“Voucher aboliti,
un buco che favorisce il lavoro nero”

L'analisi dei Consulenti del lavoro della provincia di Macerata sulle nuove disposizioni
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I voucher

In tempi record il governo, lo scorso venerdì 17 marzo, ha abolito il lavoro occasionale accessorio, i cosiddetti voucher.
Infatti, dopo l’ok della Commissione lavoro del 16 marzo, il governo con il D.L. n. 25 del 17 marzo 2017, entrato in vigore il giorno stesso con la pubblicazione in “Gazzetta Ufficiale” n. 64 del 17 marzo 2017, ha abrogato gli articoli da 48 a 50 del D.Lgs. n. 81/2015, il c.d. Testo Unico dei contratti, facendo di fatto scomparire dal nostro ordinamento questa forma di lavoro caratterizzata dall’occasionalità.
Il lavoro occasionale di tipo accessorio era infatti una particolare modalità di prestazione lavorativa introdotta all’interno del nostro ordinamento dalla legge Biagi la cui finalità principale era quella di regolamentare quei rapporti di lavoro che soddisfacevano esigenze occasionali a carattere saltuario, con l’obiettivo di far emergere quelle attività che erano confinate nel “lavoro nero” ed allo stesso tempo dando una tutela ai lavoratori che fino ad allora operavano senza alcuna protezione assicurativa e previdenziale.
Ricordiamo tutti infatti che il cosiddetto “voucher” era lo strumento con il quale una famiglia poteva pagare, ad esempio, le prestazioni svolte da una baby sitter o dal giardiniere, come pure un’impresa poteva corrispondere delle somme a dei lavoratori che venivano occupati solo occasionalmente all’interno dell’attività produttiva.
Negli anni su tale strumento si sono succedute svariate modifiche normative che lo hanno aperto ad una platea sempre più ampia di possibili utilizzatori, con il risultato di far crescere in maniera esponenziale il suo impiego.
Solo sei mesi fa il Consiglio dei Ministri aveva introdotto nuove regole per permettere una maggiore tracciabilità dei voucher, obbligando gli utilizzatori a comunicare, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione lavorativa, i dati del lavoratore e la durata della prestazione con l’intento di arginare il fenomeno dell’abuso di tale strumento.
Dunque, dal 17 marzo non sono più acquistabili i voucher mentre saranno utilizzabili, fino al 31 dicembre 2017, quelli acquistati prima di tale data.
Vediamo dunque quali sono le conseguenze per famiglie ed imprese.
Dal 17 marzo le famiglie non hanno più alcuno strumento per pagare le prestazioni lavorative svolte ad esempio dall’universitaria che per arrotondare aiuta nei compiti i figli o al pensionato che si occupa della cura del giardino.
Sul fronte imprese, molti potrebbero sostenere che esistono altre forme contrattuali utilizzabili quali il lavoro intermittente o il part-time. In realtà tali tipologie contrattuali potranno molto difficilmente sostituire il lavoro accessorio.
Il lavoro intermittente difatti può essere stipulato solo nelle ipotesi previste dalla legge Biagi ossia nei casi individuati dai contratti collettivi (ma dal lontano 2003 pochissimi hanno disciplinato questo istituto) o per particolari attività (indicate da un Regio Decreto datato dicembre 1923), oppure in presenza dei requisiti anagrafici del prestatore (soggetti con meno di 24 o più di 55 anni di età).
Invece per quanto concerne il lavoro a tempo parziale, bisogna evidenziare che all’atto dell’assunzione nel contratto di lavoro deve essere contenuta la puntuale indicazione della durata della prestazione lavorativa e la collocazione temporale della stessa, oltre al fatto che molti contratti collettivi prevedono un numero minimo di ore che devono essere svolte dal lavoratore a tempo parziale.
Inoltre, come già posto in evidenza dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, la cancellazione tout court delle norme che disciplinano il lavoro accessorio con effetto dal 17 marzo 2017 creano un “buco” legislativo a chi utilizzerà nel periodo transitorio i buoni acquistati precedentemente perché, di fatto, non esiste più la disciplina di riferimento e nel decreto del 17 marzo non si fa alcun rimando alla specifica applicabilità della normativa previgente alle prestazioni svolte fino al 31 dicembre 2017, ne consegue quindi che la comunicazione preventiva non sarebbe più obbligatoria, non essendo prevista da alcuna legge vigente, ma, circostanza altrettanto grave, sarebbe impossibile applicare la sanzione in caso di omissione, perché anche la norma che la prevede(va) è stata espressamente abrogata.
Per colmare la paradossale lacuna è intervenuto solo l’altro sera il Ministero del Lavoro con un comunicato stampa che recita “utilizzo dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio, nel periodo transitorio sopra ricordato, dovrà essere effettuato nel rispetto delle disposizioni in materia di lavoro accessorio previste nelle norme oggetto di abrogazione da parte del decreto.” La nota del Ministero pubblicato ieri sembra voler “mettere una toppa” alla svista, ma vale la pena ricordare che un comunicato stampa non è un atto previsto nella gerarchia delle fonti.
Appare perciò evidente la necessità di un intervento correttivo del secondo comma dell’art. 1 del d.l., cioè quello che elimina i voucher. Intervento che colmi tale vuoto normativo, altrimenti oggettivamente evidente, con una previsione che rispetto all’attuale proroga circoscritta del lavoro accessorio fino al 31 dicembre 2017, preveda anche un effettivo regime transitorio di vigenza delle norme altrimenti abrogate, entro gli identici limiti previsti per l’utilizzabilità dei voucher.
A questo punto ci si domanda: era così urgente depennare una forma di lavoro senza aver prima individuato differenti strumenti ad uso di famiglie ed imprese?
Ancora un’altra domanda: ma una materia tanto importante quanto delicata come quella del lavoro, può essere disciplinata per decreto legge?
I Consulenti del Lavoro pretendono risposte certe ed immediate, la situazione creatasi oltre a danneggiare ancora una volta il mercato del lavoro, facilita e favorisce il ritorno ad una stagione di lavoro condotto in forma illegale e per mille motivi ancora più pericoloso per la nostra economia e per il futuro delle famiglie.

A cura del Centro Studi Consulenti del Lavoro della Provincia di Macerata

Consulenti del lavoro macerata



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