La storia di Putin: l’ultimo zar di Russia
raccontato dal vicedirettore del Tg1

MACERATA - Gennaro Sangiuliano ha presentato nell'aula Magna dell'università la sua biografia sul controverso leader russo. «Ha saputo ben fondere le anime presenti e passate della Grande madre Russia, mettendo ordine nello sfascio dell’impero sovietico»
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Da sinistra a destra Francesco Carelli, Vittorio Guastamacchia, Giuseppe Rivetti, Gennaro Sangiuliano, Gerardo Villanacci, Fabio Pistarelli

Da sinistra: Francesco Carelli, Vittorio Guastamacchia, Giuseppe Rivetti, Gennaro Sangiuliano, Gerardo Villanacci, Fabio Pistarelli

 

 

di Maurizio Verdenelli

Storia del tassista che volle farsi zar. L’ha raccontata, questa mattina nell’aula magna dell’università di Macerata, nel corso di una mattinata divisa equamente tra presentazione del libro sulla vita di Putin ed una lezione di diritto ed economia, Gennaro Sangiuliano, vicedirettore del TG1, già direttore del ‘Roma’, vicedirettore di ‘Libero’ e docente universitario (insegna a La Sapienza e alla Lumsa). Con lui l’economista Gerardo Villanacci, docente presso l’università Politecnica delle Marche, e il giurista Giuseppe Rivetti, presidente del corso di laurea in Scienze dei servizi sociali presso lo stesso ateneo maceratese. A presentare agli studenti il professore Sangiuliano sono stati suoi «antichi amici maceratesi» così da lui definiti: a cominciare dall’avvocato Fabio Pistarellli, presidente dell’associazione “Accademia degli scudi”, Vittorio Guastamacchia e Francesco Carelli di “Azione universitaria” che hanno promosso l’incontro.

sangiuliano-0650Una storia sempre attuale, resa ancora più incandescente dal caso di Aleksander Val’terovic Litvinenko, l’ex spia russa dissidente del KGB della cui morte il Gb accusa ora d’essere il mandante, quella del Signore del Cremlino, ‘erede’ di Mikhail Gorbaciov e ‘delfino’ di Boris Eltsin, che lo volle al governo nel 1999. Dal Duemila, il ragazzo povero dell’assedio di Leningrado, che divideva con la famiglia colpita pesantemente dal fuoco nazista con la morte del fratellino Victor e le terribili ferite ai due genitori (lui orgogliosamente rivendicò le sue origini a Barack Obama, figlio della ricca borghesia statunitense) guida la Russia con piglio fermo pur nel grande mare mondiale in tempesta.

 

Fabio Pistarelli

Fabio Pistarelli

La simpatia per Vladimir Putin di Sangiuliano – che si è professato «ardente anticomunista» – e per il sistema semipresidenziale russo è apparsa evidente, come ha evidenziato in conclusione Villanacci. L’autore di “Putin. Vita di uno zar” ha fatto anche un suggestivo parallelismo, in riferimento al caso dell’avvelenamento al plutonio di Litvinenko, in esilio volontario in Gran Bretagna e deceduto a fine 2006, con quello di un altro famoso dissidente nei confronti del regime sovietico: Lev Trotsky, ucciso in Messico nell’agosto del 1940. Corsi e ricorsi storici. «E Putin – ha affermato Sangiuliano – ha saputo ben fondere le anime presenti e passate della Grande madre Russia. Mettendo ordine nello sfascio dell’impero sovietico, mettendo in sicurezza il poderoso armamento alla mercé di chiunque ne avesse i mezzi, potesse acquistare liberamente al supermarket delle armi, convenzionali o nucleari. E in tempi in cui si poteva, con intuizione e senso avventuroso, fare immense fortune, lui fece vittoriosamente la guerra agli Oligarchi con transazioni convincenti cui, ad esempio, aderì con grande intuito il miliardario Roman Abramovich, il padrone del Chelsea. La morte dell’ex funzionario del KGB nasce in quel contesto. Ed ebbe ragione nel fare guerra al separatismo ceceno, evitando l’instaurarsi di un califfato islamico nel Caucaso, terra di petrolio».

sangiuliano-0542Sangiuliano ha definito il “suo” Putin, ex del KGB, ora un James Bond, ora il “Figlio dell’assedio”, il ragazzo nato nel 1952 e cresciuto in una stanza sola in una Kommunalka di Leningrado, la città che alla guerra aveva sacrificato un milione di abitanti. «Che però recupera dell’Antica Madre Russia il suo passato, la sua Grande Anima, le sue tradizioni centenarie, perfino i colori di casa Romanoff: giallo e nero. Fa riferimento alla storia del suo Paese». E qui una stoccata, indiretta, alla presidente della Camera, Laura Boldrini che vorrebbe radere al suolo il quartiere Eur, pur elogiato da un maestro come Carlo Giulio Argan. Ed un elogio, il vicedirettore del Tg1, lo fa a Macerata che vanta nel centro storico un palazzo contemporaneo “decente”: quello degli Studi «voluto dal fascismo». «Putin – spiega Sangiuliano – ha tenuto in debito conto i dati storici della sua patria. E personalmente credo che le sanzioni contro la Russia non servano: la Crimea è come se fosse il Texas per gli Usa. Intanto noi ci perdiamo, in esportazioni, quattro miliardi l’anno, come sanno bene gli industriali marchigiani che molto hanno avuto e stanno perdendo in questa crisi diplomatica».

Da sinistra a destra Francesco Carelli, Vittorio Guastamacchia, Giuseppe Rivetti, Gennaro Sangiuliano, Gerardo Villanacci, Fabio Pistarelli

Da sinistra a destra Francesco Carelli, Vittorio Guastamacchia, Giuseppe Rivetti, Gennaro Sangiuliano, Gerardo Villanacci, Fabio Pistarelli

Sangiuliano ha ricordato anche il legame con Gorbaciov. Un legame forte seppur sottotraccia. Che tuttavia si rivelò a sorpresa nel Duemila, all’insorgere della grave crisi del sottomarino a propulsione nucleare Kursk, della flotta del Nord, affondato. In quei giorni Gorby era nelle Marche per presentare con la grande amica Rita Levi Mantalcini “La carta della Terra”, in diverse città, a cominciare da Urbino. E prima ancora a Loreto dove l’ex “Zar” era stato ricevuto dall’allora monsignor Angelo Comastri e (telefonicamente in un incontro privatissimo, cui chi scrive partecipò) da monsignor Loris Capovilla, ora anch’egli cardinale, l’ex segretario di Angelo Roncalli, Giovanni XXXIII, il papa che aprì alla “Cortina di ferro” e a Kruscev. Nel corso di questo giro, Gorbaciov si trovava nella sala riunioni della Camera di commercio di Ascoli Piceno (da inviato del ‘Messaggero’, cercavo di strappargli qualche parola e lui ne approfitto per una battuta: «Ma tu mi pedini») quando arrivò una misteriosa telefonata dal Cremlino: era il suo Grande inquilino. La partenza per Mosca fu immediata e venne tralasciato, sull’istante, la parte finale preparata con cura che prevedeva una cena di pesce sulla spiaggia di San Benedetto del Tronto, a cura dei marinai del posto. Non c’era tempo: il nuovo zar chiedeva accanto a sé il suo antico maestro (un aereo aspettava a Falconara) per il suo primo grave caso internazionale che per lunghe ore avrebbe minacciato la pace nel mondo.

La gremita aula Magna dell'Università di Macerata

La gremita aula Magna dell’Università di Macerata



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