di Walter Cortella
Il ricco cartellone della stagione di prosa del Comunale di Treia ha proposto, fuori abbonamento, Cavalleria rusticana,una delle due opere brevi del melodramma italiano. Tratta dalla omonima novella di Giovanni Verga, venne musicatada Pietro Mascagni e fece il suo debutto a Roma nel lontanissimo 1890, nella interpretazione della celebre coppia Bellincioni-Stagno. La vicenda è ambientata in un paese della Sicilia e ripropone l’eterno tema dell’adulterio che sfocia inevitabilmente in un regolamento di conti, macchiato di sangue. I protagonisti principali sono Turiddu e Lola, tra i quali c’è una promessa di matrimonio che la ragazza, però, non mantiene. Infatti, durante l’assenza di Turiddu, chiamato alle armi, lei ha sposato Alfio, un vigoroso carrettiere del paese. Turiddu, seppure a malincuore, prende atto di questa inattesa novità e rivolge le sue attenzioni amorose a Santuzza. Un giorno, col pretesto di recarsi a Francofonte per acquistarvi del vino, trascorre la notte fuori casa e sul fare dell’alba porta la sua serenata sotto la finestra di Lola, della quale è ancora innamorato. E l’opera inizia proprio con la celebre aria O Lola c’ai di latti la cammisa, eseguita in dialetto siciliano e a sipario chiuso. Con questa doppia innovazione, Mascagni introduce immediatamente lo spettatore nel luogo in cui si svolgela vicenda, con assoluto realismo linguistico. L’allestimento messo in scena al Comunale si distacca alquanto, però, da quello tradizionale. Lola non si affaccia dalla finestra di casa sua ma da un palco di proscenio e sulla scena disadorna troneggia soltanto un pianoforte. Il pubblico in pratica assisterà ad un récital e dovrà far uso della fantasia per calarsi nell’ambiente rusticano, aiutato per l’occasione solo dai costumi popolani dei componenti del coro, che fa da festosacornice ai protagonisti.
Santuzza chiede notizie di Turiddu a Mamma Lucia che lo crede fuori paese per motivi di lavoro. Ma la ragazza conosce la verità e affronta il suo uomo. La discussione degenera in lite violenta e Santuzza viene gettata a terra. Al colmo dello sdegno, gli augura la malapasqua.Rósa dalla gelosia, rivela allora all’ignaro Alfio la tresca tra Turiddu e sua moglie Lola e lo fa con queste parole: «Mentre correte all’acqua e al vento a guadagnarvi il pane, Lola v’adorna il tetto in malo modo».Non c’è che dire: Santuzza non può essere più esplicitadi così e con queste eloquenti parole prepara il terreno alla terribile vendetta di Alfio. Al termine della messa pasquale i due uomini si ritrovano sulla piazza del paese. Turiddu offre del vino al suo rivale, ma questi rifiuta con sdegno. Tuttavia accetta una sorta di abbraccio pacificatore, ma Turiddu improvvisamente gli morde un orecchio, il che equivale tra rusticani a lanciare la sfida. Commovente la scena dell’addio tra Turiddu e la madre, alle cui cure, presago del suo destino, affida la sua Santuzza. Lo scontro avviene fuori scena, ma le donne portano ai presenti la ferale notizia:«Hanno ammazzato compare Turiddu».
La tragedia si è consumata nel più classico dei modi. Buio in sala. Gli interpreti dell’opera sono il tenore Mario Leonardi, nel ruolo di Turiddu, il soprano Maria Enrica Biagiola in quello di Santuzza, mentre l’antagonista Lola è il mezzosoprano Mariangela Marini, vincitrice del recente Cantofestival di Amandola. Maria Rosaria Abategiovanni (contralto) ha sostenuto il ruolo di Mamma Lucia, mentre Pierluca Trucchia, con la sua possente voce baritonale, quello di Alfio. I validi cantanti sono stati accompagnati al pianoforte da Adamo Angeletti, docente presso la Scuola Musicale “L.Liviabella” di Macerata.
In occasione del delicato Intermezzo, è stato accompagnato al violino da Luca Mengoni, instancabile docente e concertista. In questo particolare allestimento, curato dal regista Sauro Savelli, il nutrito Coro ha avuto un ruolo di primaria importanza perché con la sua presenza multicolore e festaiola ha riempito il palcoscenico, sostituendo degnamente il gruppo dei “popolani”. Per la cronaca, allo spettacolo hanno preso parte due Cori distinti: il Santa Teresa di Montecassiano, diretto dal maestro Mario Leonardi, e l’Equi-voci di Urbisaglia, uno dei più amati della nostra provincia, che ha un repertorio che spazia dal gospel al jazz, dal pop alla classica e alla musica contemporanea. Il maestro Tiziana Muzi, che lo dirige con grande passione, ha curato l’esibizione congiunta dei due Cori nell’applaudita performance di Treia, alla quale ha assistito un pubblico purtroppo numericamente ridotto. Peccato, perché è stato uno spettacolo interessante.
(Foto di Nazareno Crispiani)
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