Il filmato su Enrico Mattei in onda all’Istituto Dante Alighieri

MACERATA - Dal video prodotto dall'archivio storico dell’Eni è partita una lezione per gli studenti sotto la regia della dirigente Rita Emiliozzi. Erano presenti i "ragazzi di Mattei", l’inviato Onu Emanuele Tacconi e il giornalista Maurizio Verdenelli
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Ivano Tacconi tra i ragazzi della Dante Alighieri

Ivano Tacconi tra i ragazzi della Dante Alighieri

Una splendida full immersion nel contemporaneo, un’indispensabile ‘appendice’ a tutti i manuali scolastici di storia che si fermano tuttalpiù alla seconda guerra mondiale e non spiegano l’attualità e i movimenti che l’hanno originata. “Potere e Petrolio. La Sfida di Enrico Mattei”, il filmato prodotto dall’archivio storico dell’Eni, è stato ancora una volta all’istituto comprensivo ‘Dante Alighieri’ di Macerata l’abbecedario, il testo audiovisivo di storia ed economia dal quale partire per una lezione tesa a capire ‘com’eravamo’ poco fa e come ‘siamo’.
La piccola ma necessaria rivoluzione copernicana (senza la quale la scuola resta una macchina polverosa destinata a fallire nell’obiettivo di creare una coscienza legata ai tempi nuovi) è stata attuata l’altra mattina nell’auditorium della ‘Dante Alighieri’ con insegnanti specialissimi, richiamati dal nome di Enrico Mattei. Per la regia intelligente e concreta della dirigente, professoressa Rita Emiliozzi, e della docente referente del Progetto Lettura, Maria Luisa Luchetti. Ai ragazzi di ‘terza’, dopo il filmato che introduceva un magmatico dopoguerra per arrivare, esattamente 51 anni fa, alla morte (e cioè all’assassinio) di un grande manager che faceva gli interessi del Paese (non i suoi), hanno ‘raccontato’ la loro irripetibile esperienza ‘i ragazzi di Mattei’.
Il produttore cinematografico Gioele Centanni (dell’ufficio di segreteria del fondatore dell’Eni), Giovanni Trecciola (a capo di tutte le campagne di perforazione nel mondo sotto l’egida del cane a sei zampe), Gilberto Cruciani (a tu per tu con i pozzi più profondi d’Europa), Sebastiano Gubinelli (del servizio rifornimento aerei), Ivano Tacconi (pontista). Con loro l’inviato Onu per l’emergenza siriana, Emanuele Tacconi, già dipendente Eni (in precedenza la scuola aveva ospitato, sempre nel nome di Mattei, Andrea Angeli) e il giornalista Maurizio Verdenelli, autore del libro “La leggenda del santo petroliere” (Ilari editore), testo cartaceo di questo ‘corso virtuale’ alla scoperta ‘non di una storia d’Italia –ha detto il giornalista- ma della stessa storia di questo Paese e dei perché dell’attuale crisi”.

La professore Rita Emiliozzi, Gioele Centanni, Maurizio Verdenelli

La professoressa Rita Emiliozzi, Gioele Centanni, Maurizio Verdenelli

Tante le testimonianze. “Strinsi la mano a Mattei a Gela dove lavoravo, quel 27 ottobre 1962, poco prima che salisse sul suo bireattore dov’era stata nascosta la bomba” ha raccontato Cruciani che vent’anni dopo, come sindaco di Matelica, intervenne a Roma in Campidoglio ad una cerimonia di anniversario. “La damnatio memoriae ancora era così forte che nessuno avrebbe pronunciato il nome di Mattei se non fosse stato per Vincenzo Gandolfo, che era stato a capo della segreteria del presidente e a lui devotissimo”. E Gubinelli: “Ero in servizio a Linate quella sera maledetta ad attendere un aereo che non sarebbe mai più arrivato. A me diedero la notizia dalla torre di controllo: ‘Agip, abbiamo perso il contatto…’. Non mi preoccupai più di tanto, succedeva talvolta. Invece… e pensare che Mattei si fidava solo di noi marchigiani. La sorella Maria me l’aveva detto qualche mese prima: ‘Enrico è tanto contento che siete voi, i suoi ragazzi marchigiani, a mettere le mani sull’aereo. Invece a Catania ci fu chi, distraendo la sorveglianza del pilota Bertuzzi, collocò il tritolo…”. “Fu una valigetta quella che esplose” ha detto Centanni, portando un elemento di novità nella vicenda di quelle ultime ore. E ai ragazzi ha indicato in Mattei l’altro grande maceratese, insieme con Leopardi e Padre Matteo Ricci, che illuminano la storia della nostra terra. ‘Monumenti dai quali prendere esempio”.

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Emanuele Tacconi

Da Emanuele Tacconi, invece, il racconto di un maceratese che sulle orme paterne e di Mattei ha voluto il mondo come scenario della propria vita, al servizio degli ultimi. “Sono felice di tornare in questa scuola, che mi ha visto suo allievo” ha ricordato l’inviato dell’Onu alla vigilia del suo ritorno nei campi di profughi siriani, minacciati ora da un’epidemia di polio.
“La lezione non termina qui” ha promesso la preside. E il campanello stavolta ha segnato la conclusione di ‘un’ora particolare’ (in verità l’intera mattinata) che tutti, ‘insegnanti’ e studenti, avrebbero voluto ‘allungare.

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Giovanni Trecciola, Sebastiano Gubinelli e Gilberto Cruciani

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