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Vittorio Merloni, il ‘modello Marche’
tra i grattacieli di New York

IL RICORDO - Credeva come Enrico Mattei, grande amico di famiglia, nei giovani alla guida delle proprie aziende. L’esperienza con Francesco Caio, che non dimenticò mai i suoi anni all’Ariston, grande sponsor della Juventus. “Ti consegniamo una Ferrari, ora vinci il GP”. Il Premio Gentile, nel 2002, con Enzo Biagi, con cui era legatissimo. La testimonianza del professor Galliano Crinella
domenica 19 giugno 2016 - Ore 20:01 - caricamento letture
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Vittorio Merloni

Vittorio Merloni

Il tributo a Vittorio Merloni, magnate degli elettrodomestici morto ieri a 83 anni. Stamattina alla camera ardente allestita nello storico stabilimento di Albacina la visita l’ex premier Romano Prodi (leggi l’articolo): La veglia con il picchetto d’onore di operai e impiegati durerà fino al funerale previsto per domani pomeriggio alle 17.

di Maurizio Verdenelli

Quando Francesco Caio arrivò nel 1997 a Fabriano, Vittorio Merloni lo accolse con un sorriso. Al giovanissimo manager, una scommessa che si sarebbe rivelata al solito vincente contro la tradizione che vedeva la nomenclatura marchigiana ‘tenersi’ per trent’anni lo stesso management, Vittorio Merloni disse a conclusione di una visita alla ‘factory’: “Ecco: questa è una grande azienda. Noi gli consegniamo oggi una Ferrari, ci vinca il Campionato del Mondo”. Il riferimento al ‘Cavallino Rampante’ era quasi un atto dovuto considerato che Luca Cordero di Montezemolo era di casa a Fabriano alla villa a La Spina, ospite di Vittorio Merloni che l’aveva voluto pure come consigliere d’amministrazione. L’aveva conosciuto a Torino negli anni in cui era stato presidente nazionale di Confindustria dall’80 all’84 con il via libera (quasi obbligatorio) dell’Avvocato. Gianni Agnelli aveva acconsentito pure ad una sponsorizzazione che aveva reso popolare il marchio fabrianese.

La juve 1984/85 con la maglia Ariston

La juve 1984/85 con la maglia Ariston

Ariston campeggiò per diversi campionati su magliette e tute della Juventus: la ‘Vecchia Signora’ come l’aveva definita Gianni Brera, principe dei giornalisti sportivi. Ed alcuni anni fa, ormai, al grido, quasi: “Luca ce l’ho fatta!” Anna Paola Merloni annunciò a Montezemolo la sua nomina a presidente di Confindustria. Nel 2005, la figlia amatissima di Vittorio aveva reso indimenticabile il decennale di Banca Marche, con i complimenti dal palco di Rosario Fiorello, grande protagonista dell’evento organizzato dall’azienda di Maria Paola. Caio fu dunque a “Merloni Elettrodomestici” dal 1997 al 2000: anni di successo in una Fabriano che era la capitale del più attivo distretto industriale – manifatturiero del Centro Italia. La profonda crisi attuale era lontana ed ancora inimmaginabile.

La consegna del Premio Gentile da Fabriano nel 2002

All’Hotel Janus dove si era tenuta la cerimonia del ‘Gentile’: Vittorio Merloni ed Enzo Biagi. Con loro Francesco Merloni, il professor Abramo Galassi e l’allora sindaco fabrianese Roberto Sorci (2002)

 

Intervenendo nell’ottobre 2014 al Premio Gentile di Fabriano, a lui assegnato nella Sezione “Economia, impresa e società”, Caio ringraziò Vittorio Merloni per la fiducia che gli aveva accordato diciassette anni prima. Facendo fare all’allora giovane manager “una straordinaria esperienza di lavoro a Fabriano”. Caio ricordò anche un’affermazione di Vittorio Merloni: “Non esistono i settori industriali ‘bolliti’, esistono imprese ‘bollite’”.

