Gli chiede aiuto per la separazione,
truffata di 99mila euro

CINGOLI - Sotto accusa un imprenditore che avrebbe ottenuto da una parente una Audi Q7 e 71mila euro. La donna si era rivolta a lui, all'epoca praticante in uno studio legale, per assistenza nelle pratiche per dividersi dal marito. La difesa respinge le accuse: "Nessun raggiro"

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Il tribunale di Macerata

 

di Gianluca Ginella

Convince una parente a farsi assistere nel corso della separazione e così riesce ad ottenere una Audi Q7 e assegni per 71mila euro. Queste in sintesi le accuse contestate in un processo che si sta svolgendo al tribunale di Macerata in cui è imputato un imprenditore di 53 anni, di Cingoli, che vive a Filottrano. L’uomo deve rispondere di truffa. Oggi è stata sentita la vittima del presunto raggiro. La difesa respinge ogni addebito, sostenendo che la donna fosse a conoscenza di ogni operazione e che gli assegni fossero stati sempre liberamente disposti da lei.

Sarebbe cominciato tutto da una separazione e così una donna di Cingoli si sarebbe fatta convincere da un suo parente a gestire la sua separazione e in questo modo l’avrebbe truffata. Ora il parente della donna, un imprenditore di 53 anni, è imputato al tribunale di Macerata. Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Raffaela Zuccarini, l’uomo si sarebbe approfittato del rapporto di conoscenza con la donna e l’avrebbe convinta a farsi rappresentare nella separazione dal legale dove lui all’epoca dei fatti svolgeva la pratica forense. L’uomo avrebbe detto alla donna di temere che i familiari di lei potessero avanzare una istanza per farla dichiarare incapace, questo allo scopo di ottenere la gestione esclusiva del suo patrimonio, e così avrebbe usato i dati personali della donna per accedere ad un finanziamento di 27.965 euro per l’acquisto di una Audi Q7 che poi aveva intestato ad una società di cui era legale rappresentante. Inoltre, prosegue l’accusa, avrebbe ottenuto una serie di assegni a titolo di compenso per le prestazioni professionali svolte per 71.310 euro. In totale l’accusa contesta all’imprenditore di aver truffato 99.276 euro alla donna. I fatti sarebbero avvenuti a Cingoli e a Camerano tra il 15 marzo del 2012 e il 26 giugno del 2013. L’uomo è assistito dall’avvocato Luciano Maria Bora. La difesa sostiene che le contestazioni siano prive di fondamento o comunque non siano correttamente inquadrate. Le operazioni di pagamento e incasso sarebbero tutte legittime e documentate: perché la parte offesa era informata su tutto ciò che è stato fatto, e perché aveva sempre espresso il suo consenso. La difesa sostiene inoltre che i presunti raggiri siano frutto di gravi distorsioni della realtà. Sempre secondo la difesa la donna, vista la parentela con il 53enne e sapendo che era esperto di finanza, gli aveva sottoposto i contratti sottoscritti con il suo promotore finanziario perché temeva la sottrazione di somme. Successivamente gli aveva affidato la gestione legale della sua separazione. Sugli assegni la difesa sostiene che fossero stati sempre liberamente disposti dalla donna. Per quanto riguarda l’auto la tesi difensiva è che la Audi Q7 fosse stata intestata alla sua società solo per cortesia. Oggi è stata sentita la parte offesa che ha confermato le accuse. Il processo è stato poi rinviato al 12 dicembre. La donna è parte civile al processo, assistita dall’avvocato Domenico Morace.


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