“O rompevo i sigilli o chiudevo,
l’ho fatto per salvare i dipendenti”

SEFRO - Marcello Crescentini, l'imprenditore che era finito in manette venerdì scorso, replica alle accuse: "non è vero che c'erano tonnellate di rifiuti tossici, e la mia non è una fabbrica fantasma, abbiamo un prodotto omologato dal ministero"
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La finanza al momento del sequestro del capannone

La finanza al momento del sequestro del capannone

“Io non mi nascondo, ho dovuto rompere i sigilli all’azienda perché avevo degli appalti importanti. La mia alternativa era fare così o chiudere. Ho ritenuto di dover lavorare per garantire un futuro alla mia azienda e ai lavoratori”. Così Marcello Crescentini, l’imprenditore che era finito in manette venerdì scorso trovato dai carabinieri all’interno della sua azienda di Sefro dove vengono realizzate lavorazioni per la segnaletica stradale (leggi l’articolo). Crescentini era stato trovato con la compagna e due operai che erano al lavoro. Dopo l’arresto e la convalida, l’imprenditore 52enne di Fabriano è tornato libero dopo essere stato ai domiciliari. Ora si difende: “Si è parlato di tonnellate di rifiuti tossici trovati nella mia azienda, ma non è vero. C’erano due fusti da 8-9 quintali cadauno, che sono omologati anche per il trasporto e che erano stoccati e non c’era nessuna perdita. Contenevano solvente e i contenitori erano chiusi ermeticamente. Non è vero che fossero stati sversati sul terreno, lo escludo, e nemmeno erano stati sversati nel fiume”. Crescentini dice che i lavoratori trovati nella sua azienda avevano guanti, mascherine, scarpe antinfortunistiche “se qualcuno non le ha messe diventa difficile per il titolare controllare tutto il giorno”. Alcuni mesi fa la guardia di finanza aveva sequestrato l’azienda di Crescentini, contestando il fatto che fosse una fabbrica fantasma, con dipendenti che lavoravano in nero e senza autorizzazione a trattare le sostanze utilizzate per la lavorazione. “Farla chiudere brutalmente in quel modo, questo lo contesto, era sufficiente chiudere solo il reparto verniciatura, su quello non dicono nulla e doveva essere migliorato. Bastava però mi dessero tempo per mettermi a posto. La mia non è una azienda fantasma: abbiamo partita Iva, ragione sociale abbiamo un prodotto, il defleco, che è omologato dal ministero dei Trasporti. E non capisco perché sia stato sequestrato anche il defleco che è a norma”. Sull’aver ripreso la lavorazione, Crescentini spiega: “L’ho fatto perché la mia strada era solo quella di aprire e lavorare per due giorni, altrimenti avrei dovuto chiudere per sempre. Anche perché dopo il sequestro ho presentato più di un mese fa in procura un piano ambientale. Se le carte sono ferme non è colpa mia”.



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