Qualche problema col sesso?
Serve un corno di rinoceronte

La medicina cinese e il furto al museo scientifico di Macerata. Un salto a Civitanova per Mediazione Linguistica, le false Vie Almirante e Osama Bin Laden nel sito internet del Comune
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liuti-giancarlodi Giancarlo Liuti

A causa del perdurare della crisi economica le nostre cronache son piene d’imprese ladresche più o meno gravi ai danni di abitazioni, negozi, bar, uffici, dovunque ci sia da arraffare qualcosa. Ma ce n’è stata una, di tali imprese, che ha avuto un grado di malvagità maggiore delle altre. E siccome si ritiene che si sia trattato di un furto per commissione, questa sua particolare malvagità l’attribuisco non tanto agli autori materiali del colpo ma a chi li ha incaricati di metterlo a segno. Di che cosa sto parlando? Del trafugamento notturno di due corni di rinoceronte al museo di storia e scienze naturali di via Santa Maria della Porta a Macerata (leggi l’articolo). Un’autentica canagliata. Sia perché vi si nascondono menti perverse, sia perché si è recato oltraggio a un’importante realtà culturale, sia perché si è mortificata la disinteressata passione di una persona meritevole di gratitudine da parte di tutti, sia perché l’eventuale vantaggio economico che si spera di trarne riguarda il torbido mercato della superstizione. So già che alcuni non condivideranno la mia indignazione. C’è di peggio, diranno, c’è molto di peggio. E non hanno torto. Rispetto ai risparmi sottratti a un pensionato e allo svaligiamento di una casa, infatti, il taglio di due vecchie teste di rinoceronte appese a un muro sembra quasi uno scherzo. Ma attenzione a non ignorare quei valori immateriali sui quali si fonda l’anima di una comunità.

I rilievi della polizia scientifica dopo il furto al museo

I rilievi della polizia scientifica dopo il furto al museo

Il museo maceratese di storia e scienze naturali esiste da ventuno anni ed è gestito – disinteressatamente, ripeto –da Romano Dezi, che si può dire vi ha dedicato la propria vita. In sei locali su due piani e un giardino pensile trovano posto migliaia di reperti – paleontologici ma anche recenti – relativi a minerali, mammiferi, uccelli, insetti, rettili, conchiglie. Non mancano esemplari vivi, custoditi in gabbie e acquari. Tempo fa, tra l’altro, esso è stato arricchito da una generosa donazione della famiglia Bernocchi, uno scomparso esponente della quale fu un assiduo frequentatore di “safari” in Numidia e perciò possessore di innumerevoli cimeli. Oltre alle due teste di rinoceronte, infatti,la donazione ha compreso parti imbalsamate di antilopi e di un leone somalo. Questo museo è forse il più importante dell’Italia centrale e l’anno scorso ha avuto dodicimila visitatori tra intere scolaresche e turisti anche stranieri. E’ sempre aperto, pure in agosto, dalle 9 alle 12 di ogni giorno. Per eventuali visite pomeridiane basta prendere contatto con Romano Dezi (0733-256385). Con la serena bellezza del centro storico, col Palazzo Buonaccorsi , con lo Sferisterio e con la biblioteca Mozzi Borgetti, questo luogo, insomma, contribuisce al prestigio della città e ancor più vi contribuirebbe se fosse meglio pubblicizzato e meglio sostenuto dagli enti pubblici.
Detto questo, cambio registro, ci metto un pizzico d’ironia e passo ai rinoceronti. Nel 1970 ce n’erano 160 mila, in Africa, e adesso pare che si siano ridotti a 30 mila. La ragione? Il supposto potere afrodisiaco dei loro corni, che deriva non già dagli stregoni africani ma dalla plurisecolare medicina cinese. Di questo potere nulla sanno gli stessi rinoceronti, le cui pulsioni erotiche rientrano nelle normali ciclicità dei mammiferi. E nulla sanno i popoli dell’Africa, che di afrodisiaci, forse, non hanno neanche bisogno. Ma la Cina conta più di un miliardo e trecento milioni di abitanti, molti dei quali, grazie allo sviluppo economico degli ultimi decenni, non badano a spese (strano, però, che nonostante questo gran progresso in vari campi, i cinesi sembrino ignorare l’esistenza del Viagra, un farmaco a buon mercato di cui fanno uso proficuo anche celebri e anziani personaggi della nostra politica). Sta di fatto, comunque, che il mercato più o meno clandestino dei corni di rinoceronte muove una domanda e un’offerta di considerevoli proporzioni finanziarie. Né si deve dimenticare la crescente presenza, in vari centri della nostra provincia, di cinesi, il cui orario lavorativo quotidiano si dice sia oltremodo estenuante, la qual cosa, di notte, determina la necessità di uno stimolo diciamo amatorio. Intendiamoci, i corni – meglio, le corna – vanno di moda anche da noi, ma alludono a vigorie sessuali non dei mariti bensì di mogli fedifraghe. Sia chiaro che in quel che dico non c’è nulla di “anticinese”. Al contrario, i miei sentimenti sono di considerazione spesso ammirata – e penso a Padre Matteo Ricci – per la storia, la filosofia, la religione, la tenacia e la stessa medicina di un popolo che ha avuto e si avvia forse ad avere un grande ruolo nel futuro dell’umanità. Ma personalmente sono convinto – e con me i quattro quinti dei discendenti di Adamo – che il presunto potere afrodisiaco dei corni di rinoceronte sfiori l’assurdo. Però loro ci credono. Amen. Chi è dunque il signore che ha commissionato il furto al museo di Macerata? Quasi certamente un cinese, o qualcuno che ben conosce il mercato cinese (pare che in prima battuta il valore di quella canagliata si aggirerebbe sui 150 mila euro!).
Ma di che son fatti questi benedetti corni? Non di osso, come parrebbe alla vista, e nemmeno di una particolare sostanza ormonale. No. Son fatti di cheratina, una proteina filamentosa ricca di zolfo che nel resto del mondo è utilizzata dall’industria farmaceutica per ricoprire pillole digestive e dall’industria cosmetica per il lavaggio dei capelli, ossia per gli sciampi.

