Macerata dice addio
al suo maestro di musica
I funerali di Silvano Pietroni. Le melodie di Mozart, le lacrime del nipote Dylan, le testimonianze degli amici e l'affetto di una città. Il prof. Americo Sbriccoli: "A stretto contatto con lui per il tramite di mio fratello Enrico (Jimmy Fontana): incarnava con il suo talento e la sua ironia lo spirito della città. Non disperdiamo la sua memoria". Giovanni Di Geronimo: "E' stato lui a promuovere la passione musicale di intere generazioni". Aldo Di Pietro: "Mi confidava tutta la sua pena, dopo la morte dell'amatissimo figlio, due anni fa"

Il funerale di Silvano Pietroni

Silvano Pietroni (Foto Filippo Davoli)
di Maurizio Verdenelli
(Foto Guido Picchio)
“Ciao nonno”, “Ciao Dylan”. “Mi salutava così scendendo le scale anche se quella mattina inopinatamente non mi fossi fatto vivo. E si emozionava ogni volta. Il suo messaggio è quello dell’amore, del volersi bene sempre, nonostante tutto e le durezze della vita da superare dietro a quel suo sorriso timido ma vero”. Cresta alla El Shaarawy, pantaloni stretti e maglioncino, piange dall’altare il nipote ventenne di Silvano Pietroni prima di rifugiarsi tra le braccia e i baci dei genitori. Piange la ‘platea’ affollata della chiesa del Santissimo Sacramento che in un pomeriggio tristissimo ed autunnabondo ha dato l’addio all’amico e al maestro di musica, per antonomasia.
Silvano Pietroni se n’è andato, secondo il suo stile riservato e silenzioso eppure così pieno d’affetto, l’altra mattina ad 87 anni, il cuore spezzato da un dolore troppo profondo e radicato (leggi l’articolo). “A zio Stefano, anche e sopratutto quando non c’era più, lui dedicava suonando al pianoforte ‘La Vita è bella’. E quella stanza, senza più pareti alla Gino Paoli, sembrava entrassero davvero l’allegria e …Roberto Benigni” ha detto Dylan. Sorrideva Silvano ma più sorrideva più moriva dentro. Ricorda Aldo Di Pietro: “La nostra vicinanza …urbanistica i nostri negozi vicini si era tramutata in un forte rapporto d’amicizia interrotto solo qualche mese fa quando sono venuto a sapere che lui si era ‘ritirato’: a ‘bottega’ non andava più. Davanti ad un ‘bianchetto’ dolore: la morte del figlio Stefano avvenuta due anni prima consumato da una malattia durata lo spazio di appena otto mesi. Di quella fine, il padre si era fatta una ragione riandando alla biografia giovanile di Stefano.

Americo Sbriccoli, Ivano Tacconi al funerale di Silvano Pietroni
Una vita segnata inconsapevolmente in quegli anni una malattia, magari un viaggio che gli avrebbe negato il diritto di un’esistenza a fianco della famiglia, il padre, la madre Licia, le sorelle Paola, Stefania e del nipote, lui mi apriva il cuore e il suo grande Dylan”. Un nome questo, gloriosamente musicale, cui certo non era stata estranea la vocazione del nonno. Dice Giovanni Di Geronimo: “E’ stato Pietroni a promuovere la passione musicale di Macerata. Da lui è nata una storia importante per questa città…”. Sono tuttavia mancati il sindaco e il gonfalone per l’omaggio a questo protagonista, questo grande cittadino… La risposta dell’ex assessore è amara: “Non solo loro, ma sopratutto altri che dovevano tutto al maestro Silvano. Tantissime generazioni di maceratesi. Vecchia storia…”. Il cuore e la memoria della ‘vecchia’ Macerata tuttavia c’erano, tutti intorno alla bara. Tanta emozione ed un lungo applauso alle parole di Dylan (una paginetta ‘bellissima’ letta mangiandosi le parole per respingere invano il pianto salito poi irrefrenabile): “Nonno mi parlava della stella Sirio, la prima ad illuminarsi. Sono sicuro che da lassù ora ci raccomanda: vi voglio bene”. “Ti vogliamo bene, Silvano” ha risposto tra le lacrime la folla degli amici, dei colleghi commercianti del centro storico. Clara Del Gobbo (“Il Tramite fiorito”): “Sono stata sempre vicina al negozio di dischi, anche se Pietroni era sopratutto maestro di musica, non esattamente un commerciante. Era sensibilissimo. Dicendomi: ‘Beata te…’ aggiungeva ‘Non lo dico con invidia perché sarebbe un sentimento disdicevole, dico allora: ti ammiro’. Ed io scherzando gli telefonavo chiedendo se avesse in negozio per caso la ‘non(n)a di Beethoven. E lui si faceva grandi risate”.
In chiesa con Clara ed Aldo, i coniugi Menichelli, Enzo Gironella ed ancora altri operatori economici del centro storico a testimoniare il lutto per l’amico scomparso cui, con affetto e sensibilità, si sono uniti i giovani del recentissimo locale “DiGusto” (titolare Marco Guzzini) in piazza Mazzini che ha osservato una chiusura ‘per lutto’. Poi l’ex assessore provinciale Renato Pasqualetti, il consigliere comunale Ivano Tacconi, la vedova del sen. Rodolfo Tambroni con la figlia Luciana, l’ex dirigente Inps Tommaso Filocamo, il musicista Leo Angeletti. A ricordare con Di Geronimo, i tempi eroici di “Hot Club” e gli indimenticabili Giovanni Spalletti e Fabrizio Liuti. Ha ricordato Angeletti: “A Tolentino, alle Terme, un’estate di tanti anni fa ero un ragazzino e mi dovetti misurare spalla a spalla con questi mostri sacri. Con lo scatenatissimo Fabrizio e con Silvano, il più bravo di tutti che suonava una serie impressionante di strumenti, passando dall’uno all’altro!”. Di Geronimo: “A me lui, uno dei primi fisarmonicisti d’Italia avendo vinto un concorso nazionale battendo un ‘certo’ Gorni Kramer, ha insegnato a suonare questo strumento difficilissimo nato nelle Marche. Eseguiva ‘Il volo del calabrone’ come solo lui e pochissimi altri, in assoluto, sapevano fare”. A sorpresa (“non ero un amico strettissimo”) dall’altare la testimonianza del professor Americo Sbriccoli. L’ex primario chirurgo ma sopratutto il fratello di Enrico, Jimmy Fontana (che è stato il legame forte tra queste tre esistenze) ha chiesto per il maestro Pietroni un segno che ne perpetui il ricordo nella città: “Intitolandogli una via ma non solo, organizzando eventi nel suo nome”.

