Un medico maceratese ai vertici
della ricerca scientifica globale

Massimo Tombesi è il chairman del centro studi che ha prodotto un lavoro sulle patologie cardiovascolari pubblicato sul "New England Journal of Medicine", la più prestigiosa rivista di medicina al mondo
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Il dottor Massimo Tombesi

Il dottor Massimo Tombesi

di Filippo Ciccarelli

Migliaia di maceratesi conoscono il dottor Massimo Tombesi come medico di famiglia, e forse non sospettano che, oltre all’attività ambulatoriale, il dottor Tombesi abbia condotto insieme ad altri suoi colleghi di medicina generale uno studio talmente approfondito ed accurato da meritarsi la pubblicazione sul New England Journal of Medicine. Per capirsi, tra le più importanti riviste scientifiche di medicina al mondo.  La ricerca che ha catturato l’attenzione degli accademici statunitensi è stata condotta dal Centro Studi e Ricerca in Medicina Generale, insieme all’istituto Mario Negri di Milano: non è il primo studio scientifico per i 58enne medico di Macerata, ma certamente è quello che ha ricevuto la pubblicazione più prestigiosa.

“Si tratta di un progetto che è partito circa nove anni fa, solo l’organizzazione ha richiesto un paio d’anni, mentre la sperimentazione vera è propria ne è durata cinque – spiega il dottor Tombesi – abbiamo voluto verificare se gli acidi grassi e gli Omega 3 avessero qualche livello protettivo nei confronti della patologie cardiovascolari, in soggetti a rischio ma non colpiti da infarto”.

Qual è stata la base che vi ha spinto a condurre questa ricerca?
“Diverso tempo fa l’istituto Mario Negri pubblicò uno studio in cui si sosteneva la tesi che gli acidi grassi e gli Omega 3, che peraltro sono in commercio e si trovano in farmacia, riuscissero ad evitare la morte improvvisa nei pazienti colpiti da infarto. Per questo abbiamo cercato di capire se ci fosse una sorta di effetto preventivo nei soggetti a rischio per malattie cardiovascolari, come quelli ipertesi, con colesterolo alto, fumatori, diabetici…”.

 

Il titolo dell'articolo

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Come è stata condotta la ricerca?
“Prima abbiamo contattato i medici di famiglia sul territorio nazionale. Stiamo parlando di 860 medici, sono serviti tre anni per reclutarli. Poi ci siamo occupati del campione e della sperimentazione: in tutto sono stati  osservati 12 mila pazienti, che hanno dato il proprio consenso ai trattamenti. A metà del campione è stato dato un placebo, cioè una capsula che non aveva nessun principio attivo particolare. Agli altri 6 mila invece sono stati somministrati gli acidi grassi e gli Omega 3: i pazienti però non sapevano se il farmaco che stavano assumendo fosse quello “buono” oppure il placebo. E abbiamo raccolto dati per cinque anni”.

Quali sono i risultati?
“L’ipotesi che acidi grassi e Omega 3 possano avere un qualche effetto di prevenzione sui soggetti a rischio di malattie come infarti ed ictus non è stata confermata. Confrontando i risultati ottenuti dal nostro campione, abbiamo visto che sono sovrapponibili quelli di chi ha preso il placebo e di chi ha invece preso la medicina. Parliamo di persone che erano già in cura proprio per via dei fattori di rischio, ed abbiamo visto che la sperimentazione non ha dato vantaggi alle terapie che già stavano seguendo”.

Lei è uno dei dirigenti del Centro Studi di Ricerca e chairman del Comitato Scientifico, quindi ha avuto una responsabilità principale nel redigere lo studio scelto dal New England Journal of Medicine: che sensazioni ha provato quando ha saputo che la vostra ricerca sarebbe stata pubblicata?
“E’ certamente una grande soddisfazione, perché parliamo della rivista più prestigiosa al mondo per la ricerca medica. E anche un orgoglio, perché abbiamo dimostrato come i medici di medicina generale, anche senza avere alle spalle dei centri di ricerca ospedalieri ma con il solo coordinamento di un comitato scientifico, siano riusciti a fare un lavoro di qualità molto rigorosa”.



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