Mare-monti,
nuovi ritrovamenti archeologici
rischiano di far slittare l’inaugurazione

SUPERSTRADA 77 - Istruttoria della Soprintendenza di Perugia sull'area in corrispondenza di un pilone nel territorio folignate. A metà gennaio l'apertura del tratto Bavareto-Colfiorito che sta dividendo le popolazioni interessate. "Umbri e marchigiani, siamo tutti plestini" dice Laura Picchiarelli, dell'Ente Parco. Intanto a Serravalle ci si mobilita per un museo da realizzare con la Renault 4 del caso Moro. Pettinari e Salvi: "La richiederemo a Roma"
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Lo svincolo di Bavareto

di Maurizio Verdenelli

Mentre si mettono da parte spumante e panettone post festività per celebrare un Capodanno particolare quest’anno, legato sull’altopiano all’apertura del tratto Bavareto-Colfiorito (big bang fissato con il ministro Maurizio Lupi nei giorni 15 o 17 gennaio) qualche ombra è invece destinata a gettarla la richiesta di documentazione con sospensiva riguardo ad un ritrovamento archeologico nel tratto finale della stessa superstrada Civitanova- Foligno. Più in là dunque l’ inaugurazione, fissata ad aprile (secondo l’annuncio dello stesso presidente delal Quadrilatero, Guido Perosino) dell’intera superstrada mare-monti? Piano, ci sono tante concomitanti occasioni per andare cauti. Il fatto è che la Soprintendenza archeologica dell’Umbria sta interessandosi ad alcuni ritrovamenti d’interesse che sarebbero emersi in questi giorni proprio in corrispondenza di uno dei piloni della superstrada. Sarà necessario spostarlo per far emergere la storia per la quale la soc. Quadrilatero si è mostrata peraltro molto sensibile, come abbiamo rivelato su queste colonne a conclusione delle ricerche di due equipe che hanno ‘riempito’ di reperti i magazzini della soprintendenza umbra sia a Colfiorito, all’ombra della basilica di Plestia, sia a Perugia?

Tomba del carro

Tomba del carro

Se sì, l’asse stradale inevitabilmente dovrà subire una modifica strutturale con un nuovo allineamento dei piloni e questo produrrebbe un inevitabile surplus di opere e dunque un certo ritardo che si riverberà sull’inaugurazione ufficiale dell’infrastruttura. Sono inevitabili imprevisti che si possono contenere, come ha indicato il caso del ponte sul Potenza a Macerata, solo con un’incentivazione del ruolo di marcia: insomma tempi e step da stakanovisti come appunto nella vicenda che ha visto come protagonista il presidente della Provincia, Antonio Pettinari e le maestranze dell’ente.

Anche di questo si è parlato, nella superaffollata aula consiliare del comune di Serravalle dov’è stato presentato il libro sulla vita del ‘sindaco del terremoto’, Venanzo Ronchetti (toccante la testimonianza dell’attuale primo cittadino, Gabriele Santamarianova: ‘Ero un ragazzo ed nell’immane tragedia del terremoto, Venanzo ci dava tranquillità e sicurezza anche soltanto con la sua presenza serena’).

La presentazione de "Il ragazzo e l'altopiano"

La presentazione de “Il ragazzo e l’altopiano”

Pettinari, per antonomasia l’Uomo delle strade e del ‘passaggio’ a Colfiorito’, ha esortato i serravallesi a farsi promotori di iniziative affinchè la mare-monti sia davvero una grande opportunità e non un problema per l’economia locale. Locale vuol dire dell’intera area dell’altopiano. “Siamo tutti dalla stessa parte, tutti colfioritani, tuti serravallesi, tutti umbri e tutti marchigiani: per la verità siamo tutti, storicamente, plestini” ha sottolineata giustamente Laura Picchiarelli, dell’ente Parco, germinazione del comune di Foligno.

Da parte sua, il consigliere provinciale Daniele Salvi, di concerto con lo stesso Pettinari, ha promesso di farsi promotore perché la più famosa R4 rossa della storia criminale italiana (il caso Moro) già di proprietà del serravallese Filippo Bartoli venga ‘restituita’ alla comunità per destinarla ad un museo da realizzare, capace di attrarre attenzione e polarizzare un flusso costante di persone (leggi l’articolo).

La R4 di Bartoli

La R4 di Bartoli

Nel nome pure di Giuseppe Giunchi, recanatese, già sindaco di Serravalle, medico di Aldo Moro (e di Presidenti e di pontefici) e dello stesso statista che fu ospite del comune in cerimonie ufficiali insieme con il suo caposcorta Oreste Leonardi, perito nell’agguato di via Fani. Moro, Giunchi, Bartoli, Dignano –il paese degli ultimi due e che ora guarda dall’alto la superstrada. Tante coincidenze che nel ‘78 fecero pensare a Serravalle come una nuova Gradoli. “La R4 deve stare qui, piuttosto che in un museo romano”: è stato convenuto sabato sera. Un viaggio ‘di ritorno’ per una ‘macchina storica’ ad indicare simbolicamente che quella superstrada non è stata fatta solo per fuggire lontano da qui verso l’Umbria, verso Roma, o solo per arrivare mezz’ora prima al mare Adriatico.

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