Palermo “vince” Recanati

CAPITALE DELLA CULTURA - Una battaglia dall'esito scontato ma ostacolata dalle lotte interne, va superata l’etichetta di gente “zotica e vil” che ha lanciato loro come un anatema Giacomo Leopardi

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Donatella Donati

 

di Donatella Donati

C’era da immaginarselo quando si sono visti i nomi di Palermo e Trento nella rosa dei dieci selezionati per diventare Capitale della cultura italiana 2018. Addirittura impossibile il paragone tra un piccolo centro terremotato e un’opulenta città che negli ultimi anni ha combattuto con vigore la mafia e ha potuto presentare progetti rappresentativi di una cultura europea. Bisogna dare atto al sindaco Francesco Fiordomo di essersi battuto con ostinazione ed impegno per dare dimostrazione di una Recanati degna di uscire dal cratere con progetti importanti, ma la collaborazione avuta dalle istituzioni culturali della città è stata nulla.

Il Centro nazionale di studi leopardiani e il Centro mondiale della poesia, nomi risonanti ma di pochissima efficacia rappresentativa, non hanno dato alcun contributo all’iniziativa perché invischiati in una lotta a coltello per dimostrare una supremazia inesistente facendo ricorso alle carte bollate e alla magistratura. Invece di fare alleanze per elaborare progetti che potessero dimostrare la dignità di Recanati ad affermare le sue pretese, si sono esauriti in piccole guerriglie senza generali validi e hanno contribuito al fallimento di una iniziativa degna di rispetto. Nella storia passata e presente di Recanati ci sono personalità, attività, progetti realizzati che ne dimostrano la capacità di iniziativa, ma una certa intenzionalità critica comune a tutta la popolazione ne ha impedito l’emergere. I monti azzurri al di là dei quali Leopardi cercava la sua realizzazione sono diventati grigi e qua e là solcati da profonde ferite esiti dei continui terremoti e sembra che anche la natura ci abbia messo la sua perfidia.

palermo-capitale-cultura1-400x187Proprio in relazione a quella natura che Leopardi giudicava ostinatamente come vincibile solo dalla fratellanza umana avrebbe potuto trasformarsi in una carta in più da giocare per vincere una contesa tanto difficile. Bisognava allearsi come Leopardi suggeriva, allearsi con Napoli per esempio, non certo attraverso le sue università sempre ancora troppo legate all’accademia e alle noiosità, ma attraverso le sue istituzioni culturali più radicate nel territorio come le associazioni, le biblioteche, i teatri. Bisognava coinvolgere i recanatesi che vivono fuori di Recanati e continuano ad amare la loro città d’origine senza la falsità degli interessi. Bisognava creare gruppi di lavoro che affrontassero le risorse culturali e che creassero nel territorio iniziative di spessore. Questi gruppi di lavoro sono molto usati nelle grandi città per focalizzare l’interesse generale su temi sconosciuti che acquistano rilievo attraverso la comunicazione.

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Giacomo Leopardi impersonato da Elio Germano nel film “Il giovane favoloso”

La comunicazione, appunto che è mancata perché non basta un film di Martone andato così così col passare del tempo, né l’ingresso nei comitati ufficiali di personalità solo di apparenza e senza sostanziale impegno per la causa di Recanati. Non basta ricorrere ai soliti politici che alla fine come capitato in questo caso hanno dato assicurazioni ma già sapevano che Recanati non ce l’avrebbe fatta. Ma tutto questo non importa: che la città vada avanti invece, che superi i contrasti e le inimicizie inconcludenti, che si apra con la stessa laicità di Leopardi ad ogni tipo di cultura e che rifiuti il solito galleggiamento di motivi triti e ritriti dei convegni ufficiali. Si prenda l’esempio dell’Università di Londra e si facciano parlare anche i giovani, non quelli però che hanno tra i mandanti i loro professori, ma quelli che se ne liberano e sanno agire per conto proprio istituendo magari rapporti nuovi con intellettuali non allineati nelle file di università ormai esauste. Rovesciare la città come un calzino è il mio consiglio per tirarne fuori il meglio e allontanare dai suoi abitanti quell’etichetta di gente “zotica e vil” che purtroppo ha lanciato loro come un anatema che sembra incancellabile Giacomo Leopardi.

Palermo capitale italiana della Cultura, sfuma il sogno di Recanati


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