Macerata “capitale” del libro,
quello su carta e sugli scaffali

La tenace “resistenza” della parola scritta al prevalere delle tecnologie elettroniche. Le iniziative pubbliche e quelle private dei “gruppi di lettura”. C’entrano anche gli “ex libris”
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liuti giancarlo

di Giancarlo Liuti

Verba volant, scripta manent. Lo sappiamo da secoli che le parole parlate se le porta via il vento mentre quelle scritte hanno piedi ben saldi e le si può toccare, conservare, porle a confronto con le nostre idee e le nostre emozioni. Si pensi alle lettere d’amore custodite in qualche cassetto a testimonianza di ciò che il tempo non ha logorato o di ciò che è finito e ha lasciato sensi di colpa o di liberazione. E si pensi ai diari, segretamente compilati ogni sera, prima del sonno, per non dimenticare un incontro, una sorpresa, un inciampo. Molto è cambiato, oggigiorno. Le parole scritte ci sono, ma indebolite dalla volatilità dei social network come Twitter, con quei cinguettii di centoquaranta caratteri che per esprimere moti dell’animo son troppo pochi. O nelle sbrigative e zoppicanti frasi sui muri, presto coperte dalla vegetazione, scolorite dalle intemperie o cancellate dalle sostanze chimiche che vi strofinano gli addetti alla pulitura lasciando solo tracce di sporco. Sembra quasi che gli slanci del cuore stiano diventando un caso, un attimo, un’improvvisazione. Esagero, me ne rendo conto. Dipende dalla nostalgia di un passato che per me si chiama giovinezza. E non mi nascondo che le straordinarie conquiste della tecnologia elettronica consentono a miliardi di persone nel mondo di entrare in rapporto fra loro per conoscersi senza conoscersi, e questo rappresenta un passo avanti nell’integrazione fra popoli, civiltà, religioni. E’ tuttavia vero che la parola scritta, quella dei libri e dei giornali, sta subendo un declino forse inarrestabile per la sostituzione del supporto cartaceo coi video dei computer, degli smartphone e dei tablet (prendono campo gli “e-book”, libri resi impalpabili da Internet). C’è la televisione, sì, ma le sue alluvionali parole non sono scritte, sono parlate, sono “verba” che “volant”.

La libreria Mondadori in Corso della Repubblica

La libreria Mondadori in Corso della Repubblica

Il declino colpisce le edicole (a Macerata alcune sono scomparse e altre resistono ma vendendo anche prodotti diversi). Un declino che per i libri – ed è dei libri che intendo occuparmi – colpisce le librerie. Fino a poco tempo fa a Macerata di importanti ce n’erano tre in corso della Repubblica – la “Bottega del Libro”, la “Feltrinelli”, la “Mondadori” – e la “Del Monte” nella zona di corso Cavour. Fra poco, però, ce ne sarà una di meno, giacché Valentina Pallotta e suo marito Marco Menghini, titolari da vent’anni della “Mondadori”, hanno deciso di chiudere e per tre mesi saranno in regime di liquidazione con grossi sconti (leggi l’articolo). Dopodiché, addio. Pur alludendo a un eccesso di concorrenza – in pochi metri, con l’arrivo, nel 2009, della “Feltrinelli” – Valentina non dà colpe a nessuno se non al destino. E con amaro sarcasmo dice: “Stiamo facendo come Schettino, abbandoniamo la nave prima che affondi”.
Una libreria non è un negozio come un altro. Ci si vendono libri, certo, ma chi ci entra può sfogliarli, può discuterne, consigliarsi, ordinarne di nuovi, partecipare, talvolta, a incontri con gli autori (la “Bottega del Libro”, in questo, ha una lunga e meritoria esperienza). Il prezzo è l’ultima cosa che conti. Una libreria assomiglia a un’aula scolastica dove s’insegna cultura, la morte di una libreria è una perdita per l’anima di una città. E Macerata che fa? Le sue istituzioni pubbliche e le sue associazioni sono indifferenti a tutto questo? La cosiddetta Atene delle Marche ignora, dimentica, assiste impassibile? Ebbene, non è affatto così. E va lodata, questa Macerata che troppa gente, sbagliando, considera priva di fervori civili. Per quanto riguarda i libri, infatti, si pensi alla “Fiera dell’Editoria” (ben 54 le aziende presenti), a “Macerata Racconta”, a “Libriamoci”, al “Festival della Poesia Aggiornata”, a “Controra” di Musicultura e ad “Overtime” sul libro sportivo, iniziative, queste, sostenute anche dal Comune. E si pensi alla presentazione di libri che con frequenza avviene alla biblioteca Mozzi-Borgetti e alla Statale, dove, con la sponsorizzazione dell’Accademia dei Catenati, c’è il “Maggio dei libri”. E ci sono varie case editrici: “Liberilibri” e “Quodlibet” di prestigio nazionale e altre, forse quattro, minori. E c’è il “Glomere”, che a volte si occupa pure di libri. Ho dimenticato qualcosa? Può darsi e ne chiedo perdono, ma le iniziative pubbliche sono tante e la memoria mi è cattiva consigliera.
E’ poi diffuso un fenomeno tutto privato o quasi individuale e per questo altamente significativo di un autentico e toccante amore per i libri: i “gruppi di lettura”. Ce ne sono almeno quattro: uno ideato da Donatella Donati e Ivana Schiaffi (si riunisce in Filarmonica), uno da Fulvia Nabissi, uno da Fiorella Perugini e uno da Aldo Piergiacomi, con “location” variabili, non escluse le case. Quanti vi partecipano? Decine di persone ogni volta . E di che cosa si parla? Ovviamente di un libro: un romanzo a sfondo storico o sociale o autobiografico o di “formazione”, un romanzo che viene scelto in precedenza, è illustrato da un presentatore e dà luogo a un dibattito fra chi già lo conosce e chi non lo conosce ancora. Sottolineo: siamo di fronte alla libera spontaneità di uno slancio dell’animo, senza ambizioni di visibilità e di notorietà, senz’altro scopo che non sia quello di esprimerlo e comunicarlo. All’inizio di queste mie righe ho detto della nostalgia per le vecchie “lettere d’amore”. Ebbene, queste sono lettere d’amore per i libri.
Da ultimo vorrei tornare alla recente presentazione, presso la Biblioteca Statale, del libro di Goffredo Giachini nel quale con vari e autorevoli contributi si descrivono gli “ex libris” del “Fondo Leboroni” donato anni fa alla “Statale” dall’artista maceratese Maria Elisa Leboroni. Sono oltre dodicimila pezzi firmati da oltre seicento autori – molti di gran fama – provenienti da trenta paesi sparsi nel mondo, il tutto consultabile anche grazie alla minuziosa catalogazione dello stesso Giachini. Ma cos’è un “ex libris”? Un cartoncino xilografato in cui si descrive la persona – meglio: la personalità – del proprietario del libro e figura subito dopo la copertina, come se il proprietario del libro dicesse questo sono io ed io sono il libro. Ecco un ulteriore atto d’amore per il libro su carta, quello che ha un peso, resiste al tempo, dorme in uno scaffale ed è sempre pronto a svegliarsi se chi lo possiede gli porge la mano. Conclusione: per un verso o per l’altro la nostra Macerata è insomma una “capitale” del libro e coi grigi tempi che corrono dobbiamo esserne lieti.



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