
Un momento della cerimonia per la Festa della Repubblica
di Federica Nardi
(Foto di Lucrezia Benfatto)
La Repubblica a Macerata si festeggia al femminile. A 70 anni dal voto alle donne sono loro le protagoniste della cerimonia per la festa del 2 giugno che stamattina ha raccolto tante persone intorno al monumento ai Caduti di Macerata. Dopo la deposizione della corona d’alloro del prefetto Roberta Preziotti, accompagnato dalle note della banda Salvadei di Villa Potenza, a leggere la tradizionale Preghiera alla patria è stato il maresciallo capo Fedora Oppido. Ricordato anche il maresciallo capo dei carabinieri Silvio Mirarchi, che ieri ha perso la vita a Marsala dopo essere stato raggiunto da un colpo d’arma da fuoco durante un appostamento. A consegnare il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stata invece la dirigente della Digos Nicoletta Pascucci. Un messaggio semplice e concreto che ha toccato da vicino l’attualità del Paese: «Ai prefetti – dice Mattarella nella lettera – spetta il compito di mediare tra le istituzioni e di farsi carico in concreto delle aspettative dei cittadini». Tra i temi che il presidente consegna alle cure della prefettura «il contrasto all’abbandono scolastico, l’inclusione sociale», la lotta contro «l’interesse personale nella pubblica amministrazione», soprattutto nel campo degli appalti pubblici, un’attenzione «ai profughi che scappano dalle guerre e dalla povertà. La prefettura deve organizzare il primo soccorso, l’assistenza e favorire una sistemazione adatta. Sono tante le esperienze positive di accoglienza e inclusione, anche con progetti di utilità sociale». Parole rivolte alla nazione ma che, a tratti, sembrano ritagliate per la realtà maceratese. Ad ascoltarle tutte le autorità civili e militari e decine di persone che non hanno rinunciato alla cerimonia nonostante il clima incerto.

Tre carabinieri donna in servizio nella nostra provincia

Il prefetto Roberta Preziotti, al centro, con i sindaci e la vice presidente della Provincia Paola Mariani (con la fascia blu)



































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Alle tre ragazze carabiniere, giunga il mio saluto rispettoso, unito agli auguri di successo nell’espletamento del loro dovere.
Bella cerimonia. Al completo.
Detto questo, devo però anche dire quest’altro, che ho già detto più e più volte. Quella scalinata, non sarebbe ora di ripulirla da tutta quella sporcizia, che da bianca che era l’ha resa nera come la pece? cercate una vecchia foto e vedrete la differenza. Oggi non si può guardare, soprattutto nel contesto di una parata solenne, oltre al fatto che posizionato lì all’inizio di Corso Cavour, il Monumento ai Caduti è un biglietto da visita ad ingresso città, Pietre della Memoria , e infine un’architettura imponente che ha disegnato l’ attuale profilo urbano come elemento di raccordo tra Corso Cavour fino a perdita d’occhio verso via Garibaldi e viceversa.
Forse verrà pulita quando ce se sfroscia chidù.
eccheccevò? Alcool, bicarbonato, sapone di marsiglia e volontariato popolare, spontaneismo luxemburghiano…
Ma infatti, Pavoni. Già sei anni fa proposi in una piccola cerchia politica,piccola ma determinante poi per le future sorti amministrative della Giunta Carancini, di andare a ripulirle noi insieme a volontari muniti di idropulitrici , ma mi risposero che poteva danneggiarsi il marmo, e allora niente Intanto così sono ridotte, che non si distinguono più le divise nere dei carabinieri dagli scalini. Un’oscenità guardare queste belle foto per tutto il resto. . Non sarà la priorità delle priorità, no per carità, ma è un fatto di rispetto alla memoria dei caduti che non vanno ricordati solo nelle grandi occasioni, e di decoro urbano. Anche questo è degrado.
Non c’è marmocultura, si ha paura di danneggiare il marmo di una scalinata e poi si fa in modo di deturpare irreversibilmente un Esculapio d’età romana… forse perché era un ammennicolo del municipio, cosa loro?