Dopo Sielpa, fallita anche la Calamante
Sigilli ai beni della società

EDILIZIA - Il tribunale ha nominato Renzo Telloni curatore fallimentare. Si va sgretolando l'impero degli imprenditori di Appignano. A rischio sedici posti di lavoro
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Enrico Calamante

Enrico Calamante

di Marco Ricci

Per il gruppo Calamante sembrano lontanissimi i tempi in cui in direzione delle cave di Cingoli si  incamminava un’ininterrotta processione di politici, sindaci, vescovi, assessori regionali e provinciali, autorità militari e civili di ogni ordine e grado, per festeggiare Santa Barbara e omaggiare uno delle più importanti attività imprenditoriali della provincia. Un gruppo, quello legato a Giuseppe ed Enrico Calamante,  operante attraverso una quarantina di società in campi che andavano dall’estrazione, alle costruzioni, alla fornitura di materiali dell’edilizia, con operazioni poste in atto sia in Italia che all’estero. Così, dopo il fallimento decretato ad inizio 2014 della Sielpa, l’impresa del gruppo che si occupava principalmente dell’attività estrattiva, il tribunale di Macerata ha dichiarato fallita anche la Calamante srl, la società attiva nel movimento terra, nel calcestruzzo e nei conglomerati bituminosi. Anche la Valpotenza, di proprietà di Giuseppe ed Enrico Calamante e  vera holding del gruppo con  quote di maggioranza nella Sielpa srl e nella Calamante srl, ha richiesto al Tribunale di Macerata un concordato, dopo essere entrata nei fascicoli della procura di Ancona relativamente alle indagini legate al dissesto Banca Marche. I due imprenditori risultano infatti iscritti nel registro degli indagati, in concorso con altri, per 2.5 milioni di euro di finanziamenti ricevuti dalla Valpotenza da parte di  Medioleasing per dei capannoni finanziati a stato avanzamento lavori e mai costruiti (leggi l’articolo). Il terreno privo di capannoni fu infine acquistato dalla controllata di Banca Marche e pagato mezzo milione di euro in più di quanto in origine avrebbero dovuto valere il terreno con le opere realizzate. Per la Valpotenza srl saranno i prossimi mesi a decretare il futuro e a permettere di capire se anch’essa è destinata a seguire la fine delle altre due imprese.

I lavoratori della ditta Calamante riuniti in assemblea

I lavoratori della ditta Calamante riuniti in assemblea

Tornando alla Calamante srl, la società – con  sedici dipendenti e di proprietà della Valpotenza e di Enrico Calamante – possedeva impianti a Passatempo, Montelupone e Appignano (quest’ultimo poi trasferito per operare nei cantieri della terza corsia dell’A14)  e aveva richiesto in passato un concordato preventivo al tribunale di Macerata. Nei mesi successivi era però seguita la presentazione di due diverse istanze di fallimento, una da parte di alcuni dipendenti che vantavano in media sette mesi di stipendi arretrati e l’altra dal curatore fallimentare della stessa Sielpa srl, Renzo Telloni. La Calamante srl avrebbe infatti debiti per circa 3 milioni di euro verso la stessa Sielpa. Poi a marzo di quest’anno, praticamente in coincidenza con la sentenza del Tribunale che doveva decidere sulle due istanze, il gruppo aveva pagato i dipendenti, con i magistrati che avrebbero dato tempo alla proprietà di tentare di risolvere la situazione, rimandando così la discussione in merito alla seconda istanza di fallimento.

Il tribunale di Macerata

Il tribunale di Macerata

Nel frattempo la Calamante srl non era rimasta con le mani in mano e ad inizio giugno, con una mossa che suscitò più di uno stupore, aveva dato in affitto un ramo d’azienda comprendente i capannoni e i mezzi per 2500 euro al mese a una società con capitale sociale di poche migliaia di euro, la Eco srl. Le perplessità legate a questa operazione erano legate principalmente sia all’esiguità dell’importo del canone di affitto, sia perché la nuova società risultava inattiva, sia perché i soci erano solo quattro tra i dipendenti del gruppo, sia perché il contratto venne stipulato quasi in contemporanea con la messa in liquidazione della stessa Calamante srl, il cui liquidatore risultava essere Giuseppe Calamante.

Questo finché il Tribunale di Macerata, solo pochi giorni fa, ha chiuso definitivamente la vicenda dichiarando fallita la Calamante srl e nominando giudice delegato Luigi Reale. Il curatore fallimentare indicato dai giudici è il commercialista maceratese Renzo Telloni, già curatore di Sielpa. Non è improbabile che Telloni revochi adesso il contratto di affitto alla Eco srl. Il Tribunale di Macerata, con la stessa sentenza,  ha ordinato “l’apposizione dei sigilli su tutti i beni dell’imprenditore” cioè, si presume oltre alla formula di rito, sui beni intestati alla Calamante srl.

Si assiste dunque al lento sgretolamento di una importante realtà provinciale, con i preoccupanti strascichi occupazionali che questo comporta. A pagare il conto del dissesto del gruppo saranno adesso, oltre ai quarantaquattro dipendenti di Sielpa, i sedici dipendenti della Calamante srl il cui contratto edile, a differenza di altri, non prevede la mobilità. L’unica possibilità per questi lavoratori è l’ottenimento della disoccupazione speciale edile di diciotto mesi. Il rischio, al contrario, è di veder messe a repentaglio ulteriori famiglie dell’entroterra, spesso mono redditto, con tutte le difficoltà che questo comporta in un momento difficilissimo per l’edilizia e per l’economia in generale. Un impero, quello della famiglia Calamante, che in qualche modo comincia a cedere, rischiando di trascinare con sé un’importante fetta dell’economia dell’appignanese e del cingolano.



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