“Scuole a pezzi e metodi di insegnamento arretrati”

Manifestazione provinciale a Macerata, in occasione della mobilitazione studentesca nazionale
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Una manifestazione degli studenti in piazza Cesare Battisti

Gli studenti portano in piazza le loro proteste e proposte, a livello sia nazionale che locale. Per venerdì 11 ottobre, la Rete Degli Studenti Medi, in occasione della mobilitazione studentesca nazionale, hanno indetto una manifestazione provinciale a Macerata.

«Sono anni che una fortissima crisi affligge il nostro paese – scrivono  in un comunicato – creando problemi economici e sociali. Nel frattempo la nostra classe politica sembra produrre risposte sempre più inadeguate ad essa, risposte che hanno implicato, in questi ultimi anni, pesantissimi tagli al settore dell’istruzione. Noi studenti, noi giovani, pretendiamo di essere considerati per quello che siamo, cioè il futuro di questo paese: vogliamo tornare ad essere protagonisti del dibattito politico che riguarda il rilancio del paese, non subirne soltanto le conseguenze. E come investire nel futuro del paese se non finanziando e migliorando la scuola e l’università pubblica, le cui condizioni al momento sono tutto tranne che buone?

Dall’inizio della scuola fino ad oggi abbiamo indetto diverse assemblee per parlare con gli studenti di tutta la provincia dei problemi che ogni giorno riscontrano a scuola. Il più urgente è quello dell’edilizia scolastica. Moltissime scuole, sia di Macerata che dei paesi limitrofi, hanno problemi riguardanti le strutture. Ad esempio, nei giorni di pioggia ci sono infiltrazioni d’acqua nel Liceo Artistico Cantalamessa, tanto che sui muri sono presenti muffa e addirittura muschio. Altre scuole sono sprovviste di palestra, come l’IIS Filelfo. Ancora, spesso i laboratori sono troppo poco attrezzati e le aule sono troppo piccole per contenere il numero degli studenti per classe, che spesso arriva fino a trenta o più.

Un altro problema, forse meno palese, ma sicuramente altrettanto grave è quello della didattica: i metodi d’insegnamento praticati nelle nostre scuole si riducono spesso alla lezione frontale, mentre in tutti gli altri paesi europei a fianco ad essa sono usati metodi alternativi che coinvolgono maggiormente i ragazzi e permettono loro di andare oltre la semplice nozionistica. Arretrato è anche il nostro sistema di valutazione, che si limita al giudizio numerico, senza neanche fornire una spiegazione del perché ci è stato assegnato quel voto.

Infine, è preoccupante constatare che il diritto allo studio, in teoria sancito dalla Costituzione Italiana, è rispettato solo in parte. Costi troppo alti di libri, materiali e trasporti infatti non consentono a tutti gli studenti di portare avanti il loro percorso di studi in modo completo. Scendiamo quindi in piazza per chiedere maggiore attenzione ai problemi che affliggono la scuola pubblica e noi studenti, per chiedere che quei problemi vengano risolti, per rivendicare i nostri diritti e per proporre le nostre idee.

Chiediamo che vengano stanziati più fondi per l’edilizia scolastica. Che la nostra didattica sia aggiornata includendo metodi alternativi come il circle time o i tavoli di lavoro. Che la valutazione torni ad avere il suo originale scopo, ovvero quello di “attivare un processo di autovalutazione che lo conduca ad individuare i propri punti di forza e di debolezza e a migliorare il proprio rendimento” (Statuto degli Studenti e delle Studentesse, art. 2, comma 4) e non quello di classificarci con una cifra. Che il diritto allo studio sia un diritto effettivo, regolato da una Legge Quadro sul Diritto allo Studio nazionale. Che i costi dei libri e dei trasporti siano ridotti, tramite comodato d’uso per i primi e tramite delle convenzioni tra le province e le società che li forniscono per i secondi.

Questa data di mobilitazione, a cui parteciperanno ragazzi da quasi tutte le altre città della provincia, sarà per noi fondamentale, poiché siamo convinti del fatto che la manifestazione sia un importantissimo momento di democrazia, durante il quale si ha la possibilità di essere realmente “cittadini”, esprimendo la propria opinione su cosa non va nel proprio paese e presentando le proprie proposte alla cittadinanza tutta».



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