Enzo Biagi con Vittorio Merloni

Enzo Biagi con Vittorio Merloni

Da parte sua Merloni era stato premiato nel 2002 insieme con Enzo Biagi e la Lega del Filo d’Oro. Con il famoso giornalista e Romano Prodi, una profonda amicizia comune. Fu una giornata indimenticabile nel nome del più Grande della storia di Fabriano: Gentile. Il Premio, di cui è promotore il professor Galliano Crinella, ha avuto fino alla sua morte come presidente il senatore Carlo Bo, rettore ad Urbino, in quella università dove hanno conseguito la laurea Maria Paola ed Andrea Merloni. Interessante leggere la motivazione del Premio – il più importante delle Marche: giuria presieduta dal successore di Bo, Giovanni Bogliolo – a Vittorio Merloni cui andò l’altorilievo opera dello scultore maceratese Valeriano Trubbiani. Una motivazione che è la storia più completa di una vita eccezionale: “Vittorio Merloni, fondatore e presidente della ‘Merloni Elettrodomestici’, è tra i maggiori industriali italiani ed europei. La ‘Merloni Elettrodomestici’, terza società europea nel settore con rilevanti partecipazioni nel campo della finanza e dell’energia, è quotata, dal 1987, alla Borsa di Milano, occupa ventimila dipendenti ed ha sedici stabilimenti in Europa che producono dodici milioni di elettrodomestici all’anno, commercializzati in tutto il mondo con i marchi Ariston, Indesit, Scholtès. E’ stato presidente di Confindustria (1980-1984), in anni in cui ha contribuito allo sviluppo dell’università Luiss e al rilancio del quotidiano economico ‘il Sole 24 Ore’. E’ presidente di Assonime, l’Associazione delle Società italiane per Azioni, membro di importanti gruppi finanziari ed industriali italiani ed internazionali, oltre che del programma Partner dell’Università Bocconi e del Nucleo di valutazione del Politecnico di Milano. Quest’ultimo, nel 2001, gli ha conferito la laurea asd honorem in Ingegneria gestionale. Nel 2002 ha ricevuto il Premio “Tarantelli” per la migliore idea economica del 2001. Erede, con i fratelli Antonio, Ester e Francesco, di una innovativa idea di impresa che ha segnato positivamente lo sviluppo economico italiano della seconda metà del Novecento, ha saputo imporre le sue aziende nel mercato globale, conservandone lo spirito originario. La collaborazione della ‘Merloni Elettrodomestici’ con prestigiose Scuole e Università, in primo luogo per lo sviluppo delle tecnologie legate alla domotica, le iniziative della ‘Fondazione Aristide Merloni’, in molti e qualificati interventi realizzati in vari paesi europei, segnalati dall’Osservatorio sulla responsabilità sociale delle aziende, la promozione e sponsorizzazione di molteplici manifestazioni culturali, costituiscono le ulteriori motivazioni in forza delle quali la Giuria ha assegnato il Premio, nella Sezione ‘Impresa e cultura nelle Marche’, al dottor Vittorio Merloni”.

Galliano Crinella“Merloni, a differenza degli altri industriali della nostra regione –dice oggi il professor Crinella- aveva messo definitivamente in cantina lo spirito individualistico, utilizzando coraggio ed innovazione nell’imporre il frutto del proprio immenso spirito imprenditoriale. Rivolgendo nel contempo lo sguardo ai giovani per dirigere le proprie fabbriche: era un vero scopritore di talenti. Andrea Guerra, Francesco Caio erano perfetti sconosciuti, prima di essere lanciati dal ‘modello fabrianese’. Voleva da loro, in epoche in cui non si chiedevano ancora tali competenze, conoscenza profonda in informatica, finanza e lingua inglese. E vedeva nelle università un’effettiva fucina, un centro di formazione di risorse cui la grande industria doveva necessariamente rivolgersi. Aveva estrema fiducia nei giovani, cui dava carta bianca. E quando diede in mano al figlio Andrea la ‘Benelli’, ebbi un giorno modo di chiedergli: ‘Vittorio, a Pesaro come va?’. Lui, un po’ a sorpresa, mi rispose: ‘Davvero non lo so, Andrea ha tanto lavoro da fare, non penso di chiedergli nulla. Quando l’opera sarà terminata, sarà lui a dirmi di andare ed vedere”. Merloni era figlio di una terra ‘di mezzo’ dove si emigrava in Svizzera e in Germania. E quando divenne un grande industriale, forte e determinato come un nobile lupo appenninico, a vincere tra New York, Londra, Parigi, Pechino e gli altri grandi crocevia compresi quelli orientali, non aveva perduto per nulla l’amore per le Marche. Diceva: “Vado per cinque giorni in giro per il mondo, sognando tra i grattacieli il panorama familiare di Fabriano. Dove resto un giorno, forse due a ricaricarmi per una nuova battaglia sui mercati internazionali”.

La sede Ariston di Fabriano

La sede Ariston di Fabriano

Se Fabriano, da Città della Carta, poi delle cappe (ispiratrici) era diventata la Capitale mondiale dell’elettrodomestico si doveva a lui e ai suoi fratelli. Eredi del grande Aristide, il tecnico delle bilance, le ‘bascule’, che lui produceva con quattro metal mezzadri (altra figura leggendaria di lavoratore part-time: operaio la mattina, contadino il pomeriggio in vigna) nella ‘capanna’ di Albacina. Quel primo opificio, che con un atto d’amore, i quattro fratelli hanno restaurato qualche anno fa alle porte di Fabriano e che resta un monumento della storia imprenditoriale italiana. Ed eredi, i ragazzi Merloni, di un celebre amico di famiglia che si chiamava Enrico Mattei. “Lo ricordo timido, tranquillo quando veniva a casa nostra in via Dante: ma esercitava su noi giovani Merloni (io, Ester, la più grande, Antonio e Vittorio, allora un ragazzo) un fascino profondo… eravano tutti in silenzio, stregati da quel magnetismo: Mattei era davvero l’imprenditorialità assoluta” ricorda Francesco Merloni. Ma fu proprio lui a ‘resistere’ alle richieste di assunzioni di Mattei (“Telefonava a papà: ‘Mandami tuo figlio, quello laureato, ne ho bisogno’!”) e poi a far fare il grande passo alla famiglia con la fabbrica di bombole a Matelica, con l’aiuto dello stesso fondatore dell’Eni. Dalle bascule all’energia il salto era fatto. Nel 60 sarebbe nata Ariston: una via di mezzo tra Aristide, il fondatore e il migliore, in greco antico. Una grecista amica di casa Merloni, confezionò il marchio più famoso in Italia dopo Fiat. Qualche anno fa Vittorio lo ha ceduto al fratello maggiore: da una parte sarebbe nata l’Indesit company, dall’altra la Thermosanitari sarebbe diventata Ariston Thermo group.

