L’ultimo ristorante di Pieve Torina:
“Non molliamo ma ci serve una mano”

SISMA - Silvia Fronzi, titolare de "Il vecchio Molino" ha deciso di tenere aperta la trattoria per far mangiare i vigili del fuoco e chi ne ha bisogno. Lancia un appello: "Abbiamo bisogno di cibo, carne, pasta, sughi, verdure, bevande e caffè, piatti e bicchieri di plastica. Mi ricorderò di chi mi ha aiutato"
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Silvia Fronzi con lo staff del Vecchio Mulino

Silvia Fronzi con lo staff del Vecchio Molino

di Alessandra Pierini

Ha aperto le porte del suo ristorante, una delle pochissime attività rimaste tra Castelsantangelo e Muccia, a chi ne aveva bisogno dopo il terremoto ma ora è lei a chiedere aiuto. Silvia Fronzi, 33 anni, è da un anno e mezzo la titolare de “Il Vecchio Molino” a Casavecchia, frazione di Pieve Torina.
«Dopo la scossa del 16 ottobre avevo deciso di chiudere e andarmene – racconta – ma ho aperto per ospitare degli amici rimasti senza casa. Il giorno dopo c’erano molte persone a mangiare e io non facevo pagare chi sapevo che aveva bisogno. Poi sono arrivati i vigili del fuoco e mi hanno chiesto di lavorare per loro offrendomi una convenzione».
La ristoratrice ha accettato anche per contribuire a dare una mano e far rinascere quei luoghi ma non mancano le difficoltà: «Il mio è un locale piccolino da 60 posti e stiamo facendo una media di 200 pasti al giorno. Non esiste più un negozio per fare la spesa qua, dobbiamo sempre arrivare minimo a Tolentino, le scosse continuano e non si dorme mai,siamo poche e siamo stanche». Per di più la convenzione con i vigili del fuoco richiede un anticipo significativo di soldi: «Io non ho mai navigato nell’oro. Questo per me è lavoro, i vigili del fuoco mi sono venuti incontro e so che sarò pagata ma non so quando. Non voglio approfittare di nulla e di nessuno. Mi ricorderò di chi mi ha aiutato in questo momento drammatico».
Con tanta voglia di non mollare, Silvia Fronzi ha lanciato un appello su Facebook per avere un aiuto per partire: «Abbiamo bisogno di cibo, carne, pasta, sughi, verdure, bevande e caffè, piatti e bicchieri di plastica e magari qualche mano in più».

 

 



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