Quando i “piaceri della carne”
rischiano di essere spiacevoli

L’erotismo “hard” praticato in privato ma che poi finisce nei Social affinché tutto il mondo vi assista è un preoccupante fenomeno giovanile
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di Giancarlo Liuti

All’inizio di Corso Cavour, a Macerata, c’è una macelleria che si chiama “I piaceri della carne” e questa insegna mi fa venire in mente non soltanto la bontà delle bistecche di manzo ma anche il diletto dei rapporti erotici. Una forzatura, la mia? No. Pure nella Bibbia, infatti, la parola “carne” allude alla dimensione fisica e in particolare sessuale degli esseri umani, una dimensione che opponendosi a quella spirituale induce al peccato. Nei testi sacri, ad esempio, si loda la “castità” come “castigamento della carne” e Girolamo Savonarola, lo scatenato moralista del Quattrocento, affermava che i più insidiosi nemici dell’uomo sono tre: il demonio, gli inganni del mondo e, in senso non certo gastronomico, la “carne”.
Macerata, in ossequio all’appellativo “Civitas Mariae”, ha – in pubblico, in privato è un altro discorso – una lunga tradizione di morigeratezza, tanto che fino a quarant’anni fa i film appena appena licenziosi o non c’erano o li si proiettavano in periferia, al “Cairoli” oppure in una piccola sala dello Sferisterio. E nell’atrio delle chiese figuravano cartelli nei quali i fedeli venivano ammoniti ad astenersi dal vederli. Ricordo, ad esempio, ciò che accadde nell’estate del 1960 per la programmazione, al cinema “Corso”, della “Dolce vita”, il capolavoro di Federico Fellini – Premio Oscar e Palma d’oro a Cannes – che il mondo intero aveva già posto ai vertici di quest’arte. Qui da noi, invece, i muri del centro furono tappezzati di manifesti “proibizionisti” su iniziativa della Curia e nelle funzioni religiose echeggiavano accorati appelli sacerdotali col piglio di “vade retro Satana”. Ma inutilmente. Per la “Dolce vita”, infatti, la gente fece la fila giorni e giorni con un primato d’incasso del gestore del “Corso”. E con qualche esagerazione potrei dire che questo fu uno dei primi e simbolici segnali pubblici dell’ingresso di Macerata negli usi e nei costumi della modernità.
Molto tempo è passato da quando la prima notte di nozze capitava che alcune mogli si mettevano a letto di fianco al marito indossando una camicia con la scritta “non lo fo per piacer mio ma per dare un figlio a Dio”. Molto tempo, ripeto. Sembrano secoli. E adesso? Qualcuno dice che la società si è evoluta, qualche altro che si è imbarbarita. Opinioni. Sta di fatto che oggi i “piaceri della carne”, ossia l’erotismo anche “hard”, dilagano non soltanto nel cinema e in televisione ma pure nella gran diffusione che ad essi viene data – sto parlando di rapporti intimi fra singole persone spesso minorenni e nel loro privato– tramite i Social Network e gli Smartphone, per vantarsene ma talvolta per offendere e ricattare. In genere sono le donne a farne le spese, mostrate in pose di cui loro stesse, forse, sono orgogliose considerandole trasgressive, libertarie e in linea con l’emancipazione femminile. Errore. Nella società attuale la cultura o sottocultura “maschilista” dei loro partner è ancora maggioritaria e ne conseguono non rare situazioni che rischiano di concludersi nel peggiore dei modi. E CM ne ha sempre dato puntuale notizia, ovviamente senza far nomi ma, dopo che di tali fatti s’è occupata la magistratura, con precisione di particolari.
Qualche caso fra tanti. Un ragazzo invia una mail a una quattordicenne chiedendole di mettere su Facebook le foto dei loro non “platonici“ convegni d’amore “altrimenti dico tutto ai tuoi genitori”. Un altro ragazzo si rivolge a una sedicenne dicendole “vieni a letto con me sennò vedrai le tue foto da nuda sui Social”. E ancora. Un ragazzo la cui relazione intima con una coetanea è appena finita – ma vi sono fotografie molto esplicite – ricatta la “ex” chiedendole un bel po’ di quattrini “altrimenti a quelle scene gli faccio fare il giro del mondo”. E quanti ce ne saranno, di simili casi, che ancora non sono andati sui giornali? Temo un’infinità. Non si dimentichi però che a Roma e in altri luoghi alcune di tali vicende sono finite col suicidio, per vergogna, delle ragazze così barbaramente esposte al pubblico dileggio. Conclusione: i “piaceri della carne” sono piacevoli, ci mancherebbe altro. E lo dice la parola stessa.Ma se si esce troppo dal seminato il rischio è che diventino “spiacevolissimi”, cioè roba da codice penale.



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