Foto tratta dal volume "Giovanni Paolo II visitò la diocesi di Fabriano-Matelica",ed. Diakonia ecclesiale Fabriano, Camerano 1999.

Foto tratta dal volume “Giovanni Paolo II visitò la diocesi di Fabriano-Matelica”,ed. Diakonia ecclesiale Fabriano, Camerano 1999

Aristide Merloni

Aristide Merloni

Il sodalizio con Mattei si era rotto dopo un anno, nel 54, a seguito delle richieste di Giorgio La Pira perché l’Eni soccorresse la Pignone fallita, ma l’amicizia sarebbe rimasta per sempre. “Quando, nel ’62, da Bascapè dopo l’esplosione dell’aereo, arrivarono altri resti dell’Ingegnere, fu chiamato mio padre per il riconoscimento: era considerato quasi un parente di Enrico…”. Vittorio non dimenticò mai la lezione del padre Aristide: “Importante è dare lavoro agli operai. Portare lavoro laddove vivono”. Nessuna emigrazione, nessun squilibro nord-sud come quello che si viveva, e tuttora, nelle grandi periferie industriali del nord. Questo il know how del ‘modello Fabriano’ del quale Vittorio Merloni è stato protagonista. Insieme con la pietas, l’humanitas in cui Aristide credeva: “Abbiate in mente una cosa fondamentale: se non siete sicuri di poter pagare i lavoratori, abbandonate ogni nuova idea imprenditoriale”. Diceva lavoratori, non dipendenti, come Mattei. Morì, il sen. Merloni il 19 dicembre 1970 davanti alla sua fabbrica ad Albacina investito da un’auto. E a Francesco che lo soccorse disse: “Questa volta non ce la faccio (aveva subito in precedenza un altro incidente ndr)”. Così fu. Ma ormai l’impresa, avviata dieci anni prima, era avviata. Anche se i figli, poco dopo il matrimonio di Vittorio –con un lunghissimo viaggio di nozze: un mese in Messico- presero ciascuno la propria strada. Sempre tenendosi in contatto, sempre costantemente presenti, con figli e nipoti, ad ogni cerimonia che li legasse insieme: matrimoni, battesimi e funerali. Come quello di Ester, deceduta il 5 marzo 2015. Che aveva organizzato un grande evento che aveva legato insieme ancora una volta la grande famiglia: la visita a Marischio (ore 9.45 del 19 marzo 1991) allo stabilimento Ariston di Sua Santità Giovanni Paolo II. All’interno della factory (presente chi scrive, inviato del ‘Messaggero’) il papa celebrò la messa: in prima fila, tutti in scuro, Vittorio, Ester, Francesco ed Antonio, poi le loro famiglie. Con loro, il direttore generale della Rai, politici tra i quali spiccava ancora per il ruolo l’on. Arnaldo Forlani, una figura familiare a Fabriano.

Merloni e il papa 2

Foto tratta dal volume “Giovanni Paolo II visitò la diocesi di Fabriano-Matelica”,ed. Diakonia ecclesiale Fabriano, Camerano 1999.

La Grande Famiglia che fu pure, vivente Aristide un’unica Grande Industria, tornerà a riunirsi per dire addio a Vittorio, il più giovane dei fratelli, diventato il titolare dell’impresa più grande. Sempre con quell’idea formidabile: vedere il mondo, parlandogli del proprio paese come ‘indicava’ Honorè de Balzac. E cCome voleva il padre Aristide che programmava le produzioni industriali tenendo presente le grandi date dell’agricoltura (trebbiatura, vendemmia) pensando ‘in primis’ ai suoi metalmezzadri come raccontò ad Arnaldo Giuliani, il grande giornalista civitanovese del ‘Corriere della Sera’ sorvolando in elicottero con lui le proprie ‘factories’. Ed erede spirituale, Vittorio, anch’egli di Enrico Mattei condividendo dell’antico amico di famiglia, l’idea del futuro, dei giovani alla guida di un progetto che inebria e vince. In una parola ciò che il presidente Sergio Mattarella ha ricordato del fondatore dell’Eni in occasione del 110. Anniversario della nascita: “La sua visione del mondo e il desiderio di superare squilibri a noi sfavorevoli sono stati preziosi per il rilancio dell’Italia negli scenari globali”.

VIDEO – L’intervento di Vittorio Merloni al premio Gentile da Fabriano del 2002

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