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Il primo maceratese di spicco della storia

Massimo Marco Clodio Pupieno divenne imperatore romano nel 238 d.C.
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Mario Monachesi

Mario Monachesi

 

di Mario Monachesi

Macerata ha visto nascere e crescere tante personalità ed altrettante ne continua oggi a vedere, ma quale sarà stata la prima figura di spessore che questa nostra realtà cittadina ha annoverato? Grazie ad un datato articolo di Giancarlo Liuti (Il Resto del Carlino del 19 aprile 1957), siamo forse in grado di stabilirlo. Sembra dunque trattarsi di Massimo Marco Clodio Pupieno (Marcus Clodius Pupienus Maximus), nato circa nel 178 DC da un’umile famiglia dimorante in contrada Popiano (l’attuale area situata tra San Giacomo e Madonna del Monte) ed incoronato nel 238, dopo la caduta di Gordiano I e Gordiano II, nientemeno che imperatore romano assieme a Decimo Celio Calvino Balbino. Il padre Massimo era un fabbro e la madre, Prima, una casalinga. Il citato articolo narra: “Quando esso nacque, un’aquila lasciò cadere dinanzi alla casa del fortunato fabbro una grossa quantità di carne di giovenca: gli astanti restarono molto impressionati dello straordinario avvenimento e nessuno osò toccare quella grazia di Dio. L’aquila volteggiò per alcuni minuti sopra le teste di quegli affascinati (ma evidentemente non affamati) contadini ed infine, visto che la carne non faceva gola ad alcuno, se la riprese, andandola a deporre sul vicino tempietto di Giove. Ciò suonò lieto presagio per la sorte del neonato”.

Massimo Marco Clodio Pupieno

Infatti, dopo circa trent’anni, Massimo Marco assurge alla più alta carica del tempo, e cioè ad imperatore di Roma. L’articolo ci indica inoltre che fisicamente Pupieno “fosse magro, alto, maestoso nel portamento e dotato di un profondo sguardo azzurro. Era severo, dignitoso, se pure molto brusco quando lo si contrastava e contegnoso. Fu soprannominato “il Triste”. La sua carriera nell’esercito romano lo vede all’inizio “primus pilus”, primo centurione di una legione e poi tribuno militare, pretore, proconsole di Bitinia, Grecia e Gallia Narbonense, console suffetto, ordinario ed infine “praefectus urbis”, guadagnandosi la fama di uomo severo. Combatté nell’Illirico contro i Sarmati Iazigi e poi, divenuto governatore di Germania, contro i Germani. Infine, il 22 aprile 238 viene eletto dal Senato imperatore, restando però in carica poco meno di tre mesi. Verrà ucciso il 29 luglio assieme al collega Decimo Celio nell’ambito di una sanguinosa congiura giunta sin dentro il palazzo imperiale. Catturati dai pretoriani, i due augusti furono portati nell’accampamento della Guardia e qui “macellati”. All’arrivo della guardia germanica, i pretoriani avevano già acclamato imperatore Gordiano III. Le monete (sesterzi) emesse nel loro breve regno mostrano, da una parte il volto di Massimo Marco e, dall’altra, due mani allacciate su altre due a voler simboleggiare il potere congiuntamente esercitato. Pupieno lascia tre figli: Tiberio Clodio Pupieno Massimo, Pupiena Sestia Paolina Cetegilla e Marco Pupieno Africano (che fu console nel 236).
Un’ultima curiosità: nell’atrio del palazzo comunale si può ammirare il suo cenotafio (monumento sepolcrale) che un tempo era sulla porta principale del monastero di Santa Chiara e che molto probabilmente fu rinvenuto in un fondo che il monastero stesso possedeva nell’ambito della contrada Popiano.

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