma anche in occasione di queste celebrazioni».

 

 



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