Lucrezio, negli occhi di Odifreddi, fa tappa a Tolentino

L'Auditorium del Liceo Filelfo, gremito di studenti e cittadini, accoglie con interesse “il matematico impertinente”
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ciprianidi Simonetta Cipriani

E’ proprio una personale “chiave di lettura” del “suo” Lucrezio, quella che ha presentato, giovedì 24 gennaio, Piergiorgio Odifreddi, come esposta nell’ultimo suo libro “Come stanno le cose”, edito Rizzoli. Ci spiega che anche questo titolo è una sorta di trasposizione del significato reale e non letterale dell’opera “De rerum natura” per renderlo più confacente alla lingua italiana. Precisa che “natura” deriva da “nascitura” e traduce “rerum” con “delle cose”, che a sua volta è la contrazione di “cause”. Quindi interpreta: il titolo dell’opera significa “continuo nascere delle cause della nostra percezione” con una visione dinamica per l’effetto che esso ha su di noi, e lo traduce infine in “come stanno le cose”. Ciò perché diversi possono essere gli intenti e le finalità della traduzione come anche il pubblico a cui essa è indirizzata. E Odifreddi vuole guidare alla visione materialista di Lucrezio, che il logico matematico abbraccia con convinzione: gli oggetti causa della nostra percezione. Così finisce per condividere lo stesso proposito divulgativo del poeta latino che tanto decanta. Infatti, Lucrezio non proclama idee proprie ma diffonde le idee del filosofo greco Epicuro, che a sua volta aveva ripreso le teoria di Leucippo e del suo allievo Democrito, filosofi presocratici del quinto secolo avanti Cristo.

Piergiorgio Odifreddi

Piergiorgio Odifreddi

E chiarisce: perché leggerlo? Per la poesia straordinaria che non si perde neppure se tradotta in prosa, per la visione moderna del mondo e per la sua attualità anche sotto il profilo linguistico letterario. Lucrezio sapeva fare giochi di parole tipici della letteratura moderna, infatti li troveremo anche in Calvino che è uno dei suoi cultori. La sua opera inizia con un inno a Venere, che però rappresenta l’immagine della natura, perché, secondo Odifreddi, Lucrezio è un “ateo deista”, nel senso che per lui gli dei erano separati ed incuranti degli uomini. E riporta l’idea di Epicuro a proposito del male, come riassunto dal protagonista del romanzo “Gli dei hanno sete” del 1912 di Anatole France, che porta sempre con sé il De rerum natura: “O Dio vuole impedire il male e non può. O può e non vuole. O non può e non vuole. O vuole e può. Se vuole e non può, è impotente. Se può e non vuole, è perverso. Se non può e non vuole, è sia impotente che perverso. Se vuole e può perché mai non lo fa?” Ma con ciò, sembra trascurare, del tutto la risposta cristiana del “libero arbitrio”.

odifreddi 3Così illustra al pubblico che il poema è diviso in sei capitoli ripartiti a coppie: i primi due sono dedicati alla materia generatrice, che il poeta riconduce al sostanziale concetto di atomo. Lucrezio parla di “corpi primordiali”, crede cioè che le cose sono fatte di atomi, anche se non li chiama così. “Lucrezio per divulgare si inventa delle metafore”, prosegue il matematico, così vede nelle lettere dell’alfabeto un parallelo con l’atomo perché con esse si compongono le più svariate parole ma sono del tutto autonome. E questo discorso vale anche nella pittura come nella musica, dove da poche note si possono creare le composizioni più disparate. La seconda diade riguarda l’uomo, in cui le sue percezioni e paure (spirito) vengono ricondotte ad una consistenza materiale. Questa diade non è in linea con il pensiero attuale, perché, riconosce Odifreddi, il mondo occidentale, ed ancor più quello orientale, ha sempre dato importanza alla componente dell’anima distinta dalla materia del corpo. Gli ultimi due capitoli trattano la cosmologia, cioè tutto ciò che sovrasta l’uomo, che all’epoca era la Terra.

odifreddi 5E continua: Lucrezio non è stato molto amato; persino Virgilio lo copiò senza citarlo e pochissimi osarono ricordarlo. Ma ha avuto un’influenza nel pensiero moderno. Per fare qualche esempio, nel periodo illuministico fu ripreso da Diderot; il marchigiano Leopardi lo lesse a quindici anni tanto che il Carducci vide in lui “il Lucrezio del pensiero italiano”. Fu, poi, un maestro, un ispiratore per Calvino. Odifreddi ci parla anche delle numerose anticipazioni di carattere scientifico che lui ha rintracciato nel divulgatore Lucrezio. Oltre all’atomismo, che il poeta ha intuito duemila anni prima della sua identificazione, Lucrezio anticipa, ad esempio, l’enigma del moto browniano (del 1827) del pulviscolo atmosferico, sebbene non tiene conto che esso non fluttua nella aria ferma ma è trascinato dalle correnti, poi risolto e spiegato nel 1905 da Einstein: “il moto visibile delle particelle macroscopiche è infatti causato dal moto invisibile delle molecole del fluido che le urtano”. E ancora individua nei versi di Lucrezio lo spazio vuoto, la teoria della chimica moderna per cui “nulla si distrugge ma tutto si trasforma”, l’apparizione della luce e tanto altro ancora.

odifreddi 4Così propone all’uditorio alcune schede di immagini, raccolte nel suo lavoro, che meglio rappresentano le intuizioni scientifiche, che ha rintracciato nel “de rerum natura” continuando l’excursus delle assonanze che ha intravisto con le idee scientifiche moderne. Al termine dell’incontro, il dirigente scolastico professoressa Santa Zenobi ha chiarito che l’Istituto, con il patrocinio del Comune per l’iniziativa, ha l’intento di promuovere la sensibilità verso la cultura e l’arte, ponendosi come polo culturale di riferimento per il territorio e quest’anno, che festeggia i sessanta anni di storia del liceo classico ed i cinquanta dell’Istituto tecnico economico, sta proponendo tematiche di attualità in cui si possa cogliere il legame con il pensiero dei classici. Ha, poi, annunciato il prossimo incontro per il 29 gennaio con Armando Massarenti sul tema “Filosofia per tutti”. Prima di congedarsi con l’autorevole oratore, che ha annunciato che nel prossimo lavoro si occuperà di Ipparco, è seguito un ampio e articolato dibattito anche in relazione all’approccio materialista e prettamente laico sulle risposte che Odifreddi dà, tramite Lucrezio, agli interrogativi più profondi della condizione umana. E voi lettori cosa ne pensate?

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