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Una protesta del centrodestra a Civitanova

A questo punto, pur restando nel campo delle scienze, cambio argomento per la seconda volta e mi soffermo sulle rabbiose reazioni della destra civitanovese alla perdita del corso di Mediazione Linguistica che anni fa l’Università di Macerata aveva trasferito nella città adriatica e adesso, per sue esigenze amministrative e organizzative, se l’è ripreso. Ovviamente quel trasferimento aveva recato dei vantaggi economici alla città adriatica in termini di affitti agli studenti, ristoranti, pizzerie e “piadinerie”, vantaggi che ora son venuti a mancare. Ma, ripeto, l’Università di Macerata si è sempre mossa in base alle proprie esigenze e alle proprie prospettive, e gli enti istituzionali cittadini, ad esempio il Comune, non c’entrano. Sbagliano dunque quei civitanovesi che parlano di un “regalo” fatto a Macerata (con questa opinabilissima logica, semmai, il primo regalo era stato fatto a Civitanova).
Ma è noto quali sono i sentimenti di strisciante revanscismo che albergano nella mente e nel cuore dei civitanovesi meno ragionevoli e meno “moderati”, per i quali il titolo di capoluogo attribuito a Macerata è una sorta di usurpazione che grida vendetta al cospetto di Dio. Una volta la segnaletica autostradale, una volta la Lube, una volta la crescita demografica e stavolta la Mediazione Linguistica, tutto fa brodo per affermare che Civitanova merita di primeggiare in ogni campo (ricordo che per l’inaugurazione di quel corso di laurea la stampa locale parlò addirittura di “nostro ateneo”, forse immaginando che quello fosse il primo passo verso la nascita di una vera università). In ogni campo? In alcuni sì, quelli che riguardano lo sviluppo economico, le iniziative imprenditoriali, l’attivismo e il coraggio connaturati in un popolo così diverso dai maceratesi. Ma, per favore, non si spinga il revanscismo fino all’istruzione universitaria, che, per prestigio, qualità, efficienza e serietà, sette secoli di storia hanno affidato a Macerata. Su tutto il resto ben venga il maggior vitalismo di Civitanova, che ammiro e a volte mi capita di invidiare. L’alta cultura, tuttavia, lasciamola stare.
E qui, a proposito di vitalismo, vorrei citare due casi recenti: il primo riguarda le decine di scritte “Via Almirante” che sono state apposte nottetempo sulle intitolazioni ufficiali e il secondo riguarda il volto di Osama Bin Laden, l’ex leader mondiale del terrorismo islamico, che ha fatto la sua abusiva comparsa nel sito internet dell’albo pretorio del Comune civitanovese. In entrambi i casi s’è parlato di “goliardate”, ma c’è un filo ideologico e politico che le lega, ed è un filo di estrema destra, vale a dire parafascista, contro l’attuale giunta di centrosinistra. Viva dunque l’ardimentoso vitalismo di Civitanova, ma, come in tutte le cose, pure col vitalismo bisogna andarci piano.



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