Silvano Pietroni nel suo negozio di Musica (Foto Filippo Davoli)
Ha detto Sbriccoli: “Pietroni è stato una figura emblematica della nostra città: silenzioso, elegante, dotato di grande discrezione ed affettuosamente ironico ha incarnato tutto lo spirito di Macerata. Era conosciuto da tutti e rispettato pur restando lui nella propria sfera privatissima dove era difficile entrare al di là del suo essere il ‘maestro di musica’ di Macerata dispensando egli il suo immenso talento, che ben altri esiti avrebbe avuto se avesse lasciato la città. Lascia un segno importante nella storia del capoluogo; tuttavia ora sarebbe il primo a meravigliarsi di questo nostro …meravigliarci tanta era la riservatezza. Resteremo comunque noi tutti gelosi custodi della sua testimonianza”.
E don Dino Mascioni, il celebrante che aveva fatto precedere il rito dalla musica di Mozart (“amatissima da Silvano”) ha ricordato un episodio, un anno fa. “Gli avevo fatto avere i miei auguri per il compleanno. Lui a sorpresa mi aveva mandato una lettera ringraziando: ‘Sono un parrocchiano che, seppure lei mi veda poco, ha nel cuore tanta riconoscenza’”. Silvano viveva per la musica, l’insegnamento e sopratutto con dentro valori che restano: fedeltà, amore, zelo, fede”. Con il dolore, un altro sentimento ha pervaso i funerali di Silvano Pietroni. La sorpresa dei tanti che l’avevano visto ‘appena il giorno prima’. Elegante la giacca color cammello, il cappello azzurro scuro, i pantaloni in tinta aveva fatto un ‘salto in centro’: uno dei pochi ormai da quando nei due negozi di famiglia aveva smesso di andarci. “Ci ha salutato al solito modo, con un sorriso, quasi scappando via, con un breve gesto circolare della mano destra. Ciao, Silvano, ciao. Non lo sapevamo ma era un inconsapevole addio a tutti. Non ci voleva lasciare senza salutarci…”. Non mancò mai di salutare e di scambiare qualche rapida (e sapida) parola anche con chi scrive, nel corso di lunghi anni. Continuò a salutarmi con lo stesso affetto anche quando questa luterana professione di cronista, periodicamente ma puntualmente, mi ‘condannava’ ad isolamenti livorosi facendomi perdere affetti ed amicizie radicate.
Silvano capì e continuò a volermi silenziosamente bene. E a salutarmi. Nessuno è stato come lui, ora lo so. Dopo Giovanni Spalletti, Pietro ‘Briscoletta’ Baldoni (a Pietroni legato pure da vincoli di parentela), Fabrizio Liuti, Andrea ‘Cecalò’ Caldarelli, Jimmy Fontana, Ugo Giannangeli, Libero Paci, un altro pezzo, forse l’ultimo, della Macerata post guerra, quella della rinascita e delle speranze, se ne va all’alba di una nuova storia per una città tuttavia così mutata e (dati i tempi) mutante, senza più memoria, senza più radici.

(Foto Filippo Davoli)


Tullio Moneta mi ha chiesto di trascrivere il suo messaggio:
“La morte di Silvano è una perdita per Macerata. Dopo tanti anni di lontananza, ho rivisto Silvano e lo incontravo quando andavo da Venanzetti. Ricordo quando negli anni del dopoguerra egli era un punto di riferimento – un “guru” – per noi che suonavamo nei complessini per guadagnare qualche soldo. Silvano mi di diceva di continuare a studiare musica, perché leggevo già gli spartiti ed avevo delle qualità. Ho scelto invece un’altra strada…
Della mia giovinezza mi sono rimasti ormai alcuni cari amici musicisti e campioni di atletica leggera a livello nazionale, come il caro Roberto Benivegna e “Chico” Brinanti.”
Oggi, una volta di più, mi sono reso conto che abbiamo vissuto un’epoca viva, irripetibile.
Un tempo acquistavo i dischi da Silvano e mi sapeva sempre guidare nelle scelte. Un pezzo del nostro cuore se n’è andato. Ricordiamolo… amandoci.
Tratto da ” Via Corneto. La strada di Fiorina” di Carlo Alberto Parenti ” Il figlio Silvano amava il cugino Franco come un fratello. tra i primi a Macerata, aveva acquistato una Lambretta, del tipo senza carter. Ci faceva le corse e le vinceva pure. Era un musicista sensibilissimo, un maestro. Il suo vero strumento era la fisarmonica, che quasi, quando la suonava, cioè sempre, sembrava fondersi con lui.”
Volevo ricordarlo con le parole di uno dei “ragazzi” di rione Marche