Omicidio di Ancona,
il 18enne interrogato a Camerino
Il legale: “Valuteremo se chiedere una perizia”

DELITTO - Antonio Tagliata si trova nel carcere della città ducale dove oggi si è svolto l'interrogatorio di garanzia. Prima dell'udienza ha avuto un attacco di panico, poi si è ripreso e per tre ore ha ricostruito l'accaduto: "Avevo paura di suo padre, per questo ho comprato una pistola. Lei mi ha detto 'spara' e ho sparato"
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Antonio Tagliata con la fidanqzata

Antonio Tagliata con la fidanzata

 

Attacco di panico prima dell’interrogatorio di garanzia nel carcere di Camerino per il 18enne Antonio Tagliata, accusato del delitto della madre della fidanzatina 16enne, Roberta Pierini, 49 anni, e del ferimento del padre di lei, Fabio Giacconi, 49, ricoverato in coma irreversibile all’ospedale di Torrette, ad Ancona (leggi l’articolo). Intanto il legale del giovane valuterà se chiedere una perizia psichiatrica. Tagliata, apparso particolarmente agitato prima dell’udienza, è stato soccorso in carcere dal personale del 118. Dopo essersi ripreso ha voluto parlare, dire al gip tutto quello che sapeva, tutto quello che è successo prima e al momento del delitto nella casa di via Crivelli, ad Ancona (l’episodio risale a sabato scorso). A cominciare dalla pistola che aveva con sé che ha detto di aver acquistato una settimana prima del delitto perché aveva paura del padre della fidanzatina. Perché, come emerso sin dalle prime battute delle indagini, i genitori della 16enne si opponevano alla storia d’amore tra i due giovani.

Roberta Pierini, la figlia e il marito Fabio Giacconi

Roberta Pierini, la figlia e il marito Fabio Giacconi

«Avevo paura del padre, erano giorni che non mi potevo avvicinare a lei, pensavo persino mi avessero diffidato alla questura, pensavo ci fosse qualcuno che mi seguiva. Poi quel giorno mi ero messo d’accordo per andare a chiarire la situazione». Ma una volta casa della ragazza «è nato uno scontro con i genitori, quando il padre di lei si è mosso verso di me, la mia fidanzata mi ha detto “spara” e io ho sparato. Non so chi ho colpito per primo» ha riferito il 18enne che ha detto di aver esploso i colpi alla cieca. Tre ore è durata la ricostruzione del delitto nell’interrogatorio di fronte al gip nel quale il 18enne è stato assistito dal suo legale, l’avvocato Luca Bartolini. «La situazione a casa della ragazza era oggettivamente difficile – dice il legale –, questo ha innescato una serie di comportamenti e di paure che hanno portato al tragico epilogo. Lui però non accusa la ragazza». Il legale ha aggiunto, alla luce di quanto emerso: «stiamo valutando se chiedere una perizia psichiatrica sul mio assistito». Anche la 16enne è in stato di fermo, per concorso nell’omicidio della madre e nel ferimento del padre.



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